Esclusivo: Imputato si alzi! Intervista a Edoardo Raspelli. Prima parte
Peperosso – A-hem… ecco Raspelli, come commenti la seguente notizia: “Buffet, le pubblicazioni sono momentaneamente sospese”?
Edoardo Raspelli – Beh, della sospensione ho saputo leggendo Peperosso. Comunque, ci tengo a precisare che Europress [link], tra l’altro editore di Buffet: garantisce Raspelli, e di Solo Calcio: garantisce Marino Bartoletti (pubblicazioni sospese) non chiude. Per l’editoria di settore il momento è difficile, come dimostrano le tante chiusure, Ex Vinis che fu di Veronelli, per dirne una. Ma Marco Montanari di Europress, sta verificando la possibilità di abbinamento con un quotidiano.
Peperosso – A parte questo, ci racconti come sono andate le cose?
Edorado Raspelli – Semplice: per far conoscere un nuovo giornale non basta diffondere comunicati stampa via posta elettronica. Servono campagne pubblicitarie imponenti e costose. E serve una copiosa raccolta pubblicitaria, quella che l’editore sperava di ottenere da una concessionaria di rilievo come la milanese Top Media [link], mentre invece… E servono distributori affidabili. In questi mesi ho imparato quanto sia velleitario fidarsi del numero di copie tirate.
Peperosso – Erano tante?
Edoardo Raspelli – 120.000, la maggior parte invendute, evidentemente. Neppure il personaggio televisivo… vogliamo dire… famoso – come posso essere io – ha potuto qualcosa. D’altra parte la gente non arriva al 30 del mese, e tra poco nemmeno al 20, la crisi economica italiana non ha aiutato.
Peperosso — scusa Raspelli, lasciando da parte i massimi sistemi, dobbiamo davvero iscrivere alla categoria dei gastro-gonzi uno come te che per anni ha *IMPERSONATO* la critica gastronomica italiana…
Edoardo Raspelli – Che l’ha inventata! Nel 75, per la precisione.
Peperosso – Appunto, prima di metterci il faccione (che andrebbe salvaguardato, visto che, tutto sommato, ti fa mangiare) non potevi pensarci meglio? Le esperienze (positive e non) non ti mancavano.
Edoardo Raspelli – Forse mi sono lasciato coinvolgere dall’entusiamo, è vero.
Peperosso – Ti veniva data la possibilità di compiacere il tuo ego…
Edoardo Raspelli – Precisiamo. Non sono mai stato il direttore di Buffet. Ero il responsabile dei contenuti, e di quelli tutto si può dire tranne che fossero malvagi. Possibile che abbia voluto compiacere il mio ego, notoriamente smisurato. In fondo, una testata mia dove scrivere le cose che mi stavano a cuore non l’avevo. E’ vero, La Stampa oltre a pagare me, paga anche i conti dei ristoranti e degli alberghi che recensisco (sono un caso unico o quasi) ma la mia rubrica su Lo Specchio (inserto de La Stampa) era stata appaltata, al solito, a quelli di Slow Food, e sul Quotidiano Nazionale non c’era spazio per certe cose. Però non dimenticare la televisione. Con Linea Verde (trasmissione in onda su Rete4, ndr) compiaccio il mio ego ogni domenica da oltre 7 anni. Mica bruscolini.
Peperosso – Vuoi dire qualcosa ai colleghi coinvolti nell’esperienza di Buffet. Si sono fidati di te, più che dell’editore, e pare che al momento non ne abbiano ricavato granché.
Edoardo Raspelli – Sì, che mi dispiace. Soprattutto per l’editore che ha investito energie e risorse e che ora si trova in difficoltà . E per i miei colleghi. E anche per me stesso, che ero pagato in percentuale. Non per quelli che credevo amici, dai quali invece ricevo lettere minatorie, quasi fossero avvoltoi.
Continua…
da massimo
Ultimo commento:
di chambertin il 01/1/70
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marzo 5th, 2006 at 20:41
Enzo, so che tra e Raspelli da anni non corrono buoni rapporti, ma definire lo “sgarante” come “un caso clinico da sempre, un caso umano da molti anni”, penso sia eccessivo. Va bene criticare, ed il personaggio di critiche ne merita, ma mi sembra francamente che in questo caso tu abbia esagerato…
Cerchiamo di restare nei limiti della correttezza, anche se il tipo non scherza, quando definisce “avvoltoi” gli ex collaboratori di Buffet incazzati che battono cassa…
marzo 3rd, 2006 at 16:58
a me è bastato l’album della cresima per farmi un’idea, nemmeno quanto morì Montanelli si sono viste così tante fotografie della stessa persona una in fila all’altra
per me era una rivista senza bussola, doveva servire a magnificare casa raspelli, tipo una casa vianello gastronomica, e poc’altro
papillon è un progetto, identità golose un altro, lo slow food dieci volte di più e così via, ma buffet non andava oltre il mettere insieme dei servizi, fossero buoni o cattivi poco sembrava importare al manico, tanto contava incensare il capo
e sparlare di alcuni colleghi
e si presentava tristanzuola e sciatta, come uscire a cena con una donna spettinata e con le ascelle che puzzano perché non è passata da casa a farsi una doccia
marzo 4th, 2006 at 07:33
Un po’ di rispetto per Edoardo Raspelli: un caso clinico da sempre, un caso umano da molti anni.
marzo 4th, 2006 at 14:46
ah ah ah ah che bel mondo di spalamerda l’editoria gastronomica…non tutti per uno ma tutti contro tutti
ve salude…
))
meno male che sono un triste valligiano
marzo 4th, 2006 at 02:10
Continuo a esporre le mie osservazioni.
La rubrica scontrino frontale in cui Rashpelli ogni mese fa un resoconto dei prodotti del supermercato, descritto sulla rivista come un esame che, però, parte anche dall’etichetta e qua si conclude, mi verrebbe da aggiungere. E’ una rubrica inutile impostata in questo modo perché il linguaggio adottato da Rashpelli non è secondo me sufficientemente chiaro per persone non appassionate di gastronomia, che tra aceto balsamico di Modena, tonno a pinne gialle e carne bovina GS, fanno fatica a comprendere se si tratta di un prodotto valido o meno. Non è che vengono testati più prodotti dello stesso genere alimentare e si pongono delle comparazioni chiare offrendo al consumatore finale il miglior prodotto o quello con il miglior rapporto qualità prezzo.
Troverei più utile una comparazione tra più prodotti simili, proposta già in passato da altre riviste ma che con l’autorevolezza si Rashpelli avrebbero un altro significato.
Ed ora veniamo alla rubrica Menù.
Perché i testi sono stati tratti dal circuito gastronomico Audi? Capisco che Giovanni Bravi sia il curatore responsabile della Guida e che Edoardo Raspelli sia il curatore della prefazione ma non capisco cosa c’entri Buffet con l’Audi. Sembra quasi che qualcuno abbia giocato a risparmio usando dei testi già scritti per riempire pagine senza sforzo. E’ una piccola caduta di stile che non passa inosservata.
Il problema secondo il mio parere è che la rivista si pone nei confronti di un pubblico sbagliato.
Il gourmet veramente appassionato e competente può anche rimanere indifferente ai lustrini e paillettes di una veste grafica raffinata purché i contenuti siano densi di competenza tecnica e chicche introvabili, di suggerimenti utili per trovare od imparare a riconoscere prodotti particolari.
Insomma, avere tutte quelle informazioni che arricchiscono una persona informata e già esperta.
Il Gourmet riluttante ha bisogno di lustrini e paillettes di una grafica sorprendente, strabiliante, belle foto, bella carta, un formato inedito e particolare per essere colpito dalla rivista e sentirsi soddisfatto. Del resto, il Gorumet Riluttante si ciba belle immagini, di ovvietà con la nota piccante di qualche notiziola gustosa buttata qua e la da un redattore capace che li soddisferà indipendentemente dai contenuti dei testi, anzi più brevi sono meglio è.
La grande massa di massaie, parrucchiere, estetiste, metalmeccanici e garagisti se proprio si interessano alla cucina al di la delle necessità di nutrimento quotidiano, si sentono appagati prendendo spunto dalle ricette della prova del cuoco, cucina pratica, cucina facile, cucina bella, cucina e basta, dove tra gli ingredienti vengono citati con tanto di nome e cognome prodotti industriali quali le sottilette kraft o i dadi knor o star ecc..ecc…
Il punto è che buffet forse dovrebbe fare una scelta di pubblico al quale rivolgersi, sparare a 360° sperando di beccar qualcuno è troppo rischioso. Considerando i calibri di cui la rivista dispone potrebbe forse orientarsi alla nicchia attenta ai contenuti facendosi perdonare con lo spessore di questi eventuali limitazioni grafiche e fotografiche che sono più costose rispetto a una profondità di informazione e competenza (Grand Gourmet Docet, pace all’anima santa delle labbra di Fiammetta Fadda).
Mucca
Ora, alla luce di quello che avevo detto, per quanto mi riguarda voi potete aver fatto anche 1.000 km di strada per fare i vostri report. Fatto sta che se il pubblico li avesse ritenuti interessanti, profondi e ecc..ecc.. avrebbe continuato a comprare Buffet.
Io me li sono pappatti tutti e 4.
Bernardi si è fermato al secondo numero ma qualcuno ho il sospetto che si sia fermato molto prima.
Per quanto mi riguarda non li ho trovati interessanti, se poi alla gente piace quello che scrivete a mio avviso dovete continuare per la vostra strada e poi buon viaggio a tutti.
marzo 4th, 2006 at 02:00
Queste sono le mie prime impressioni pubblicate sul gastronomo il 24 settembre 2005 dopo una prima lettura di Buffet:
Finalmente ho avuto modo di avere un incontro più ravvicinato con la rivista. esprimo le prime impressioni facendo presente che non sono ne un giornalista ne un editore che conosce i meccanismi dell’editoria, sono riflessioni di un semplice pirla che bruca carta stampata. Probabilmente lo posterò a rate, per via della lunghezza e dei contenuti che vorrei esporre e non da ultimo del poco tempo che ho a disposizione.
A me il fumetto di Stefano Disegni è piaciuto molto. Rashpelli è il mio nuovo idolo, lo so che ci sarà un coro di protesta, ma io adoro i personaggi dei fumetti, se poi sono proposti in versione trash è amore a prima vista.
Non so voi, ma io adoro anche la pubblicità del 892 892 e non appena ascolto lo spot non posso fare a meno di lanciarmi in esileranti balletti perfino davanti persone sconosciute. Poi confesso anche che mi è piaciuto molto lo slogan:” il successo di Tavernello invita a riflettere” facendolo diventare in breve tempo il tormentone delle massime nelle discussioni tra amici e se Raspelli con questa nuova rivista farà goal diventando capocannoniere assoluto del campionato significherà che: “il successo di Raspelli invita a riflettere”.
Mi è piaciuto il Punto di Massobrio. Ciò che ha colpito subito la mia curiosità è stato l’originale inzio con il quale ha espresso la sua opinione o punto che dir si voglia. Lanciando diversi spunti di riflessione per il chi lo leggerà .
Insomma, l’inizio non mi è dispiaciuto per niente.
Passando sugli itinerari proposti, come già espresso in precedenza trovo inutile la pubblicazione dello scontrino fiscale per il semplice motivo che non apporta nulla di nuovo. I prezzi mi chiedo perchè continuino a proclamarli includendo una o mezza bottiglia di vino. Probabilmente queste due caratteristiche ben messe in evidenza sono state studiate per la fascia di pubblico alla quale si rivolge la rivista.
Già , la fascia di pubblico alla quale la rivista si rivolge, questo punto lo tratterò più avanti.
I voti dei ristoranti proposti in un contesto di itinerari.
Non mi sembra che ci siano bocciature o voti negativi altrimenti e giustamente, se il locale vennisse stroncato il consumatore non sarebbe invogliato dall’itinerario proposto. Ma allora a cosa serve la critica del voto?
Non riesco a trovare il nesso. Però l’idea degli itinerari mi piace.
Mi è piaciuto il servizio della bresaola della valtellina ma l’ho trovato incompleto. E’ giusto dire certe cose ma senza segnalare uno o due produttori che magari producono questa delizia in maniera ancora tradizionale e’ come dire alla gente: EVITATE DI MANGIARE LA BRESAOLA DELLA VALTELLINA. Non so se lo scopo dell’articolo fosse questo, ma leggendolo, è l’unico ricordo e stimolo che mi rimane in mente, oltre allo stupido disciplinare che avevo già segnalato nel blog. Insomma, una forma di informazione incompleta. Stare dalla parte della gente per me significa oltre che metterli in guardia anche saperli consigliare per il meglio.
Le prossime osservazioni, quelle che trovo più interessanti, le leggerete dopo.
Mucca
marzo 3rd, 2006 at 21:35
Per Muccapazza. Forse, spero, faccio parte del 10%, però io, da sempre, lavoro solo sul campo. Per tutti i pezzi fatti su buffet ho macinato giornate e chilometri a Cuneo, a Mortara, a Modena, a Sogliano al Rubicone e dintorni. Tutte le persone con cui ho parlato mi hanno visto in faccia, non al telefono, tantomeno su Internet. Io lavoro così, ho sempre lavorato così. Non mi piace che uno che non ha nome, né faccia dica che si scriveva via Internet. Io scrivevo consumando le suole delle scarpe. Giusto per puntualizzare.
marzo 3rd, 2006 at 21:44
bravo Michele ! E io sono stato a Bolzano e ho incontrato il direttore del Consorzio dello Speck. E per l’articolo sulla Valtellina, anche se non sono andato apposta a Sondrio (anche perché l’editore non era disponibile a riconoscere i rimborsi per le spese di trasferta…), mi sono ben documentato e mi sono informato. Altro che la “monnezza” di cui parla Muccapazza !
marzo 3rd, 2006 at 22:44
Marziani, Marchi e Ziliani, ma professionisti come voi non si devono mettere a dare risposte alle polemiche del “Platinette” dei blog gastronomici.
Mi sembrava di aver letto che muccapazza non interveniva più ma lo aveva scritto anche sul forum del gambero rosso e invece, eccolo ancora qui.
La dia lui la ricetta per una rivista “popolare”, cioè che tiri qualche copia in edicola e possa contrastare lo strapotere del gambero rosso, invece di buttare monnezza sul lavoro altrui.
marzo 3rd, 2006 at 23:37
grazie Giuseppe ! E’ vero, a certi personaggi non si deve rispondere…
Segnalo, a lei e a chiunque voglia leggerlo, per sorridere un pò, una mia riflessione, su un’amicizia forse messa in crisi dalla vicenda Buffet:
http://blog.virgilio.it/weblog.php?idPostZoom=P4408c26dab18d
marzo 3rd, 2006 at 19:02
Per la precisione: Massobrio si é defilato e non ha più collaborato dopo il primo numero, mentre il nuovo “cocco” di Raspelli, Marco Gatti (uno dei soli tre che pagano i conti dei ristoranti in Italia, come affermo lo “sgarante”), ha scritto su tutti e quattro i numeri usciti. Come ho fatto io, accidenti a me !
Rispetto il parere di Muccapazza che é libero di sostenere “escludendo le opinioni di Massobrio e Gatti che offrivano buoni spunti di riflessione, ho trovato che tutto il resto fosse vera ‘monnezza giornalistica’ “.
L’autore di parte di questa “monnezza”, come lui, con grande stile la definisce, lo ringrazia.
Abbiamo sempre bisogno bisogno di buoni maestri, magari anche uno come tale Muccapazza può esserlo…
marzo 3rd, 2006 at 13:58
C’e’ qualcosa che mi sfugge, comunque. Siccome Raspelli legge Peperosso, possibile che non abbia mai trovato modo di inserire un commento? Magari per discolparsi. O per dire la sua, se crede infondati certi commenti. Ecco, questo proprio non lo capisco. Infilare tre righe in un form e’ cosi’ difficile? O forse Pepe e’ davvero un club per pochi intimi.
marzo 3rd, 2006 at 14:11
Per Marchi,
Si, sapevo che la domanda potesse esser vaga così come immaginavo un tariffario diverso per ogni singolo collaboratore. Però non potevo non chiedermi quanto l’editore fosse disposto a pagare per pubblicare articoli che nel 99% dei casi erano stati scritti senza fare alcuna un visita sul campo (ristoranti esclusi, almeno credo) prendendo informazioni in internet o chissa dove. E la mia curiosità mi spinge anche a sapere quanto l’editore fosse disposto a pagare recensioni di ristoranti già pubblicate su guide e quotidiani. Personalmente ho acquistato tutti e quattro i numeri di Buffet e secondo il mio parere, escludendo le opinioni di Massobrio e Gatti che offrivano buoni spunti di riflessione, ho trovato che tutto il resto fosse vera ‘monnezza giornalistica. Francamente mi sorprende leggere nella lettera pubblicata da Ziliani da parte del suo anonimo collega che la pensi così: “La rivista era ottima, è stato davvero un peccato!”
A me non sembrava per niente ottima, anzi, fin dal primo numero mossi immediatamente, argomentandole, le mie obiezioni e ricordo perfettamente che mi riservai l’opzione di riparlarne dopo 6 mesi perché qualsiasi persona capace di intendere e volere avrebbe capito che una rivista di quel tipo, senza una grafica accattivante, contenuti stimolanti e la mancanza di pubblicità , avrebbe fatto davvero molta poca strada.
Mucca
marzo 3rd, 2006 at 15:39
il trucco è semplice Mucca: tolto tre o quattro quotidiani e il gambero, temo non esista un editore che paghi le note spese. i più sanno che i vini o li assaggi nei consorzi o alle mostre o alle antiprime o vengono spediti a casa; per i servizi turistici si aspettano gli inviti e per i ristoranti si gioca sul fatto che chi non ha alle spalle un stampa o una repubblica va in un certo posto, mangia, paga (io sono per la buona fede di chi visita e gusta, ma sia chiaro che non sono ingenuo e non aspetto peperosso per scoprire che mi hanno segato la testata, questa frottola non la racconterei nemmeno al mio labrador stella per non offere la sua intelligenza) e poi cerca di piazzare quella visita su più fronti tipo la guida nazionale, magari una locale, un quotidiano regional-locale, un periodico, da ognuno si fare dare 30/40/50 euro più o meno lorde e alla fine va in attivo e ha pure la sua firma pubblicata, ambizione che spiega la marea di pseudoesperti. chiaro che quando arriva il buffet di turno, uno mica va in enoteca e acquista un barolo mascarello o va da alajmo e vi cena, ricicla, cambia due aggettivi e la salsa di accompagnamento a un secondo e il gioco è fatto, quasi sempre incoraggiato dai vertici che fingono di non sentire il puzzo di rifritto misto
e poi Mucca, hai citato due che lavorarano sul serio, Gatti e Massobrio, che a un certo punto devono aver sentito puzza di bruciato alla tavolata di buffet visto che hanno diradato le loro firme…
marzo 3rd, 2006 at 16:05
Credo che Massobrio e gatti abbiano diradato le loro firme per un semplice motivo, che non è il sentore di puzza di bruciato, secondo me si son resi conto da soli della qualità medio bassa in termini di contenuti della rivista.
Qualsiasi professionista con i coglioni se ne sarebbe accorto, per questo resto stupito dall’anonimo gionalista che ha dichiarato che Buffet fosse un ottima rivista.
Mi sorpende perfino che non se ne fosse accorto un tipo come Raspelli, visto che afferma: ” Ero il responsabile dei contenuti, e di quelli tutto si può dire tranne che fossero malvagi”.
Bho, evidentemente Raspelli non leggeva Buffet oppure per il defensor valeva il detto: “Ogni scarrafone è bello a mamma sua”.
In tutta sincerità mi sorprendo perfino che stiamo a discutere di qualcosa che fosse palesemente evidente….e inevitabile.
AMEN.
Mucca
Mucca
marzo 3rd, 2006 at 16:18
oppure, più semplicemente, ognuno ha la sua opinione. Anche io ritengo che i contenuti non fossero malvagi.
Non ho ancora capito Buffet in cosa sarebbe stato insufficiente dal punto di vista dei contenuti.
Cosa aveva che non andava?
marzo 3rd, 2006 at 13:33
hai ragione sararlo: qui c’è uno che ha costruito il suo personaggio sul fatto che paga i conti (con un tot di retorica e furbizia sul tema) e ora viene preso in castagna proprio sui conti
senza scordarci la reazione nei confronti di ziliani & Co: ma come, uno che riserva palate di popò ai ristoratori, si offende se uno che ha lavorato per lui e l’editore suo bussa per essere saldato
e poi quanti sanno che ha fatto l’ennesima figuraccia? dove è scritto di un mensile clandestino che ha momentaneamente sospeso le pubblicazioni? lo avete sentito su retequattro o letto su stampa o corriere?
peperosso è un “club”
marzo 3rd, 2006 at 12:05
Però diciamocelo, ragazzi.
Il Raspa forse ha bucato in edicola, ma qui sta facendo audience ;0).
p.s.
Gaglia, credo che il sentimento prevalente non sia certo di acrimonia, ma certo di ironia per un personaggio che si è costruito volutamente e scientemente la sua immagine nel non andare certo con guanto di velluto quando gli sembrava che qualcosa non quadrasse tra cristalli di fiandra o tovaglie a quadrettoni.
marzo 3rd, 2006 at 11:24
io non conosco nulla di tutte queste vicende, ma dall’esterno l’impressione è che ci fosse dell’acrimonia precedente verso Raspelli. I toni mi sembrano un pò forti, sembra quasi che qualcuno non aspettava altro che prenderlo in castagna…..
Se così non è, vi auguro di chiarire e risolvere le pendenze economiche quanto prima, però onestamente non comprendo l’asprezza dei toni. D’altra parte può essere che non sia stato pagato neanche lui, o no?
Senza dimenticare il danno di immagine che ne ha ricavato. Insomma, perchè infierire???
marzo 3rd, 2006 at 11:48
Franco Ziliani infierisce, e l’ha puntualizzato, sopratutto per il silenzio del Raspelli nei suoi confronti. Nessuno mette in dubbio che pure lui ci ha rimesso. E’ una questione di stile e rispetto verso un amico che hai coinvolto in un guaio e che non devi permetterti di chiamare “avvoltoio” … devi semplicemente dire “mi dispiace, scusa”. Una parola chissà perchè così difficile da pronunciare nel nostro tempo
marzo 3rd, 2006 at 10:22
Sarebbe curioso sapere quanti anni mancano al Raspa x sana et decorosa pensione.
Così possiamo fare delle previsioni sui prossimi prevedibili flop da qui alla data fatidica.
marzo 3rd, 2006 at 10:22
non male come situazione…mal comune mezzo gaudio…piu’ mi giro attorno piu’ vedo situazioni del genere anche in altri campi….
non mi sento proprio sereno….
marzo 2nd, 2006 at 23:07
…..non per farmi gli affari vostri ma visto che si parla di soldi a quanto ammonta il cachet di un giornalista per ogni singolo articolo pubblicato?
Mucca
marzo 2nd, 2006 at 23:46
scusa Mucca, ma è una domanda di un vago assoluto
pensando ai singoli, dall’incazzatura di chambertin temo sia indietro di alcune migliaia di euro, più facilmente due o tremila euro che dieci o venti (anche se il principio di pagare i collaboratori non cambia)
marzo 3rd, 2006 at 08:31
non é l’ammontare degli euro dovuti che offende (e non sono dieci o venti…), ma il modo, i comportamenti dell’editore e del suo amico e compare “sgarante”, che si permette di dare dell’”avvoltoio” a chi sollecita gli venga saldato quanto dovuto e che racconta barzellette colossali pensando che siamo tutti così cretini da prenderle per verità …
Dai Massimo, facci ridere, dacci la seconda parte della tua intervista a quello che fu il Savonarola della buona tavola e oggi… lassem pert !
marzo 3rd, 2006 at 09:24
la cosa più ridicola è che Raspelli rilascia a Peperosso una intervista come se questi scrivesse sulla carta stamapata o come se fosse in televisione, dove non è neppure contemplato il diritto di replica, dove gli avvoltoi possono solo tacere o al massimo iniziare un procedimento legale con i tempi a tutti noti della giustizia.
Ma lo sa che Peperosso è un sito, frequentato tra l’altro dagli avvoltoi, dove non si fa una gran figura a sostenere ‘insostenibile?
marzo 3rd, 2006 at 09:36
Patrizia, io vado ancora oltre: dove sono tutti quelli che lo incensano sui giornali e in tivù non appena annuncia una trasmissione o un’iniziativa editoriale? questo è il ridicolo assoluto: presentazioni su presentazioni di psyco, puntate in onda UNA, trasmissione flop cassata nel silenzio degli adoratori e ora buffet, numeri QUATTRO ma lui in persona ci ha detto che è andato invenduto anche il primo numero, notoriamente il solo che esaurisci, ecco l’peccezione che conferma la regola. però non ho letto nulla al di fuori di peperosso e franco tiratore.
e anche di mela verde ricordo dopo il primo o secondo anno una classifica sull’espresso dove passava per uno dei tonfi massimi dello schermo
marzo 2nd, 2006 at 21:46
se avessi letto sempre peperosso non avresti avuto sorprese
scherzo, anche se mi rendo conto che la cosa non è affatto piacevole.
oltre a non essere stati pagati, pure avvoltoi…
marzo 2nd, 2006 at 20:58
Oddio, Patrizia (rispondo ad un commento in alto, sopra), non avevo mai visto il commento di cui sopra né tantomeno con me ha mai parlato così… Che mondo strano.
marzo 2nd, 2006 at 19:50
Nel leggere questi commenti c’è da una parte il rammarico per penne professioniste che vivono di questo lavoro.
Tutti noi, nelle nostre singole realtà professionali dobbiamo “sgamarci” e, come diceva il saggio, l’esperienza non è altro che la somma degli errori, fatti o subiti, aggiungo io che, di professione, faccio tuttaltro e sono qui solo come gentleman writer.
Tuttavia mi sovviene anche un’altra riflessione, fatta anche di confessioni a porte chiuse, alle due di notte e con qualche aiutino di bacco a latere.
E cioè quelle di professionisti dall’altra parte della barricata. Ristoratori, Eno.Produttori, gente comunque che si guadagna da vivere con serietà e professionalità in questo ambiente non da oggi (che è di moda), ma da sempre.
Quante volte hanno dovuto avere a che fare con una moltitudo di personaggi che, raramente, avevano alle spalle professionalità (vera), preparazione (vera), passione (vera), il più delle volte ambizioni e rivalse umane e professionali tradotte di carbonara e foie gras, al retrogusto di lamponi, il tutto in corpo 12, a due colonne.
Sararlo.
marzo 2nd, 2006 at 18:58
Ho appena ricevuto questo messaggio da un altro collaboratore, ovviamente anche lui non pagato, di Buffet.
Non avendone l’autorizzazione non ne riporto il nome. Basta quello che questa persona, nota e di grande esperienza, dice:
“Caro Ziliani, non è che non abbia niente da dire, avrei molto da dire, ma sono deluso, rammaricato.
La rivista era ottima, è stato davvero un peccato! E’ vero, ci ho rimesso del tempo e dei soldi, ma sono nulla in confronto con quello che ci hanno rimesso l’Editore e Edoardo Raspelli. Che il faccione l’ha messo bene in evidenza (e continua, pagato bene spero, con zucche, patate e carciofi).
Mi chiedo come dei professionisti si siano fatti prendere la mano con un piano editoriale valido ma non supportato da cospicui capitali. Ma come, non si sapeva prima che senza pubblicità non si va da nessuna parte? Ma son ragazzi!!! Mi dispiace poi che Edoardo non ci abbia mandato due righe di spiegazione e di rammarico.
Che la rivista non usciva più abbiamo dovuto supporlo, insomma almeno avvertite.
E poi un “mi dispiace”, a volte, conta molto, tra amici.
Un caro saluto”
Ecco, é questo quel che offende, oltre al danno, economico, la beffa e la presa in giro da parte dello “sgarante”…
marzo 2nd, 2006 at 17:37
grazie patrizia, me ne ero scordato, ma certe camere è meglio occuparle il più tardi possibile
piuttosto è strepitoso sapere che esiste un editore-direttore che non avvisa il suo sgarante che il numero non sarebbe uscito e lo stesso, manco fosse la vispa teresa, va in edicola… e se peperosso non lo avesse avvisato è ancora lì che aspetta
e poi parla di avvoltoi come se l’essere pagati fosse un attentato di lesa maestà (e, comunque, meglio avvoltoi che fessi pronti a bere simili frottole)
marzo 2nd, 2006 at 17:44
Estratto dalle raccomandazioni fornite da Raspelli ai collaboratori che dovevano visitare i ristoranti:
“BON TON
Spero di non offendere nessuno se tocco un argomento che solo apparentemente non c’ entra con il nostro lavoro. Riguarda il modo di comportarsi a tavola che non sempre è impeccabile come dovrebbe essere quello di chi è pronto a criticare gli altri.
Io stesso, ad esempio, mi trovo spesso a parlare con la bocca piena o, se mi macchio il golf o la cravatta, mi sorprendo a bagnare un lembo del tovagliolo, ad inumidire la macchia e, poi, a bere l’ acqua da quel bicchiere…
Ai nostri amici autori ho visto fare talvolta altre cose,” normali”, ahimè, per la gente comune, ma improponibili per noi: fumare appena seduti(quando si poteva ancora farlo a tavola), mangiare portandosi il coltello in bocca, mangiare tenendo i gomiti sul tavolo od appoggiando un braccio in grembo…
A tavola non ci si trucca e si arriva( vale per i maschi come per le femmine) senza l’ effluvio di profumi, deodoranti e, anche, caramelle”.
Ci mancava solo che ci dicesse di non metterci le dita nel naso e di non “ruttare”…
Un altro piccolo particolare aveva omesso, lo sgarante: dire ai collaboratori che il conto dei ristoranti Buffet non l’avrebbe, alla prova dei fatti, rimborsato…
marzo 2nd, 2006 at 17:52
Ooops ! Non so da dove mi è uscito quel Mauro … scusate. Franco Ziliani, Franco … tiratore !
marzo 2nd, 2006 at 18:30
Gli articoli che ho letto su Buffet erano agghiaccianti, sia per stile di scrittura che per contenuti. Pensa te, a me addirittura sorprendeva che qualcuno fosse disposto a pagarvi…..
Mucca
marzo 2nd, 2006 at 18:37
nisciuno, come dicono a Napoli, nasce “imparato”: c’é sempre qualcosa da apprendere, anche dopo tanti anni di esperienza e di lavoro. E persino da una persona che si firma Muccapazza28…
marzo 2nd, 2006 at 18:46
Se ci sono fatture non pagate penso sia meglio procedere con un decreto ingiuntivo che divertirsi sul blog. O no?
marzo 2nd, 2006 at 18:50
E’ quello che il sottoscritto e altri ci accingiamo a fare. Quanto al divertirci, le assicuro che io mi sto divertendo ben poco (sono mesi che non mi diverto, quando penso a Buffet e al suo “sgarante”…)ma che penso sia utile fornire a tutti i maggiori elementi per capire cosa succeda oggi, nel “dorato” mondo del giornalismo enogastronomico italico…
Mala tempora currunt !
marzo 2nd, 2006 at 17:28
Io, da appassionato, posso solo aggiungere che il Raspelli dovrebbe farsi vivo nel dibattito post-intervista e non raccontare “il suo” punto di vista senza contraddittorio. Si faccia aiutare da qualcuno se non usa il Pc ma perdio se ha un bricolo di dignità intervenga Raspelli ! La prego.
A me personalmente Mauro Ziliani sta molto simpatico ma oltre la simpatia, a naso, credo proprio che abbia sacrosanta ragione di esigere il dovuto.
marzo 2nd, 2006 at 17:05
non mi stupisce leggere queste cose, se volete posso riportare qui estratti delle mail, dallo “stile” simile a quello utilizzato con Marchi, che l’editore mi ha indirizzato, quando ho cominciato a sollecitare i pagamenti. Ha persino negato che gli avessi mandato le fatture. E così ho dovuto rispedirgliele, per sicurezza, con raccomandata con ricevuta di ritorno. Cosa che non mi era mai successo in oltre 20 anni di collaborazioni giornalistiche. E questo é l’amico editore dello “sgarante”…
marzo 2nd, 2006 at 16:57
montanari chi? quello che scriveva qualche tempo fa:
Commento di: mmontanari [Visitor] · http://www.buffetmagazine.it
caro paolo, ci siamo conosciuti in un’altra… vita: ti ricordavo un po’ più brillante e spiritoso, ti ritrovo “animale notturno” (un commento alle 23,40, un altro alle 00,48: mangi sempre così pesante che non riesci a prendere sonno? o è edoardo che te lo toglie?) impegnato nell’arte della gufata. parli di morte, funerale, resurrezione, mentre noi stiamo solo facendo un giornale: e tu di mestiere fai il giornalista, ricordi?, non il becchino. senza rancore: nel caso in cui buffet dovesse sopravvivere alle tue maledizioni, sarà mia cura prenotarti una vacanza dove preferisci. una bella camera (ardente, visti i gusti) con vista. sulla cucina.
la prego Marchi, non voglio parlare di lei, ma solo dire a Michele che uno così non è che mi fa gran simpatia, ma forse io sono di gusti un po’ difficili…
marzo 2nd, 2006 at 16:31
Ops, volevo scrivere: Mah, dico io, come ci fa a fidare così… Il “del” mi è sfuggito dalla tastiera.
marzo 2nd, 2006 at 16:50
Dai Raspelli, ringrazia Massimo Bernardi che, lui, non il tuo amico editore, si é preoccupato di “informarti” che Buffet n°5 non usciva!
Strepitoso: il quinto numero doveva uscire il 23 febbraio, il 23 Raspelli si presenta in edicola e scopre che la rivista non c’é. Non contatta l’editore, e solo il 26, apprende da Peperosso che il Buffet…non é stato imbandito. Ma Raspelli, “garante” che non garantisce (i collaboratori), chi vuoi prendere in giro con queste risposte lunari, pensi che siamo tutti dei coglioni ?
Di noi collaboratori lui parla, en passant, solo nell’intervista con Massimo Bernardi, mentre da dicembre ha tagliato i ponti con i collaboratori. O quantomeno ha il buon gusto di non promettere più, come faceva in dicembre, che le prime fatture sarebbero state regolarmente pagate ! Ma dove !
marzo 2nd, 2006 at 16:30
Mah, dico io, come ci fa a fidare del così… Eppure Raspelli si è fidato dell’editore, pure io, di entrambi. Alla fine si è capito che c’era poca capacità di realizzare un progetto editoriale. Molti sogni, qualche velleità , poche spalle finaziariamente robuste e scarsa dimestichezza col mercato… Cosa accadrà ? Vedremo. Franco Ziliani, perché di lui si parla, ha metodi poco carini di farsi sentire, è evidente, ma chiede una cosa sacrosanta e normale: il pagamento per il lavoro svolto. Perché lui ha lavorato. Come io ho lavorato. Come altri hanno lavorato. Nessuno ha detto: guardate è un’operazione a rischio. Quindi, al di là del fair play c’è un problema legittimo: dei lavoratori che chiedono il loro compenso. Oppure i giornalisti sono persone che fan per gioco?
Ho simpatia per Marco Montanari, stima e amicizia per Edoardo Raspelli, ma franco Ziliani ha ragione e sottoscrivo: il lavoro è lavoro, è stato fatto e va pagato.
Ho fatto da consulente editoriale a tanti per cui, se avessi saputo di dover rischiare, avrei potuto anche dare qualche consiglio: di amministrazione di budget, di tiratura, di resi, di lunghezza del “fiato” finaziario, di agenzie di pubblicità da scegliere o da evitare, di foliazione, di distribuzione… Tutta roba che mi fa schifo e che se posso non frequento, ma che per tanti anni di esperienza conosco assai bene.
marzo 2nd, 2006 at 16:00
aspetto con ansia la seconda parte
marzo 2nd, 2006 at 16:01
dimenticavo: sarei interessata agli avvoltoi.
marzo 2nd, 2006 at 16:05
l’”avvoltoio” sarei io, perché reclamo i miei compensi e quelli degli altri collaboratori.
Un’intervista dove lo “sgarante” dice cose assurde e fa una figura penosa…
marzo 2nd, 2006 at 16:15
per favore, informate lo “sgarante” come lo chiama Marchi ! Ha l’impudenza di affermare di aver appreso, lui “garante” e conducator della rivista, della sospensione delle pubblicazioni di Buffet leggendo Peperosso ! Ma a chi vuole raccontarle queste balle ? E perché non chiede veramente scusa ai collaboratori, che tuttora non sono stati pagati, per averli coinvolti in questo clamoroso flop ? E perché non si adopera perché l’editore onori gli impegni e paghi le persone che hanno lavorato fornendo articoli dopo che lui li aveva chiamati a collaborare ?
Che brutta figura Raspelli !