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Peperosso al Vinitaly: ipse dixit

nullVenerdì, ore 21:22 -- Incredibile ma vero. Le parole definitive su Mondovino arrivano da Slowfood. Ma le sorprese non sono finite. A pronunciarle è il più defilato dei luogotenenti, non un Carlin Petrini, insomma. Nella discussione seguita alla proiezione del film di Jonathan Nossiter qui al Vinitaly, Giacomo Mojoli ha detto testuale: "Il giornalismo del vino è finito [...] ruotare un bicchiere e discutere delle caratteristiche organolettiche di un vino è ormai un tipo di comunicazione finita". Incredibile, sembrava di leggere Peperosso. Allineato Sandro Sangiorgi direttore di Porthos: "Per il giornalismo del vino è arrivato il momento di cambiare, distinguendo nettamente fra marketing e critica enologica, nel senso che devono scomparire le attuali collusioni con la produzione". A proposito, tra gli stand era tutto un parlare delle carinerie rivolte oggi da Aldo Grasso al Gambero Rosso Channell sul Corriere. Tra le altre: "i servizi assomigliano fin troppo alle promozioni (quelle che Chiambretti chiama "markette")

Andrea l’interno.

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apr  05
8
alle 09:40
da massimo

Ultimo commento:

di Tommaso il 01/1/70

Ogni volta che apprendo queste cose sono contento di avere coi miei colleghi solo contatti ridott...


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2 Commenti to “Peperosso al Vinitaly: ipse dixit”

  1. Antonio Tombolini dice:

    Anche questa storia delle markette (Grasso le rimprovera al GRC, tutti gli enogastronomi sedicenti o in servizio permanente effettivo le rimproverano a tutta la stampa, alle guide, ecc.) e’ ormai un vezzo.

    Il problema vero e’ nella separazione che si e’ voluto artificialmente creare tra il momento del “racconto” del prodotto (qualunque esso sia), della sua descrizione, divulgazione, valutazione, e il momento della “vendita”. Attribuendo nobilta’ d’intenti al primo momento, e caricando d’ogni turpidune il secondo.

    E’ tempo allora, anche per la comunicazione di queste cose, che i due momenti si saldino, come ai tempi dei mercanti rinascimentali, capaci di narrare le meraviglie dei loro prodotti non meno che di venderli al meglio, senza che nulla avesse il “sapore” della marchetta piazzata subdolamente.

    E’ tempo insomma che uno che abbia quelle caratteristiche (un mercante sapiente, per cosi’ dire, per esempio io) possa avere una tribuna adeguata, da cui mostrare come si possa parlare, raccontare, dialogare e vendere in un tutt’uno, nell’ambito di un rapporto trasparente e dichiarato.
    Si’, il futuro e’ nella televendita. Ben fatta, di classe, ma nella televendita.

  2. Tommaso dice:

    Ogni volta che apprendo queste cose sono contento di avere coi miei colleghi solo contatti ridotti al minimo indispensabile.

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