Esclusivo: Rivelàti — Paolo Marchi

Li abbiamo presi e rivoltati come calzini. Poco abituati ai maltrattamenti, hanno finito col confessare. Peperosso orgogliosamente presenta: “Rivelàti — Tutto quello che avreste voluto sapere dalle penne-di-punta ma non avete mai osato chiedere“.
ANAGRAFE:
1. Nome: Paolo Marchi
2. Età: 50 compiuti il 20 marzo 2005
3. Residenza: Milano
4: Occupazione: giornalista
LAVORO:
Collaborazioni [giornali/radio/tv/libri]: GIORNALI – “Il Giornale” dove, sport a parte, curo la pagina “Affari di Gola” e la rubrica “Cibi Divini”. LIBRI: per i tipi di Bibliotheca Culinaria: “Don Alfonso” (Iaccarino), “Pesce alle stelle”, “Sushi Susci” (Cedroni) e “Dessert al piatto”, ricettario benefico dell’Oftalmico Fatebenefratelli di Milano. Per Gribaudo Editore le guide: “Milano da gustare” (due edizioni) e “Tutto Pesce” (sta per uscire la quarta edizione). E come ben sai, sono ideatore e curatore di “Identità Golose”, congresso italiano di cucina d’autore.
VARIE:
1. Dopo quale illuminante esperienza hai deciso di scrivere di cibo? Mi piace cucinare e mangiare, ma mi piace pure sapere e magari capire la struttura di un piatto. Quasi trent’anni fa, passai un fine settimana a chiedermi se era meglio collaborare alle pagine sportive del Corsera o andare per una stagione a pelare patate in un locale stellato di Milano.
2. Prima collaborazione e mmm… retribuzione? 60 mila lire lorde mensili 32 anni fa in un settimanale di sport invernali.
3. Critico gastronomico di riferimento: Veronelli e Mura nel bene, Raspelli nel male (l’atteggiamento intendo, per me i cuochi non sono degli stronzi).
4. Il giornale gastronomico che ti porteresti sul Roma Milano? Gambero Rosso.
5. Ti viene offerta una rubrica sui trend gastronomici. Tre illuminanti consigli che dai ai tuoi lettori? Direi loro che nelle mie righe non troveranno luoghi comuni tipo: “nella splendida cornice”, “assolutamente sì” e “immaginario collettivo”, per il resto non lo so, non me lo sono mai chiesto, anche perché detesto le cose trendy, sono cazzate che durano un’alba.
6. Hai 5 secondi per rispondere, se io dico: ristorante, tu dici… ? Cracco-Peck.
7. La cosa più buona mai mangiata? Una gallina bollita fredda a Tiblisi in Georgia al seguito del Napoli di Maradona.
8. Il cibo in TV, cosa ti piace: i servizi di Bolasco, la disinvoltura di Antonaros e “Bollito Misto” [Gambero Rosso Channel] .
9. L’intervista della tua vita? A Fulvio Pierangelini tre anni fa.
10: Per conoscerti meglio: 1) un libro, 2) un disco, 3) un film: 1) L’opera di Scott Fitzgerald, 2) Ben Webster, 3) Momenti di gloria.
da massimo
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maggio 19th, 2005 at 16:05
Perchè Raspelli considera i cuochi degli stronzi?
Mi è sfuggiuto qualcosa da leggere?
maggio 19th, 2005 at 16:23
Hai visto mai che Paolo ci spiega…
maggio 19th, 2005 at 16:57
non ho problemi, se non con la memoria nel senso che raspelli ama citare il mio omonimo, ma non parente, franco tommaso marchi che una trentina e passa di anni fa lo avviò ai fasti della critica gastronomica avvisandolo che avrebbe avuto a che fare con una categoria di pezzi di merda, nel senso di adulatori, ingrati, stronzi insomma
il problema è se il punto di parte è questa disistima, dove può arrivare uno? alla serenità di giudizio? ne dubito, anche perché al bressarolo interessa solo che si parli di lui, da qui l’eterna ricerca di un pretesto per far scoppiare il caso, e chissenefrega se la vittima di turno viene sputtanata innocente
maggio 20th, 2005 at 13:35
Probabilmente i tempi sono cambiati rispetto a 30 anni fa, sicuramente Raspelli è stato molto bravo a costruirsi un personaggio nazional popolare riuscendo, nel bene e nel male, a far parlare di se cercando qualsiasi più piccolo pretesto per far scoppiare il cosiddetto caso gastronomico.
Personalmente preferisco chi dedica più parole all’enogastronomia piuttosto che auto esaltarsi con affermazioni che lasciano il tempo che trovano…. Tra l’altro, poco utili al mondo enogastronomico.
Non so se i giovani cuochi siano degli adulatori o ingrati, quello potrebbe dircelo lei se conosce alcuni chef che adulano i critici o altro…..
Personalmente ritengo che una buona critica parta sempre da una buona obiettività del recensore, se il recensore deve criticare con sospetto forse è meglio che vada a fare qualcos’altro, chiunque sia il recensore.
Mucca
maggio 20th, 2005 at 18:01
Credo sia tutto un problema di fiducia nelle capacità e nell’onestà di chi critica: io su Mura, per fare un nome, metterei la mano sul fuoco, su altri no perché ho potuto verificare di persona la malafede. Poi ci sono guide logiche ma di una logica che non condivido in pieno e altre che magari hanno un’impostazione che mi gusta ma uno svolgimento, se così si può dire, che mi sconcerta perché sommano pere e mele.
maggio 20th, 2005 at 15:28
personalmente non me ne puo’ fregar di meno…..nel senso che accolgo le critiche se sensate da qualunque parte vengano…ma se lo fanno perche’ si sono alzati col piede sbagliato……aufwiederseen…..:-)
maggio 21st, 2005 at 01:49
Sig. Marchi mi permetto di farle una domanda vista la sua disponibilità.
Secondo lei ha ancora senso di esistere la critica gastronomica?
E se si, verso quale direzione dovrebbe andare?
Grazie,
Mucca
maggio 21st, 2005 at 18:01
preferirei una panna a silenzio……:-)