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Hot or Not/Vino: Territorio o McDonald’s?

HOT

null Il territorio. Se c’è un termine nel mondo enoico che abbonda, negli ultimi anni, è il territorio. E’ un vino del territorio, si sente il territorio, rispetta il territorio, oppure: non c’entra niente col territorio, non ha nulla del territorio. Sia chiaro, il principio di rispondenza al territorio è condivisibile. Capisco che piantare sirah a Trapani abbia qualcosa di perversamente modaiolo, e che quindi si debba bacchettare in nome del (fatemelo ripetere) territorio. Comunque, succede che qualche giorno fa apro in compagnia di amici l’Alna Rosso 2003 di Saffirio; è un merlot (90%) piantato a Monforte d’Alba, quindi in area Barolo. Quindi, zero territoriale. Per giunta, barrique bella potente. A me la bottiglia piace, moltissimo, confesso; però avreste dovuto vedere le occhiate dei miei amici col vino nel bicchiere: due o tre mi guardano con commiserazione/stupore/acredine: “ecco… a lui piacciono questi vini”. E un altro: “ma scusa… cosa c’entra questo vino con il territorio”. Eh, si, era vero: il territorio era rimasto fuori dalla barrique. In breve mi trovo in minoranza a godermi l’Alna. Alla fine mi attraversa un pensiero maligno: a quel tavolo eravamo, tutti, addetti ai lavori: io, un gestore di wine-bar, due commercianti di alimentari, un rappresentante; in un attimo, mi viene in mente che, normalmente, nessun consumatore finale, mai, mi ha chiesto un vino del territorio.

OR NOT

nullIl territorio. Se sento dire ancora una volta territorio, sparo. Io credo che sia anche la lettura di Peperosso ad innalzarmi la soglia polemica (e non si dovrebbe, lo so). Intendo la (fantozzianamente) tragica notizia dell’appalto della ristorazione delle Olimpiadi Invernali, finito a McDonald’s: se n’è parlato qui e qui. Ecco, fosse successo a Calgary, potrei capire; ma in Piemonte! Il Piemonte dei ragazzi di Bra, il Piemonte del Grande Autoctono, il Barolo.. il Piemonte del territorio, insomma. Cosa è successo, chi si è distratto? Eppure il mito del territorio, dico, son anni che ne parliamo… Ecco, mi riattraversa la mente il pensiero maligno: sono anni che parliamo di territorio, si, tra di noi: tra addetti ai lavori, più altri quattro gatti. Quanto contiamo, alla fine? Perchè non riesco ad avere ricordo di uno, dicesi uno, cliente che entrando in enoteca mi dice, salve, vorrei un vino, ma che sia del territorio? Per non dire dei nostri costosi enti pubblici che da un lato ci sfiancano di chiacchiere sul territorio, poi appaltano a McDonald’s eccetera, eccetera. Ma a chi interessa? Il fatturato mica lo facciamo noi quattro gatti, che miagoliamo del territorio. Per protesta, oggi apro con gli amici (probabilmente grati) il Dolcetto di Ovada 2003 di Giuseppe Ratto, cru Gli Scarsi; ruvido e ruspo, anzi territoriale. Non piace a nessuno, tranne a noi.

Fiorenzo Sartore

[Cari i miei winelovers, con questo pezzullo mi congedo da Peperosso fino a capodanno: arriva il periodo in cui l'enotecaro lavora, anziche' dedicarsi a ciò che preferibilmente gli si addice, cioè la vana chiacchiera. Ringrazio Max Bernardi per l'inusitata fiducia, e tutti gli aficionados del blog, e arrivederci a gennaio, a Massimo piacendo. E già che ci siamo, auguri.]

[JosettaSaffirio.com, Peperosso]

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nov  05
2
alle 04:30
da massimo

Ultimo commento:

di Fiorenzo il 01/1/70

Avevo gia' letto la tua rece sugli Scarsi; certo e' un rosso da aspettare. Ricordo un assaggio d...


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2 Commenti to “Hot or Not/Vino: Territorio o McDonald’s?”

  1. Filippo Ronco dice:

    Per quanto attiene al discorso sul territorio, io credo che anche un vitigno internazionale, in certe condizioni, possa essere un vino territoriale.

    Mi riferisco per esempio ad alcuni esemplari Siciliani, territorio – mi ripeto anch’io – sole e clima che non possono non incidere su un vitigno. Lo stesso accade in diverse regioni, zone, territori quelle in grado di conferire il proprio imprimatur a determinati vitigni.

    Dai, prendi tre merlot, uno veneto (che considererei quasi tipico per la lunga tradizione), uno friulano, magari da terreni ghiaiosi come quelli della zona di Aquileia ed uno Siciliano, giusto per saltare di palo in frasca. L’impronta che determinati terreni o – chiamale come vuoi – zone, microclimi, donano a certi vini li caratterizza a tal punto da non poter più parlare di “appiattimento internazionale”.

    Quanto al Gli Scarsi di Pino Ratto, potremmo dire che è l’evoluzione di quella bella ragazza giovane, fresca e formosa che rappresenta il Le Olive.

    Ad un giovane appassionato di amore e di donne, cosa consiglieresti di affrontare prima : una giovane della sua età, vivace, fresca e intraprendente o una donna sulla cinquantina, con qualche ruga grande esperienza e personalità ?

    Al Gli Scarsi si arriva per gradi (a capirlo intendo). E buona parte del lavoro deve farlo proprio la comunicazione (quella buona) del vino.

    Se poi t’avessi incuriosito :
    http://www.tigulliovino.it/appunti2/appunti_0634.htm

    Ciao, Filippo

  2. Fiorenzo dice:

    Avevo gia’ letto la tua rece sugli Scarsi; certo e’ un rosso da aspettare. Ricordo un assaggio di un grande formato del ‘78 (!) abbastanza stravolgente. Quanto all’internazionale, tutto vero, puoi essere internazionale e del territorio, e pure no. Il rosso di Saffirio ha poco del terroir e molto d’altro, ed e’ un altro che mi piace. Resta il problema: di territorio ne parliamo tra di noi, e il resto del mondo, invece, boh.

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