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06.09.05 — Hot or Not/Vino: Moscato d’Asti. Crisi? Quale crisi

Niente blog per noi fino al 9 Gennaio. Nel frattempo vogliate gradire “Peperorosso Greatest Hits”, distillato [per rimanere in tema] degli ultimi mesi di deliranti messaggi.

HOT

null Amo il Moscato d’Asti. E’ una cosa molto autoctona – italica – nostra – peculiare, una cosa per la quale ci sarebbe pure da fare gli sciovinisti coi cugini francesi, se lo sciovinismo non fosse esecrabile. Mi piace la sua leggiadria, la sua amabilità, mi piace come sposa amorevolmente la pasticceria, mi piace il suo modo di essere vino da chiacchiere [variante light del vino da meditazione]. Epperò, c’è la crisi; e chi non è in crisi, oggi, Italia anno 2005. Vabbe’, non voglio deprimervi/deprimermi, coraggio ragazzi. Del resto, c’è chi ci assiste, ci salva, chi vede e provvede. Il Moscato d’Asti è in crisi ed è necessario creare un Fondo apposito, che rende disponibile “una prima tranche di 3,9 mln di euro che dovrebbero salire nel quadriennio, con i contributi vendemmiali, a 24,5 mln. A questi dovrebbero aggiungersi finanziamenti per 15,5 mln destinati al progetto Asti Spumante dai ministeri delle attività Produttive e dell’Agricoltura e con modalità di contribuzione analoghe verrà costituito un fondo collettivo anche per la promozione del Moscato d’Asti Docg”. Maledetta crisi.

OR NOT

nullAmo il Moscato d’Asti per tutti i motivi detti. Si vede che siamo in pochi ad amarlo, se c’è la crisi eccetera; magari la colpa è pure di chi sforna moscato discutibile, soprattutto nella versione Spumante (Asti D.O.C.G. tout court). Comunque sia, tra i moscato che amo c’è quello di Carlo, che produce il Moscato d’Asti di Borgo Maragliano; Carlo mi ha avvisato qualche mese fa: dimmi quanto te ne serve, perché con gli ordini che ho in corso non arrivo a fine anno: prenota quel che vuoi. Oh bella, è la prima volta che Carlo mi dice una cosa simile. Si, lo so, sembra un trucco da venditori: che fai, viral marketing con me? Tutto è possibile, ma se è così devono essersi messi d’accordo almeno in due o tre, visto che se non mi spiccio per tempo pure il Moscato d’Autunno di Saracco va esaurito prima di settembre. A questo punto, viene un dubbio; siccome ci sono produttori che [almeno apparentemente] non sono in crisi, ed esauriscono il prodotto prima dell’anno, a chi servono questi 3,9 mln di euro? Non ditemelo: servono a quelli che producono un moscato meno buono? Cioè a dire: è un premio per chi lavora peggio?

Fiorenzo Sartore

[Virgilio.it, Borgo Maragliano]

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Vede Sartore il problema moscato è molto complesso è se quei soldi fossero destinati alla promo...


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Un Commento to “06.09.05 — Hot or Not/Vino: Moscato d’Asti. Crisi? Quale crisi”

  1. ugo dice:

    Vede Sartore il problema moscato è molto complesso è se quei soldi fossero destinati alla promozione e al marketing sarebbero ben spesi, se invece finiscono per premiare i produttori meno virtuosi allora non va bene.
    Bisognerebbe svecchiare un pò l’immagine di questo prodotto che è ancora visto come dolce o secco alla fine dei banchetti di nozze, o in accompagnamento al panettone dalla nonna durante le feste.
    Invece potrebbe conquistare grandi fette di mercato presso i giovani(che sono figli della coca cola) frizzante dolce….insomma il consorzio dovrebbe assoldare qualche cervello disfacendosi di alcuni personaggi anacronistici…
    Non è facile perchè il vino è un prodotto diverso che presuppone una conoscenza approfondita della materia quindi un neolaureato farebbe fatica,ma affiancandolo a uno bravo….chissa i fondi non mancherebbero di sicuro a patto che siano usati nel modo corretto.

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