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Damm, we love this man

Infanzia difficile voi di Peperosso, o dietro le robuste dosi di bile nascondete qualcosa? Bile? Noi? Quando mai? Anzi. Troviamo sempre più spesso cose che ci piacciono. Questa [link], per dire.

Bile, anyone?

"Esisterebbe il bene senza il male? Il bello senza il brutto? il buono senza il cattivo? Allo stesso modo, le migliori esperienze gastronomiche non sarebbero identificabili se non ci fossero quelle peggiori. Con rispetto, credo sia opportuno parlare anche della "Dark side of the moon" del 2005 gastronomico:

Premio "Paga anche la mosca 2005", per il peggior rapporto qualità/prezzo (ispirato ad un noto episodio avvenuto presso il più famoso ristorante di Cassinetta di Lugagnano): se lo aggiudica Davide Scabin del Combal.0 a Rivoli. Motivazione: "per avere quasi completamente abbandonato (con l'eccezione di un paio di piatti) la strada dell'innovazione gastronomica ed avere aderito a quella della spettacolarizzazione, pur presentando conti degni delle migliori tavole d'Europa".

Premio "i "nostri" spaghetti coi moscardini e non ricordo cos'altro", (copyright Paolo & Barbara, campioni della scorsa stagione) per il peggior piatto del 2005. Dopo lunghe valutazioni se lo aggiudica il brasato con pureè di patate e scaloppe di fegato grasso di Perbellini. Motivazione: "per essere riuscito a trasformare un ottimo brasato nella peggiore esperienza gastronomica dell'anno, accostandolo ad un pureè di patate anonimo per non dire peggio, e per avere infierito con crudeltà degna di un serial killer o di giustificare l'attenzione del WWF, su un povero ed innocente fegato grasso, procurando al medesimo ampie bruciature su tutta la superficie".

Memorial "La Pernice e la Gallina 2005". E' il premio più prestigioso, che assegno al peggior ristorante dell'anno, ripensando alla più disastrosa esperienza di sempre, in un locale ormai scomparso. Beh, quest'anno, dopo essere sempre stato tra i peggiori ma mai "il" peggiore, si aggiudica il premio... il Sorriso di Soriso. Ecco la motivazione: "per essere riuscito a consolidare nel mondo, l'immagine di una cucina italiana incapace di produrre emozioni, nonchè per avere nuovamente, con costanza degna di miglior causa, offerto un'esperienza gastronomica piatta, scialba e priva di qualsiasi elemento che ne giustifichi la visita, insieme a un servizio mediocre, se non comico, e a un conto secondo solo a quello del Combal.0 quanto a sconvenienza".

JFSebastian

[Forum Gambero Rosso]

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di JFSebastian il 01/1/70

Messico, 1970: Campionati del mondo di calcio (all'epoca e per l'ultima volta, Coppa Rimet).
La n...


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10 Commenti to “Damm, we love this man”

  1. JFSebastian dice:

    Messico, 1970: Campionati del mondo di calcio (all’epoca e per l’ultima volta, Coppa Rimet).
    La nazionale italiana, allenata dal recentemente scomparso Ferruccio Valcareggi, schiera in difesa, tra gli altri, un giocatore il cui nome, per chi è della mia generazione, è diventato un mito (i suoi autogol venivano evocati in ogni cortile o praticello nel quale, improvvisando due porte, si riusciva a giocare), mentre, per chi è più giovane, risulterà verosimilmente sconosciuto: Communardo Niccolai, del Cagliari, all’epoca squadra di vertice (diede ben sei giocatori alla nazionale vice-campione del Mondo) allenata dal compianto Manlio Scopigno, maestro d’ironia e di sdrammatizzazione.
    Pur allenandolo, Scopigno non aveva mai omesso di evidenziare i difetti di Niccolai, difensore di classe non eccelsa (diciamo così…).
    Un giorno, nel corso dei mondiali, chiesero a Scopigno cosa pensasse delle prestazioni di Niccolai. Lui rispose, senza scomporsi, con la seguente frase: “di tutto mi sarei aspettato in vita mia, fuorchè di vedere Niccolai giocare in Mondovisione”.
    Cosa c’entra questo aneddoto con l’argomento che state trattando? Beh, c’entra… vedrò di spiegarlo più avanti.
    Allora: leggo che: (i) il mio commento sul Sorriso sarebbe stato “superficiale, offensivo e destituito del minimo fondamento”, che (ii) sia “incredibile” che io possa essere così “violento” nel “denigrare” alcuni posti, avendoli visitati una volta sola e che (iii) da me ci si aspetterebbe un pò di “assoltismo” in meno.
    Bene: cominciamo dalle presunte “superficialità” ed “infondatezza” dei miei commenti sul Sorriso. Sono stato al Sorriso, la prima volta, nel luglio del 1983 (lo ricordo bene perché stavo per partire per Londra, per andare a vedere il Live Aid). Da allora, sono passati oltre 22 anni e ci sono stato, se la memoria mia e dei miei commensali non si inganna, non meno di 15 volte. Ora, permettetemi un paio di domande: (i) qualcuno di voi può affermare di esserci stato più di 15 volte, in sto benedetto Sorriso, o di conoscere quel locale da più tempo? (ii) davvero ritenete che un giudizio dato dopo oltre 20 anni di frequentazione e 15 visite (diversi miei resoconti sono reperibili in Internet, fra l’altro…) possa essere descritto con aggettivi meno adatti di “superficiale” e “infondato”? Ho visto che queste “accuse” (che, invece, sono davvero superficiali ed infondate, se non peggio) sono formulate da Tommaso Farina, del quale ho visitato anche il sito, dato che, gentilmente ha messo il link (tra l’altro, ho notato che lo definisci “Sito Ufficiale di Tommaso Farina”: vuoi dire che ne esistono di ufficiosi e/o non autorizzati? Ecco, questo sì che, per me, sarebbe “incredibile”…). Caro Tommaso, pensare e/o informarsi, prima di scrivere, non sarebbe poi male… Visto che mi accusi (e devo ancora passare a commentare la pretesa “ingiuriosità”…), dimmi, per favore, quante volte devo, secondo la tua augusta opinione, visitare il Sorriso e quanti anni devono ancora passare, prima che io possa ritenermi legittimato a parlarne senza beccarmi del superficiale ed affinché ciò che dico non possa essere da te ritenuto “destituito del minimo fondamento”. Mi faresti, davvero, cosa grata.
    Passiamo alla supposta (e non solo nel senso di presunta) offensività del mio commento (sempre sul Sorriso, poi passiamo alla pretesa denigrazione di… non si sa bene chi).
    Caro Tommaso, mi fai il favore di dirmi dove mai sarei stato offensivo? L’offesa, come certamente sai, è qualcosa di ben determinato. Tra l’offesa ed il giudizio negativo (anche se espresso in toni ironici, secchi, sarcastici e quant’altro) c’è una bella differenza che tu, ovviamente, non puoi ignorare (diversamente dovrei pensare che utilizzi le parole senza conoscere il loro significato, ma non posso essere così superficiale da affermare una cosa simile). Che l’esperienza sia, per me, “piatta, scialba e priva di qualsiasi elemento che giustifichi la visita” non è un’offesa, ma un’opinione. Che tu ne abbia una diversa (ma non si sa quale) non è, ovviamente, un problema, ma non vedo la ragione delle accuse. Il servizio, per me, è mediocre se non comico (per ragioni che ho spiegato nel dettaglio a più riprese: lo dico a te ed a tutti i fenomeni che mi chiedono di argomentare – per la millesima volta – cose che ho già scritto e che sono facilmente consultabili tramite il buon vecchio dott. Google): cosa vuoi farci? Non dovrei scriverlo? Saresti così gentile da dirmi il perché? La cosa divertente, poi, è che io sarei quello “assolutista” (nel senso che questo termine ha in italiano e non in quello, del tutto inedito che, immagino, gli è stato attribuito in questi commenti).
    Chiarito questo, passiamo alla seconda e più divertente parte dei commenti medesimi, costituito dalle osservazioni/accuse di Alberto Cauzzi, secondo il quale, come detto, sarei stato niente meno che “incredibile” perché denigro, con violenza (si potrà anche denigrare con gentilezza?), “alcuni posti”, pur avendoli visitati una volta sola. Non solo: sarei persino “assoltista” (o assolutista, tanto non cambia: entrambi i termini sarebbero utilizzati comunque a sproposito). Anzi: cominciamo proprio da questa accusa. Alberto: sai cosa vuol dire “assolutista”? Mi sai dire cosa diavolo c’entra con questo discorso? Al limite, se proprio vogliamo, l’accusa di assolutista (comunque assurda) si attaglierebbe molto meglio a chi, come te, ritiene che il suo sia l’unico modo corretto di esprimersi (e non dire che non l’hai detto, sennò mi tocca chiederti cosa vuol dire la seguente frase: “In più di un’occasione anch’io ho avuto esperienze “poco esaltanti” ma ho evitato giudizi trancianti. Si percepiva certamente il mio giudizio negativo ma sopratutto in questi casi l’uso del condizionale è d’obbligo”.) Ma chi lo dice che è “d’obbligo”? D’obbligo per chi e perché? Perché piace a te? Perché lo fai tu e lo fa la maggioranza? Argomentazioni fantastiche, non c’è che dire… E perché andrebbe bene il condizionale e non l’indicativo? O ancora: perché mai va bene “poco esaltante” e non va bene “pessimo”, se questi due aggettivi definiscono bene l’esperienza vissuta?
    Questo, per la verità, in linea generale. Perché, nel particolare, il tuo post è ancor meno giustificabile e sa tanto di rosicata da Gran Premio.
    Dove sarebbe, infatti, il mio giudizio sui posti “visitati una sola volta” nel caso di specie? Penso di essere stato al Sorriso, come detto, abbastanza volte per poter escludere che ti riferissi a quello. Però anche da Scabin, se vale esserci andato quando era ad Almese, sono andato più volte. Come la mettiamo, allora? Mica ti riferirai a Perbellini? Mi sa di si… di altri locali non ho parlato… però, cosa diavolo c’entra? Il giudizio che ho dato qui riguardava solo un piatto di Perbellini, il peggiore che ho mangiato nel 2005. Pensi davvero, lo pensi seriamente, che per dire che un piatto è stato bruciato si debba andare più volte in un locale? Quel fegato era bruciato, tagliato troppo sottile ed il puree pesante, pesantissimo. E’ il piatto peggiore che abbia mangiato nel corso dell’anno passato. Dovrei tornare da Perbellini nel 2006 per dire che nel 2005 ho mangiato un piatto pessimo? Quante volte? Così, giusto per sapere… E poi, dopo quante esperienze non sarebbe “incredibile” esprimersi in modi “assolutistici-rotfl” su un locale?
    Adotti, mi pare, una strana logica (e, quindi, non “la” logica)…
    Come dici? Ti riferisci alle espressioni, che sarebbero denigratorie? Tu non saresti così “assolutista”? Liberissimo di esprimerti come credi (anche utilizzando aggettivi attribuendogli significati diversi da quello che hanno per la lingua italiana…) e, infatti, io non ho mai criticato il modo nel quale scrivi. Ma di lì a dire che è “incredibile” che ci sia chi si esprime in modo diverso da te, il passo non è breve.
    Non solo: anche questa cosa che non si possa essere severi dopo una sola visita a me pare una sciocchezza di dimensioni elefantiache e, francamente, a me è proprio questa a sembrare una tesi “incredibile”. Qualcuno vuole essere così gentile da spiegarmi la ragione per la quale, se vado in un ristorante e ci mangio malissimo, non posso dirlo? E se lo dico, perché non posso dirlo trasferendo esattamente le sensazioni che ho avuto mangiando in quel locale o, come nel caso di Perbellini, spiegando esattamente cosa ho provato quando ho visto ed assaggiato quel piatto così mal partorito? Le cose, come ho cercato, divertendomi, di ricordare a me stesso con quelle piccole variazioni sul thread di idr di qualche settimana fa, possono essere dette in mille modi diversi. Questo stesso messaggio poteva essere scritto in moltissime maniere (e chissà, magari…). Penso, però che la cosa migliore da fare sia utilizzare il “modo” che meglio trasferisce, a chi legge, la sensazione provata. Il linguaggio, per me, è uno strumento, non un vincolo. Avere proprietà ed ampiezza di linguaggio (non che io ne disponga, ma faccio del mio meglio) aiuta ad esprimere esattamente ciò che si prova: esprimersi sempre allo stesso modo, invece, dubito che aiuti (così come utilizzare termini senza conoscerne il significato). Di conseguenza, di volta in volta, cerco di usare il tono più adatto. Se non lo facessi, il tutto diventerebbe, per l’appunto, un mero “esercizio di stile” e, con questo, renderei un pessimo servizio a chi legge. Tu utilizzi un modo solo, che ritieni politically correct? Liberissimo, ma… faccio fatica a condividere ed a comprendere, se non facendo ricorso alla dietrologia (qualcosa, infatti, c’è sempre alle spalle del politically correct), materia nella quale, però, sono lieto di non eccellere.
    Facciamo, comunque, un piccolo esperimento. Massimo ha detto, in un suo passato post, della nostra conoscenza/amicizia ormai risalente a parecchi anni fa. Bene, visto che ne ha parlato lui, credo di non recare offesa a nessuno dicendo che, nella famosa e traumatizzante visita alla Pernice e la Gallina, non ero solo né mi trovavo in compagnia di quella ineguagliabile creatura bolognese che ho avuto la ventura di vedere apparire in treno, nel novembre 2004 ed ormai finita, ahime, chissà dove… ero, invece, proprio con Massimo (non ti sentire sminuito, Massimo, è che questa ragazza… vabbeh…) e, mi pare, tre o quattro amici comuni. Beh, chiedete a Massimo se, dopo aver mangiato lì, avremmo mai concesso una prova d’appello a Fadiga o se i toni che utilizzammo per commentare l’esperienza non furono “assolutisti-rotfl”…
    Concludendo sul punto, se in un ristorante (anche se è la prima volta che ci vado e, aggiungo, proprio perché è la prima, visto che difficilmente mi ci rivedranno, se non altro sino a che il conto lo pagherò con ciò che guadagno…) mi viene chiesta una somma, secondo me, indecente, lo riferisco e lo faccio cercando di trasferire lo sdegno che ho provato. Se mi viene servito un piatto che, secondo me, è un’autentica porcheria, lo scrivo… Non ti va? Invochi comprensione per il ristoratore? Benissimo: io lo faccio per i clienti che, se posso, preparo a ciò che li aspetta.
    Comunque, approfondiamolo ancora un attimo questo discorso sull’appiattimento lessicale e culturale che, tu e chi la pensa come te, vorreste imporre persino a discussioni su argomenti faceti come la ristorazione, secondo la peggior tradizione ben descritta dalla favola del “Re Nudo”.
    Ho iniziato con quell’aneddoto su Manlio Scopigno, che è un buon esempio di quello che intendo dire, al pari degli “esercizi di stile” coi quali, come detto sopra, mi sono divertito su idr qualche settimana fa.
    L’appiattimento del linguaggio, infatti, è stata una caratteristica del mondo del calcio. Una volta, infatti, le dichiarazioni di personaggi come Scopigno, Rocco, Pesaola e via discorrendo, erano dei capolavori di dialettica ed ironia. Faccio alcuni esempi: (i) il Paron Rocco. Una volta, il Milan stava per incontrare una squadra molto forte, non ricordo chi fosse. Un giornalista, dopo l’intervista, lo salutò dicendo “vinca il migliore” e lui, ineffabile, rispose: “ciò, sperem de no”. Un’altra volta, rivolto ad un suo difensore che doveva marcare un campione: “ciò, ascoltame… quando entri, devi prendere o la palla o la gamba; se prendi la palla… pazienza”; (ii) Pesaola. Allenava, all’epoca, la Fiorentina. Conferenza stampa dopo una pesante sconfitta con una squadra che li aveva schiacciati nella metà campo e battuti per tre a zero. Un giornalista chiede se non riteneva sbagliato essersi difesi tutta la partita. Risposta: “Lei ha ragione. Io, nello spogliatoio, avevo chiesto ai miei giocatori di attaccare, spingere in avanti ed imporre la nostra manovra. Poi, sa che è successo? Siamo entrati in campo e l’allenatore avversario… mi aveva rubato l’idea!”; (iii) Scopigno. Il maestro. Ritiro pre-partita: un gruppo di giocatori si ritrova nella stanza di uno di loro per giocare a poker. E’ tardi e tutti fumano. Ad un certo punto entra Scopigno. Silenzio di gelo: nella nuvola di fumo i giocatori aspettano l’immancabile scenata del tecnico. Lui, senza dire una parola, prende una sedia, si accomoda, estrae un pacchetto di sigarette e dice: “do fastidio se fumo?” Il giorno dopo, BTW, il Cagliari vinse tre a zero. Di Niccolai, famoso per i suoi autogol, disse: “abbiamo uno stopper eccezionale che, tra l’altro, “vede” benissimo la porta: peccato che sia la nostra”. Infine, resta famosa la sua risposta a Cera, nella partita decisiva per lo scudetto (l’unico del Cagliari) contro la Juve. Mancano due minuti ed il Cagliari sta tenendo il risultato con le unghie e con i denti. La palla esce dal campo vicino alla panchina del Cagliari. Cera la va a prendere e grida al suo allenatore: “Mister, quanto manca?” La risposta fu: “A cosa?”
    Ecco, tutte queste cose potevano essere dette in mille modi diversi, ma furono dette in modo originale, ironico, che ancora adesso si ricorda. Oggi, invece, nel mondo del calcio, è passata la tesi del linguaggio politically correct. Risultato? tutti si esprimono allo stesso modo: “la palla è rotonda”, “le partite durano 90 minuti” “io sono a disposizione del mister”. Non so a voi, a me non piace.
    Spero che, nella gastronomia, a costo di rimpiangere le faccine arrabbiate di Raspelli, ciò non accadrà mai e che i mercanti staranno fuori (o, meglio, usciranno) dal tempio (senza blasfemie, ovviamente).
    Non so se andrà così o meno: so che io continuerò ad usare il linguaggio e le sue formalità espressive per riferire ciò che penso nel modo, secondo me, più efficace e non ad esprimere pensieri nell’unica modalità che altri ritengono opportuna (mandando cervello e personalità all’ammasso), specie se, ricordando Flaiano, si tratta di personaggi che, più ancora che di un autore, sono in cerca di una maschera o, se possibile, di un branco.
    Saluti,
    JFSebastian

  2. Tommaso Farina dice:

    Il meno che posso dire è che il commento al Sorriso è superficiale, offensivo e destituito del minimo fondamento.

  3. Alberto Cauzzi dice:

    Credo che essere così “violenti” nel denigrare alcuni posti visitati una sola volta abbia dell’incredibile. Mi aspetterei un pò di “assoltismo” in meno …

  4. Fustigator dice:

    Carissimi, anche io a volte ho polemizzato con l’amico JFSebastian per i suoi giudizi assolutistici, con i quali spesso non sono d’accordo

    Però vi inviterei a riflettere sul fatto che il 99 per cento delle recensioni, incensatorie o distruttive, che leggiamo sui giornali o sul web, sono frutto di un’unica visita in un determinato locale

    Ognuno dà il giudizio in base alla propria esperienza e alla propria sensibilità, sulla serata che ha vissuto
    Se uno è stato malissimo (o benissimo), perché dovrebbe rendere più “moderato” il proprio giudizio?

  5. Giulia Gavagnin dice:

    Non so dire se Seb abbia ragione, nè se abbia lanciato strali immune da sostanze stupefacenti.
    L’effetto è però eccitante, quasi afrodisiaco. Sì, nel male risiede il bello di questa vita!! :) )

  6. Alberto Cauzzi dice:

    Antonio,

    Tieni conto che, tranne nei piani “altissimi”, pure le guide non visitano che una volta sola il ristorante.
    Assolutamente corretta la tua valutazione. Io non ho detto che è inopportuno parlare negativamente di un’esperienza culinaria. Quello che contesto è il tono assolutista. In più di un’occasione anch’io ho avuto esperienze “poco esaltanti” ma ho evitato giudizi trancianti. Si percepiva certamente il mio giudizio negativo ma sopratutto in questi casi l’uso del condizionale è d’obbligo.

  7. Fustigator dice:

    Sì, Alberto, la penso anche io come te, tranne in caso di esperienze veramente disastrose. Che per fortuna capitano mai raramente

    Io ho sempre contestato a JFSebastian che secondo me le sue rece catastrofiche sono tali perché lui avverte in maniera troppo netta tra le sue aspettative, altissime, e l’esito finale. E infatti lui è durissimo nei confronti proprio di grandi ristoranti (presunti grandi, secondo lui). Lui dice di no, che non è così, e che la sua è la valutazione della singola serata e basta

    Poi credo, ma anche questa è una mia opinione, che a volte si faccia prendere un po’ la mano dalla verve polemica, e dal gusto della stoccata ben assestata

    Ritengo comunque che le recensioni di JFS, sia quelle di stroncatura, sia quelle di esaltazione, siano comunque sempre una gradevolissima lettura

  8. ugo dice:

    Se fosse che la rece”urlante”fa discutere più della rece moderata?
    Alcune guide dei vini ad esempio sono cresciute sparando a zero sui mostri sacri.
    Ogni valutazione fatta con il metro del giudizio personale resta soggettiva.
    Può incidere l’autorevolezza di chi esprime il giudizio ma resta sempre perziale.
    Io faccio spesso l’esempio di miss Italia:
    Fuggirei con ognuna delle fineliste ma dire qual’è quella più bella resta aleatorio.

  9. Sararlo dice:

    Per Ugo.
    Poniti prima il problema se lei fuggirebbe con Te ;0)).
    Sararlo.

  10. ugo dice:

    xSalarlo
    non sa cosa si perde….
    ma noo lo farebbe

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