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Peperosso difende i gastrofanatici, uno spettacolo senza repliche

Peperosso che difende i gastrofanatici? Calma, è uno spettacolo senza repliche. Epperò ci chiedevamo se la conventicola enfatizzante che parla di vino e cucina con gergo cerimonioso e consentiteci, spesso ridicolo, dimenticando – secondo sprezzante accusa – che in fondo trattasi di pastasciutta, avesse qualche, pur modesto merito, nel boom del turismo gastronomico. Dove l’Italia, per dirne una, è prima nel mondo.

“Un turista straniero su due mette in valigia un acquisto enogastronomico. Tra i “souvenir” italiani cibo e vino sono quelli preferiti da portarsi a casa”.

“Il turismo enogastronomico” vale 5 miliardi di euro, e per il 68% degli stranieri lo shopping alimentare è tra i fattori di scelta di una destinazione turistica”.

“Tre italiani su quattro (71%) preferiscono la spesa in una delle centomila imprese agricole aperte al pubblico”.

Se le ricerche, per definizione, vanno prese con le molle [a riferire gli esaltanti numeri è quella commissionata da Coldiretti all'Istituto Piepoli-Leonardo-Ice], non è peregrino ipotizzare i benefici effetti prodotti dal tam-tam della spocchiosa conventicola sullo sviluppo di 149 prodotti a denominazione di origine, oltre 400 vini a denominazione o indicazione geografica, e 4100 prodotti agroalimentari preparati secondo le ricette della tradizione. 1.200 tipi di pane, pasta e biscotti, 1.148 verdure fresche e lavorate, 695 fra salami, prosciutti, carni fresche e insaccati di diverso genere, 451 formaggi e 139 bevande tra vini, liquori e succhi. Anche questi, in fondo, sono numeri da record, perlomeno a livello di comunità europea.

Sempre di pastasciutta parliamo d’accordo, ma molto ben condita, a occhio!

[TGFin]

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ago  05
23
alle 12:13
da massimo

Ultimo commento:

di il 01/1/70

Perchè non ci aiuti un po' a definirlo, Angelo, il concetto di turismo gastronomico?


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2 Commenti to “Peperosso difende i gastrofanatici, uno spettacolo senza repliche”

  1. Angelo dice:

    … magari se ci si chiarisse sul significato “turismo enogastronomico”… qui basta un inglese ad acquistare una boccia di vino e già si parla di business del t.e.

    Mica per altro, solo che per analizzare un fenomeno è meglio definirlo.

  2. Anonimo dice:

    Perchè non ci aiuti un po’ a definirlo, Angelo, il concetto di turismo gastronomico?

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