Brand[i] esempio, Lapo

La lista dei 100 marchi aziendali di maggior valore nel mondo, compilata ogni anno dalla società di consulenza Interbrand, e pubblicata dal settimanale economico Business Week ne elenca 15 in relazione con il cibo: Coca Cola [1°], Mc Donald’s [8°], Pepsi [23], Nescafè [24°], Budweiser [26°], Kellogg’s [39°], Heinz [47°], Pizza Hut [63°], Nestlè [66°], Danone [67°], Kraft [69°], Smirnoff [88°], Moet & Chandon [92°], Starbucks [99°], Heineken [100°]. Nessuno di questi è tra i big winners dell’anno [e-Bay, Hsbc, Samsung, Apple, Ubs] o tra i big losers [Sony, Morgan Stanley, Wolkswagen, Levi's, Hewlett-Packard] nè tantomeno tra i debuttanti [Zara, LG, Bulgari, Hyundai, Google, UPS]. A fare meglio tra gli alimentari: Starbucks [+7%] Nestlè [+5%], Moet & Chandon [+5%], Smirnoff [+5%], e Mc Donald’s [+4%]. Ma come, non era questo l’anno di Super size-Me?
PS: principali tendenze–
MENO advertising sui consueti canali media [televisione e stampa generalista]
PIU’ varietà di mezzi [Internet, concerti, film, reality show, serie televisive, videogiochi, telefoni cellulari, e persino testi di canzoni]
MENO messaggi pubblicitari tradizionali
PIU’ ricchezza di contenuti. C’è una sottile linea ormai tra messaggio pubblicitario e entertaining [leggi: "The Hire", la popolare serie di minifilm visibili sul web, e griffati BMW].
MENO tecnologia complicata.
PIU’ design e semplicità d’uso [Apple i-Pod]
[Interbrand, Business Week, BMW Films]
da massimo
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