E chi sarebbe adesso questo Alberto Cauzzi, che ci dice la sua sul sistema di voto della guida?
Dunque, sono un lettore di Peperosso, primo auto-candidato al comitato scientifico, per dirla grossa, della guida online di cui si sta vagheggiando qui. Massimo Bernardi, editor di Peperosso, mi ha chiesto di buttar giù una traccia di lavoro sul possibile funzionamento del sistema di voto della guida. Ci provo.
Si potrebbe partire osservando da vicino la guida online (e di carta) più seguita negli Stati Uniti: “Zagat“. Gli spunti originali rispetto ai modelli europei non mancano. Eccone alcuni:
• E’ una guida realizzata sul modello dei consensum forum, quindi è la guida dei consumatori. Ogni iscritto, utilizzando il metro di valutazione predisposto da Zagat può contribuire al giudizio finale.
• Il voto si esprime attraverso quattro indicatori: 1) cibo, 2) ambiente, 3) servizio, 4) costo. Ciò significa che in seguito, si possono svolgere ricerche per ognuno dei singoli indicatori.

• La (breve) recensione del locale che appare sulla guida viene scelta tra le migliori dei partecipanti al voto.
Ognuno dei tre indicatori (cibo, ambiente, servizio) è valutabile attraverso una scala in 30esimi. Il prezzo, cioè il quarto indicatore, è valutabile per fasce di costo. Nell’esempio qui sotto ho già trasformato i dollari americani in euro.
Da 26 a 30 : Formidabile/quasi perfetto
Da 20 a 25 : Molto buono/Eccellente
Da 10 a 15 : Buono/Molto Buono
Da 10 a 15 : Appena Sufficiente/Discreto
Da 0 a 9 : Insufficiente
E Sotto i 20 Euro
EE Tra i 20 e i 35 Euro
EEE Tra i 35 e i 60 Euro
EEEE Tra i 60 e gli 90 Euro
EEEEE Tra i 90 e i 120 Euro
EEEEE* Sopra i 120 Euro
Un indicatore che nella nostra guida non dovrebbe mancare, secondo me, e che invece manca nella “Zagat”, è quello per la cantina. Da non valutarsi attraverso i canoni classici utilizzati, ad esempio, dal “Gambero Rosso”. La valutazione in 30imi della cantina potrebbe essere organizzata con questa logica:
Da 26 a 30 : Cantina con ottima profondità di annate e rapporto Q/P corretto (ricarichi medi non oltre il 100%)
Da 20 a 25 : Cantina con buona/ottima profondità di annate e rapporto Q/P corretto (ricarichi medi non oltre il 100%)
Da 10 a 15 : Cantina con medio-bassa profondità di annate e rapporto Q/P corretto (ricarichi medi non oltre il 100%)
Da 10 a 15 : Cantina con profondità variabile (ottima-media-bassa) di annate e rapporto Q/P alto (ricarichi medi oltre il 100%)
Da 0 a 9 : Cantina con profondità variabile (ottima-media-bassa) di annate e rapporto Q/P disastroso (oltre il 200%)
Nella valutazione della cantina insomma, pesa di più il corretto rapporto Q/P, rispetto alla profondità (intendo: tipologia di vini e annate).
Tra l’altro, grazie agli indicatori in 30esimi, si può anche esprimere un voto in 90esimi stile “Gambero”, ottima sintesi della qualità del locale. Infine, visto che ci siamo, mi porto avanti col lavoro, e suggerisco due premi speciali: uno per i locali che privilegiano il rapporto Q/P, l’altro per gli chef che prparano piatti che ci emozionano (stile il “Sole” che la Guida Veronelli utilizza per i vini).
Ecco, avrei finito per adesso.
[Zagat.com] Immagine: Zagat
Visualizza / Lascia un commento







settembre 28th, 2005 at 14:16
Quindi se ho capito bene metteresti cibo, ambiente e servizio sullo stesso piano?
Mettiamo che un ristorante abbia :
cibo 17 (cucina mediocre)
servizio 26
ambiente 26 (classico locale per vip)
totale 69
un altro abbia:
cibo 25 (ottima cucina)
ambiente 22
servizio 22 (ambiente familiare senza tanti fronzoli e salamelecchi)
totale 69
mi sembre che per un amante di gastronomia il secondo sia decisamente più consigliabile.
Per questo motivo, come fa il gambero rosso, nel voto finale darei più importanza alla cucina
Solarolo
settembre 28th, 2005 at 14:57
Penso anche io che la cucina dovrebbe avere un peso maggiore delle altre voci. Poi chi ricerca una cantina esagerata o un ambiente particolare pùò andare a “spulciare” le singole votazioni. Il voto finale (che forse è il più importante) non pùò essere influenzato allo stesso modo da tutte le voci.
settembre 28th, 2005 at 16:59
in effetti solarolo ha ragione.
Se si vuole effettuare per ogni singolo ristorante una summa delle varie voci (cucina, ambiente, servizio, cantina) deve essere diversamente bilanciato il peso di ogni singola voce, sicuramente non debbono avere la stessa “portata”.
in tal caso io proporrei fino a 50 per la cucina, 20 + il bonus q/p per la cantina, 15 per l’ambiente, 15 per il servizio.
E’ evidente che su tal punto, sulla importanza, cioè, da dare ad ogni singola voce, si dovrebbe discutere più approfonditamente.
Se, invece, si voglion lasciare le singole voci separate, allora i voti in trentesimi possono essere utilizzati per tutte le voci (ma potrebbero, in tal caso, essere in decimi, così come in ventesimi, così come in cinquantesimi, per esempio).
Riguardo alla cantina io proporrei di utilizzare una duplice valutazione: la prima riguardante il numero delle etichette disponibili e la profondità di annate(pinchiorri avrebbe in tal caso il top del punteggio), ad esempio in ventesimi (caso di prima, pinchiorri otterrebbe 20/20) ed la seconda un bonus per i prezzi bassi, ad esempio fino ad un max di 5 punti: quindi sarebbe 0 punti per pinchiorri, 4 per pierangelini, 1 per perbellini e così via…che si andrebbe a sommare al punteggio precedente: pinchiorri 20+0=20 Pierangelini 18+4=22.
settembre 28th, 2005 at 18:10
….a me tutto quello che scrivete ricorda la votazione della guida del gambero rosso seppur con qualche sfumatura.
Non vi viene in mente niente di più originale per differenziare il prodotto dagli altri?
Poi, se non ricordo male, Marchi è contro la sommatoria delle pere con le mele e non ha tutti i torti.
Internet rispetto alla carta stampata vi mette a disposizione dei mecanismi diversi da poter utilizzare. Usateli.
Buon lavoro,
Mucca
settembre 28th, 2005 at 18:35
Buoni i contributi di tutti … tranne quelli di Mucca troppo criptici. E’ vero che la tipologia di valutazione molto simile a quella del GR ma ho anche detto che a mio avviso è il metodo migliore elaborato sino ad ora. Dai Mucca dacci il tuo contributo ! Io personalmente lo ritengo molto prezioso.
settembre 29th, 2005 at 09:22
il gambero sì, la migliore ma non valorizza in pieno la cucina e i bonus sono un trucchetto per le tre forchette
al ristorante si mangia, poi si può pure bere.
a ’sta sera
settembre 29th, 2005 at 09:32
difatti il bonus lo escluderei come voce singola e lo abbinerei solo al rapporto q/p della cantina.
è anche ovvio che le proporzioni delle singole voci devono essere ben studiate, anche se, per conto mio, ambiente e servizio sono di importanza fondamentale per vivere l’esperienza gastronomica appieno.
Riguardo alla cantina sono d’accordo con Marchi che ha una importanza di gran lunga inferiore alla cucina nell’ambito di una valutazione. Se un ristorante avesse 1000 etichette e bottiglie in carta da 1000 euro penso che non importerebbe al 99% dei lettori.
settembre 29th, 2005 at 12:15
Sarà che io a scuola non ero un fenomeno in matematica, ma andavo meglio in italiano e storia…a me tutti ’sti arzigogoli da bilancino dello speziale mi convincono poco (detto con rispetto s’intende).
Non vorrei scimmiottare la Michelin, ma credo che, per un locale, indicare due o tre categorie di appartenenza sia più che sufficiente.
Nella mia sensibilità un locale si può dividere più o meno così.
*Sei ancora seduto a tavola e già vedi piatti che non vedi l’ora di tornarci per provare o riprovare.
*Stai uscendo dal locale e vorresti già tornare indietro ad inversione di marcia gourmand.
*Esci e dici: beh, se passo da queste parti ci torno o lo consiglio agli amici.
C’è una quarta categoria, quella che ti lascia indifferente. Lo segnali, per dovere di informazione, ma nulla più.
Volete anche la quinta, quella del “mai più”? Fa un po’ Raspelli, e allora, pollice verso (rosso, in tema di peperoncino).
E’ vero: cucina, cantina e ambiente meritano valutazioni separate, ma, poichè il gusto è personale, ognuno può darvi un peso diverso, non solo a seconda del suo gusto,ma anche del momento contingente in cui deve fare una scelta.
p.es. se dovete “intortare” la bionda di turno, mettete pure da parte cucina e cantina, puntate a far bingo sull’ambiente anche perchè, considerati gli scenari sperati e auspicabili, forse siete i primi a considerarli meno strategici.
Ecco allora che:
CUCINA
3 Peperoncini
Grande Cucina. Sei seduto a pranzo e ti troveranno lì anche a Cena
2 Pep.
Ottima Cucina. Alla prima occasione ci torno apposta
1 Pep.
Quando tornerò in zona, qui ci vengo di sicuro o ci faccio comunque un pensiero specifico
CANTINA
3 Fiaschi
Cantina notevole ed originale, o per profondità di annate o per rappresentatività di etichette della zona (quindi possibilità anche di Cantina Low Cost, Bordeaux free…)
2 Fiaschi
Ottima cantina, professionale, anche se manca il colpo di genio (riferito ai due aspetti suindicati)
Sono quelle in genere in cui ci si mette più capitale che passione o che ti compilano i vari Brovelli, Meregalli o delegati minori di zona…
1 Fiasco
Cantina normale, ma che non fa sfigurare la Cucina
AMBIENTE
Si può scegliere l’icona che si vuole.
Magari a sfondo erotico, che ci sta sempre bene.
3 Rose
Anbiente talmente bello che può distrarre dalle pur ottime proposte di cucina e/o di cantina
2 Rose
Ambiente curato, professionale, in cui nulla è lasciato al caso.
1 Rosa
Locali normali, da cena d’affari più che da locale in cui chiedere la mano per sempre (o anche solo per una notte – della serie o la va o la spacca)alla bella di turno.
Infine un’ultima considerazione.
)
Tutta l’esplosione di iconografie, simboli, simboletti che ultimamente ha visto uno zibaldone di creatività grafica sulle varie guide cartacee è dovuta anche alla necessaria compressione delle gabbie editoriali, per cui una scheda può essere di 2.3.4000 battute, ergo dire poco o nulla (ecco anche perchè c’è bisogno di supportare selezione di guidizi su base di percentili assortiti).
Ma, tornando al punto iniziale, che il Gusto è soggettivo e il suo metro può pure cambiare nella stessa persona a seconda degli umori, delle pulsioni e dei bioritmi, teniamo presente la straordinaria opportunità offerta dalla rete (almeno per come l’ho vissuta sino ad ora io attraverso i mezzi che ho potuto utilizzare) in cui le briglie, le camicie di forza espressiva delle varie gabbie non ci sono o possono essere molto attenuate.
Opportunità interessante anche perchè, non essendovi l’anonimato delle varie griffe editoriali, espone in prima persona l’eventuale avventore re-censore ad usare e saper calibrare con buon gusto passione, competenza e desiderio di comunicare il suo messaggio.
Così parlò Sararlo.
settembre 29th, 2005 at 12:54
Caro Alberto,
In tutta sincerità credo che il punteggio sia l’ultimo dei problemi logistici di cui mi occuperei invece noto, senza stupore, che tutti gli interventi ruotano solo attorno al benedetto voto che molti non vedono l’ora di attribuire al mal capitato ristoratore.
Io la prima cosa che mi chiederei per mettere a punto una guida ai ristoranti on line è decidere la fascia di pubblico alla quale rivolgere il prodotto.
Una volta fatta una cernita di potenziali lettori cercherei di decidere quale fascia di ristoranti pubblicare. Una guida gastronomica solitamente recensisce ristoranti che vanno dalla trattoria all’osteria, dal ristorante medio al top restaurant equamente distribuiti sul territorio nazionale.
Quindi il primo problema è la garanzia di fare una guida che riesca a coprire l’intero territorio nazionale.
Una volta deciso la fascia di locali da recensire mi preoccuperei della credibilità della guida. Maggiore credibilità avrà il prodotto e molti più saranno i potenziali lettori.
La credibilità la si acquisisce con la saggia compilazione della scheda dei singoli ristoranti. Il problema arriva quando iniziano ad arrivare schede via e-mail di personaggi poco conosciuti nel web che recensiscono favorevolmente diversi ristoranti sconosciuti. Li ci sarà l’incognita della sola appollaiata dietro l’angolo perché potrebbero trattarsi di giudizi dati dagli stessi ristoratori o amici dei ristoratori.
Il fruitore della guida rischia di prendere di quelle accantonate tremende, con il rischio di compromettere la credibilità della stessa guida.
In rete sono già presenti dei modelli di guida on line aggiornate anonimamente dagli utenti stessi dei ristoranti e leggendo i commenti e i giudizi che danno, è inaffidabilità allo stato puro.
Ora mi dirai che questi ristoratori saranno smascherati dagli utenti, ma io ho i miei dubbi che Fiorillo seguirà l’ottima segnalazione del ristorante Mariuccia a Pinarella di Cervia, mentre il fruitore normale della guida prenderà una sola che lo indurrà a prendersela con la guida. Più sole di ristoranti poco conosciuti si prenderanno e più si comprometterà la credibilità dell’intero progetto.
A Roma, se non ricordo male, ci fu l’esempio di una votazione anonima dei migliori ristoranti e casualmente la Pergola non si è nemmeno posizionata tra i primi 10 ristoranti e questo la dice lunga sull’affidabilità del popolo. E delle classifiche dei ristoranti romani di M.d.R? Ne vogliamo parlare?
Riluttanza allo stato puro.
Insomma, io già non mi fido di alcuni nomi che prenderanno parte al progetto, figuriamoci perché dovrei fidarmi di benemeriti sconosciuti dal palato molle. Il rischio è quello di fidelizzarsi un lettore riluttante come gli ex utenti di mdr che credo che sul forum del gambero abbiano ampiamente dimostrato quasi tutti di non capirne una bella mazza di enogastronomia.
Avete parlato diverse volte dalla Zagat ma qualcuno di voi ha mai visto il questionario da inviare alla guida contenete i dati del locale recensito? Avete idea di come vengano recensiti i locali?
Oppure si è preso spunto da un modello di cui non si conoscono i meccanismi tecnici per utilizzarli in maniera più casereccia?
Ecco, prima di iniziare a pensare a come valutare i ristoranti mi porrei dei problemi logistici della stessa.
Considerando che oggi esistono diversi forum di discussione gastronomici per farsi consigliare un ristorante in tempo reale da persone che magari si leggono abitualmente e ci fida mi spieghi perché dovrebbero fidarsi di benemeriti sconosciuti che giudicano dei ristoranti?
Mucca
settembre 29th, 2005 at 14:08
Mucca, sei stato un perfetto avvocato del diavolo, inviduando i principali lati deboli di un’idea che comunque, a mio avviso, si presta a qualche riflessione.
Se permetti rilancio.
La selezione delle penne-web può essere discrezionale, è vero, così come può essere aperta ai vari contributi anche di personaggi sino ad ora web.riluttanti.
Chi ci investe su questo progetto, ovviamente e legittimamente, si aspetta un ritorno economico nel breve-medio-lungo.
Il “mercato” è caotico, non bene definito, ad alta volatilità.
Io la vedo così.
Punto primo:
Acquisire credibilità
Punto secondo:
Acquisire visibilità e quindi possibilità di vita autonoma.
Credo sia difficile, per ognuno di noi, seguire l’universo web in materia.
Io, ad esempio, non seguo il Forum del GR. perchè lo trovo complicato come fruibilità immediata (un colpo d’occhio e via per vedere se ci sono novità interessanti); navigo meglio su IDR (anche se ultimamente è un po’ fiaccotto), seguo alcuni Blog, ma sicuramente ne perdo qualcuno di interessante.
In fondo, il buon Filippo Ronco con TigullioVino, pur limitandosi a IDR, a creato una sorta di Guida/Archivio, con i suoi pregi e senz’altro i suoi limiti. Per ogni Autore ha chiesto, all’inizio, l’autorizzazione preventiva a “pescare” da IDR le varie Rece.
Ecco, nel progetto di Pepe-Guida, io vedrei, all’inizio, una sorta di Reader’s Digest sull’argomento, ripescando da vari Siti/Blog/Forum/ quant’altro, scritti che possono essere di interesse generale. Ovviamente previa autorizzazione dei singoli, perchè tanto non credo vi siano copyright in rete nelle forme naturalmente in uso comune per noi.
Conseguentemente si può raggiungere una prima credibilità, nel senso che si raccolgono, in un unico punto di interesse, schede, opinioni, di personaggi conosciuti e con una loro credibilità acquisita o in progress.
A questo punto assumere visibilità in proprio e’ un ulteriore passo i cui tempi e modi si svilupperanno in base alle indicazioni nel frattempo pervenute dalla operatività della prima fase.
Anche l’aspetto economico, conseguentemente, si modulerà sul fatto di voler essere una finestra aggiornata sul mondo dei Gourmet, della ristorazione, e non un affiche di marchette assortite quale già facilmente reperibile e a iosa se qualcuno ha voglia e tempo da perdere mous-ando un po’ qua un po’ la.
That’s in my opinion, of course. Sararlo.
settembre 29th, 2005 at 16:06
Caro Mucca,
Grazie per il prezioso contributo. Le tue riflessioni, oltre che pertinenti, mi hanno seriamente stimolato ad una profonda analisi sull’organizzazione e struttura dell’iniziativa.
Condivido pienamente che la focalizzazione sul metro di valutazione (anche se il post iniziale prevedeva proprio un confronto in questa direzione) è l’ultimo dei problemi che ci dobbiamo porre. Proverò quindi a recepire i tuoi stimoli ed a cercare, se non risposte, quantomeno approfondimenti di riflessione.
Punto primo : Qual è il nostro pubblico e cosa vogliamo comunicare? E’ importante costruire un “piano editoriale” serio e ben focalizzato. E’ fondamentale sviluppare l’idea prima di tutto nella stesura del target di riferimento a cui ci rivogliamo, dei principali temi che vogliamo trattare, di cosa vogliamo comunicare e di come intendiamo farlo. E’ fondamentale avere una idea ben chiara di quali tipologie di locali recensire, di come gestire il comitato di redazione e cioè il gruppo degli auto-candidati, di quali sono i punti di attenzione da porre nella valutazione del locale e di quali sono gli aspetti da evidenziare ed esaltare maggiormente. Un piano editoriale serio che preveda, con la profondità minima di un anno, tappe e luoghi da visitare e definisca gli aspetti editoriali correlati. Questo sforzo non può essere che compito di Massimo Bernardi, responsabile dell’iniziativa, che dovrà stendere queste linee guida e sottoporcele per avviare un confronto costruttivo in merito (al più presto direi).
E’ fondamentale questo tipo di approccio soprattutto per un’iniziativa che non parte con la possibilità di una capillare rete ispettiva (di professionisti e di conseguenza molto competenti ma anche focalizzati) e che quindi rischia di generare informazioni a macchia di leopardo e soprattutto troppo esposte a critiche ed errate interpretazioni. Vero è che uno dei nostri punti di forza è l’iper-dilettantismo dei partecipanti all’iniziativa ma questo dilettantismo non può e non deve sfociare nel pressappochismo. Dobbiamo operare professionalmente nella recensione e quindi aver ben chiara la visione strategica del piano editoriale e del percorso che abbiamo intrapreso. In pratica dobbiamo essere “strutturati“ nella costruzione dell’iniziativa. Questo sicuramente risulta più difficile in queste condizioni : Ognuno di noi si pagherà la propria cena. Chi sarà di noi veramente disposto a sottostare a regole del tipo entro il prossimo mese visita questo posto o quest’altro oppure pronto a mettere in discussione il proprio voto e/o la propria recensione ed esporla preventivamente al giudizio degli altri partecipanti all’iniziativa ? Insomma chi è disposto a mettere da parte il proprio ego (se non fosse così non avrebbe iniziato a scrivere di ristoranti!) ed assecondare così tanto la propria passione (perché di questo si tratta per noi) piegandola a regole e vincoli che sino ad ora non avevamo subito? Siamo veramente pronti ad affrontare tutto questo? E soprattutto AGGratis ! … Anzi pagando di tasca nostra il lavoro per altri !
Vero è che l’iniziativa parte con entusiasmo e la giusta dose di spregiudicatezza e che il media utilizzato (internet) ci consente di avviare questa esperienza a basso costo ma è altrettanto vero che, come Mucca ci aiuta a riflettere, senza una chiara direzione da perseguire e senza un minimo di strategia ed organizzazione non si va da nessuna parte. Organizzazione significa regole e regole significa un modo diverso di porsi rispetto a quello a cui ci siamo abituati sino ad ora. Siamo veramente disposti a farlo ?
A voi la palla …
settembre 29th, 2005 at 18:31
io, innanzitutto, credo che il cosiddetto comitato debba essere formato da persone che abbiano un minimo di esperienza, intendendo per tale una conoscenza quantomeno approfondita della ristorazione nazionale. Per giudicare buono un ristorante devo sapere cosa significa e da chi è rappresentato l’optimum in Italia, devo cioè avere delle pietre di paragone. E’ ovvio che chi per diletto visita numerosi ristoranti, ma tutti di livello medio-basso, non avrà un chiaro concetto di cosa possa essere eccezionale, cosa ottimo, cosa buono…ma credo che sia piuttosto complicato trovare numerosi non-professionisti con tali caratteristiche.
Io credo che questo, al di là dei voti, sia il problema principale.
Riguardo al target di pubblico, questa è una scelta che spetta a Bernardi. Se deciderà di visitare anche la pensione Pinuccia a Pinarella di Cervia si rivolgerà ad una certa fascia, se deciderà di visitare Marchesi si rivolgerà ad un’altra…
Comunque credo che la capillarizzazione del territorio sia impossibile con poche decine di persone, che, peraltro non lo fanno per mestiere, e che, pertanto, non possono che dedicare quel poco di tempo libero che il lavoro di ciascuno permette.
Insomma bisognerebbe recensire a macchia di leopardo. Non vedo altra soluzione, soprattutto se le rece non venissero remunerate.
Ad esempio un toscano difficilmente andrebbe, a proprie spese, a recensire da fiore di venezia.
Questo, ovviamente, per i non-professionisti costituirebbe soltanto un hobby, che come si sa, si coltiva nei ritagli di tempo.
I limiti ci sono, ma ragionando potrebbero essere superati.
settembre 29th, 2005 at 20:09
Il Target…già, il Target.
Allora, dipende se si vuole clonare/emulare/far-vedere-che-sono-più-bravo-io rispetto a modelli già esistenti, o se si vuole individuare una nicchia nuova che il mezzo può permettere, soddisfando quelle aspettative insoddisfatte di chi bazzica il web non per chattare di cazzeggi gastro-informatici e nemmeno quelli che cliccano tanto per cliccare sui Risto a 20 Euro/20 portate.
A mio avviso uno spazio c’è, chiamiamolo degli orfani di “Gran Gourmet” 1° versione.
*Gente che conosce bene l’alta ristorazione, ma a cui va stretta la Michelin, pur se ne riconosce l’autorità storica; anche se cambiano le preferenze, ad esempio verso le altre Guide, permane il desiderio di qualcosa di nuovo o di integrante e più agile nei tempi, più approfondito nei contenuti
* Palati che, pur conoscendo Vissani o Marchesi hanno anche il naso da tartufo, la curiosità, di scoprire qualcosa di non scontato o di smontare faciliti miti autocelebranti.
Cito ad esempio: La Locanda del Gelso, molto valutata l’anno scorso, con doppia delusione da parte di palati amici e fidati quest’anno.
Fra le scoperte: sono curioso di vedere come verranno quotati a breve, qui nella mia zona, il Veneto centrale, due locali ancora poco conosciuti sul cartaceo, sino ad ora, ma presenti sul web. Dal Vero, a Badoere di TV e Cà Daffan, Arzignano, Vicenza.
Questa vocazione tartufaia era ben rappresentata dalla rubrica “Saranno famosi” curata da Luigi Cremona sul defunto Gran Gourmet 2.
Quindi, anche ricollegandomi a quanto detto da Fabio Fiorillo, alta ristorazione sì, ma attenzione alla fascia media, quella che potrebbe diventare alta domani.
E non disdegnare nemmeno altre realtà, magari più modeste all’apparenza, ma con cucina di sostanza, di storia, di cucina vera, insomma.
E poi vi è anche l’altro aspetto. Quello di non fare schede preoccupandosi di dare punteggi, accapigliandosi su percentili che lasciano il tempo che trovano: ma raccontare storie di uomini, di piatti, che su di una normale guida non puoi descrivere e che, a parte forse Monsieur o Spirito di Vino, anche sulla stampa periodica non sempre appaiono.
Ecco, messa in fretta, qualche impressione.
Sul reclutamento confermo la mia proposta di una piramide che parta dal basso, selezionando inizialmente quanto viene proposto di volta in volta su altre realtà già esistenti…ma, qui, basta andare a rileggere qualche post fa.
Hasta Luego.
Sararlo..
settembre 29th, 2005 at 20:59
Ciao Giancarlo,
tengo a precisare che non intendevo dire che bisogna recensire unicamente i top, ci mancherebbe, le piccole realtà locali promettenti ben vengano…il mio discorso era incentrato, invece, sul background di ogni possibile recensore.
Se io, tanto per fare un esempio, non fossi mai stato da vissani, alajmo,guido,don alfonso et similia ma solo in trattorie o ristoranti senza pretese ma avessi ugualmente una grande passione, qualora peperosso mi mandasse a recensire arnolfo non credi che la mia opinione potrebbe essere poco affidabile non avendo avuto altri riscontri od esperienze analoghe?
questo era il punto.
fermo restando che anche chi ha maturato esperienza sul campo può avere gusti totalmente differenti dal pubblico che legge…ma almeno si parte da un punto più alto.
settembre 30th, 2005 at 06:47
Fabio, avevo perfettamente compreso il tuo messaggio, ho solo cercato di dargli un estensione maggiore per quello che era il mio punto di vista
.
Ciao. Sararlo.
settembre 30th, 2005 at 09:17
E se una volta il “comitato” si riunisse dal vivo? Ci sarebbe la possibilità di conoscersi e di parlare con calma di tutto ciò che serve a far partire questo progetto..Io la butto li..
ottobre 1st, 2005 at 10:47
Come da titolo del messaggio, qui si doveva discutere di “Sistema di voto”. Non perchè non ci siano altre cose di cui parlare quando si mette mano a un progetto del genere, ma per procedere con ordine. Ma ancora una volta Mucca ha sentito, incontrollabile, il bisogno di rubare la scena, e di parlare d’altro. Peccato, perchè alcune cose tra quelle che ha detto parlando d’altro erano interessanti. Ad ogni modo, io sono dell’idea che il sistema di voto, e tutte le pippe che ne conseguono siano un male, vero, ma un male necessario. E trovo che in merito, le cose venute fuori siano interessanti. Continuiamo a parlarne in privato. Per adesso grazie.
ottobre 1st, 2005 at 12:43
Ciccino Bernardi non è che io abbia voluto rubare la scena agli altri è stato Cauzzi a tirarmi in causa e per gentilezza nei suoi confronti, non ho saputo resistere. Mi sono appartato nel tuo blog, ho roteato su me stesso lanciando in aria la mia borsetta pezzata versione vintage in pelle di vacca e mi sono trasformato in Wonder Mucca. Lo sai che dove c’è riluttanza c’è una wonder Mucca pronta a difendere i consumatori.
Per il momento prima di difendere i lettori, mi limito a mettere in guardia i tuoi “fidi” collaboratori, dal tuo business ovviamente
Wonder Mucca!
ottobre 2nd, 2005 at 09:54
Accidenti, mi assento una settimana e trovo risolto il quizzettino (complimenti a fiorillo) ma soprattutto trovo questo interessante discussione che spero arriverà a qualcosa di concreto; continuate così che tifo per voi !!
Leo
ottobre 2nd, 2005 at 12:17
Tu-ti-chiami-fuori, Leo?