Ce n’è per Tommaso Farina e Alberto Cauzzi. JFSebastian, sobriamente risponde
Dice… lo avete sdoganato voi di Peperosso. Sdoganato chi? JFSebastian, il nick più temuto tra i cuochi italiani, e cioè i più accaniti lettori di recensioni online? State scherzando, vero. E allora? Niente, giorni fa abbiamo ripreso dal forum del Gambero Rosso una sua lista: i bocciati di fine anno, più o meno [link]. Il linguaggio, al solito più ingegnoso di Giacomo Dente del Messaggero [link], più bilioso di Edoardo Raspelli de La Stampa [link], più appassionato di Paolo Marchi di Identità Golose [link] e invariabilmente chilometrico, ha sollevato gli strali di esponenti come dire… più ortodossi della critica gastronomica, il giornalista Tommaso Farina per esempio [link] e pure il “nostro” Alberto Cauzzi [link].
Poi ieri, sobrio “as usual”, è arrivato il commento di JFSebastian [link], che riportiamo qui:
ATTENZIONE: LETTURA OBBLIGATORIA PER I NOSTALGICI DI MANLIO SCOPIGNO (già allenatore del Cagliari).
"Messico, 1970: Campionati del mondo di calcio (all'epoca e per l'ultima volta, Coppa Rimet). La nazionale italiana, allenata dal recentemente scomparso Ferruccio Valcareggi, schiera in difesa, tra gli altri, un giocatore il cui nome, per chi è della mia generazione, è diventato un mito (i suoi autogol venivano evocati in ogni cortile o praticello nel quale, improvvisando due porte, si riusciva a giocare), mentre, per chi è più giovane, risulterà verosimilmente sconosciuto: Communardo Niccolai, del Cagliari, all'epoca squadra di vertice (diede ben sei giocatori alla nazionale vice-campione del Mondo) allenata dal compianto Manlio Scopigno, maestro d'ironia e di sdrammatizzazione. Pur allenandolo, Scopigno non aveva mai omesso di evidenziare i difetti di Niccolai, difensore di classe non eccelsa (diciamo così...). Un giorno, nel corso dei mondiali, chiesero a Scopigno cosa pensasse delle prestazioni di Niccolai. Lui rispose, senza scomporsi, con la seguente frase: "di tutto mi sarei aspettato in vita mia, fuorchè di vedere Niccolai giocare in Mondovisione".
Cosa c'entra questo aneddoto con l'argomento che state trattando? Beh, c'entra... vedrò di spiegarlo più avanti. Allora: leggo che: (i) il mio commento sul Sorriso sarebbe stato "superficiale, offensivo e destituito del minimo fondamento", che (ii) sia "incredibile" che io possa essere così "violento" nel "denigrare" alcuni posti, avendoli visitati una volta sola e che (iii) da me ci si aspetterebbe un pò di "assoltismo" in meno.
Bene: cominciamo dalle presunte “superficialità” ed “infondatezza” dei miei commenti sul Sorriso. Sono stato al Sorriso, la prima volta, nel luglio del 1983 (lo ricordo bene perché stavo per partire per Londra, per andare a vedere il Live Aid). Da allora, sono passati oltre 22 anni e ci sono stato, se la memoria mia e dei miei commensali non si inganna, non meno di 15 volte. Ora, permettetemi un paio di domande: (i) qualcuno di voi può affermare di esserci stato più di 15 volte, in sto benedetto Sorriso, o di conoscere quel locale da più tempo? (ii) davvero ritenete che un giudizio dato dopo oltre 20 anni di frequentazione e 15 visite (diversi miei resoconti sono reperibili in Internet, fra l’altro…) possa essere descritto con aggettivi meno adatti di “superficiale” e “infondato”?
Ho visto che queste “accuse” (che, invece, sono davvero superficiali ed infondate, se non peggio) sono formulate da Tommaso Farina, del quale ho visitato anche il sito, dato che, gentilmente ha messo il link (tra l’altro, ho notato che lo definisci “Sito Ufficiale di Tommaso Farina”: vuoi dire che ne esistono di ufficiosi e/o non autorizzati? Ecco, questo sì che, per me, sarebbe “incredibile”…). Caro Tommaso, pensare e/o informarsi, prima di scrivere, non sarebbe poi male… Visto che mi accusi (e devo ancora passare a commentare la pretesa “ingiuriosità”…), dimmi, per favore, quante volte devo, secondo la tua augusta opinione, visitare il Sorriso e quanti anni devono ancora passare, prima che io possa ritenermi legittimato a parlarne senza beccarmi del superficiale ed affinché ciò che dico non possa essere da te ritenuto “destituito del minimo fondamento”. Mi faresti, davvero, cosa grata. Passiamo alla supposta (e non solo nel senso di presunta) offensività del mio commento (sempre sul Sorriso, poi passiamo alla pretesa denigrazione di… non si sa bene chi). Caro Tommaso, mi fai il favore di dirmi dove mai sarei stato offensivo? L’offesa, come certamente sai, è qualcosa di ben determinato. Tra l’offesa ed il giudizio negativo (anche se espresso in toni ironici, secchi, sarcastici e quant’altro) c’è una bella differenza che tu, ovviamente, non puoi ignorare (diversamente dovrei pensare che utilizzi le parole senza conoscere il loro significato, ma non posso essere così superficiale da affermare una cosa simile). Che l’esperienza sia, per me, “piatta, scialba e priva di qualsiasi elemento che giustifichi la visita” non è un’offesa, ma un’opinione. Che tu ne abbia una diversa (ma non si sa quale) non è, ovviamente, un problema, ma non vedo la ragione delle accuse. Il servizio, per me, è mediocre se non comico (per ragioni che ho spiegato nel dettaglio a più riprese: lo dico a te ed a tutti i fenomeni che mi chiedono di argomentare – per la millesima volta – cose che ho già scritto e che sono facilmente consultabili tramite il buon vecchio dott. Google): cosa vuoi farci? Non dovrei scriverlo? Saresti così gentile da dirmi il perché? La cosa divertente, poi, è che io sarei quello “assolutista” (nel senso che questo termine ha in italiano e non in quello, del tutto inedito che, immagino, gli è stato attribuito in questi commenti).
Chiarito questo, passiamo alla seconda e più divertente parte dei commenti medesimi, costituito dalle osservazioni/accuse di Alberto Cauzzi, secondo il quale, come detto, sarei stato niente meno che “incredibile” perché denigro, con violenza (si potrà anche denigrare con gentilezza?), “alcuni posti”, pur avendoli visitati una volta sola. Non solo: sarei persino “assoltista” (o assolutista, tanto non cambia: entrambi i termini sarebbero utilizzati comunque a sproposito). Anzi: cominciamo proprio da questa accusa. Alberto: sai cosa vuol dire “assolutista”? Mi sai dire cosa diavolo c’entra con questo discorso? Al limite, se proprio vogliamo, l’accusa di assolutista (comunque assurda) si attaglierebbe molto meglio a chi, come te, ritiene che il suo sia l’unico modo corretto di esprimersi (e non dire che non l’hai detto, sennò mi tocca chiederti cosa vuol dire la seguente frase: “In più di un’occasione anch’io ho avuto esperienze “poco esaltanti” ma ho evitato giudizi trancianti. Si percepiva certamente il mio giudizio negativo ma sopratutto in questi casi l’uso del condizionale è d’obbligo”.) Ma chi lo dice che è “d’obbligo”? D’obbligo per chi e perché? Perché piace a te? Perché lo fai tu e lo fa la maggioranza? Argomentazioni fantastiche, non c’è che dire… E perché andrebbe bene il condizionale e non l’indicativo? O ancora: perché mai va bene “poco esaltante” e non va bene “pessimo”, se questi due aggettivi definiscono bene l’esperienza vissuta?
Questo, per la verità, in linea generale. Perché, nel particolare, il tuo post è ancor meno giustificabile e sa tanto di rosicata da Gran Premio. Dove sarebbe, infatti, il mio giudizio sui posti “visitati una sola volta” nel caso di specie? Penso di essere stato al Sorriso, come detto, abbastanza volte per poter escludere che ti riferissi a quello. Però anche da Scabin, se vale esserci andato quando era ad Almese, sono andato più volte. Come la mettiamo, allora? Mica ti riferirai a Perbellini? Mi sa di si… di altri locali non ho parlato… però, cosa diavolo c’entra? Il giudizio che ho dato qui riguardava solo un piatto di Perbellini, il peggiore che ho mangiato nel 2005. Pensi davvero, lo pensi seriamente, che per dire che un piatto è stato bruciato si debba andare più volte in un locale? Quel fegato era bruciato, tagliato troppo sottile ed il purée pesante, pesantissimo. E’ il piatto peggiore che abbia mangiato nel corso dell’anno passato. Dovrei tornare da Perbellini nel 2006 per dire che nel 2005 ho mangiato un piatto pessimo? Quante volte? Così, giusto per sapere… E poi, dopo quante esperienze non sarebbe “incredibile” esprimersi in modi “assolutistici-rotfl” su un locale?
Adotti, mi pare, una strana logica (e, quindi, non “la” logica)…
Come dici? Ti riferisci alle espressioni, che sarebbero denigratorie? Tu non saresti così “assolutista”? Liberissimo di esprimerti come credi (anche utilizzando aggettivi attribuendogli significati diversi da quello che hanno per la lingua italiana…) e, infatti, io non ho mai criticato il modo nel quale scrivi. Ma di lì a dire che è “incredibile” che ci sia chi si esprime in modo diverso da te, il passo non è breve.
Non solo: anche questa cosa che non si possa essere severi dopo una sola visita a me pare una sciocchezza di dimensioni elefantiache e, francamente, a me è proprio questa a sembrare una tesi “incredibile”. Qualcuno vuole essere così gentile da spiegarmi la ragione per la quale, se vado in un ristorante e ci mangio malissimo, non posso dirlo? E se lo dico, perché non posso dirlo trasferendo esattamente le sensazioni che ho avuto mangiando in quel locale o, come nel caso di Perbellini, spiegando esattamente cosa ho provato quando ho visto ed assaggiato quel piatto così mal partorito? Le cose, come ho cercato, divertendomi, di ricordare a me stesso con quelle piccole variazioni sul thread di idr di qualche settimana fa, possono essere dette in mille modi diversi. Questo stesso messaggio poteva essere scritto in moltissime maniere (e chissà, magari…). Penso, però che la cosa migliore da fare sia utilizzare il “modo” che meglio trasferisce, a chi legge, la sensazione provata. Il linguaggio, per me, è uno strumento, non un vincolo. Avere proprietà ed ampiezza di linguaggio (non che io ne disponga, ma faccio del mio meglio) aiuta ad esprimere esattamente ciò che si prova: esprimersi sempre allo stesso modo, invece, dubito che aiuti (così come utilizzare termini senza conoscerne il significato). Di conseguenza, di volta in volta, cerco di usare il tono più adatto. Se non lo facessi, il tutto diventerebbe, per l’appunto, un mero “esercizio di stile” e, con questo, renderei un pessimo servizio a chi legge. Tu utilizzi un modo solo, che ritieni politically correct? Liberissimo, ma… faccio fatica a condividere e a comprendere, se non facendo ricorso alla dietrologia (qualcosa, infatti, c’è sempre alle spalle del politically correct), materia nella quale, però, sono lieto di non eccellere.
Facciamo, comunque, un piccolo esperimento. Massimo (editor di Peperosso ndr.) ha detto, in un suo passato post, della nostra conoscenza/amicizia ormai risalente a parecchi anni fa. Bene, visto che ne ha parlato lui, credo di non recare offesa a nessuno dicendo che, nella famosa e traumatizzante visita alla Pernice e la Gallina, non ero solo né mi trovavo in compagnia di quella ineguagliabile creatura bolognese che ho avuto la ventura di vedere apparire in treno, nel novembre 2004 ed ormai finita, ahime, chissà dove… ero, invece, proprio con Massimo (non ti sentire sminuito, Massimo, è che questa ragazza… vabbeh…) e, mi pare, tre o quattro amici comuni. Beh, chiedete a Massimo se, dopo aver mangiato lì, avremmo mai concesso una prova d’appello a Fadiga o se i toni che utilizzammo per commentare l’esperienza non furono “assolutisti-rotfl”…
Concludendo sul punto, se in un ristorante (anche se è la prima volta che ci vado e, aggiungo, proprio perché è la prima, visto che difficilmente mi ci rivedranno, se non altro sino a che il conto lo pagherò con ciò che guadagno…) mi viene chiesta una somma, secondo me, indecente, lo riferisco e lo faccio cercando di trasferire lo sdegno che ho provato. Se mi viene servito un piatto che, secondo me, è un’autentica porcheria, lo scrivo… Non ti va? Invochi comprensione per il ristoratore? Benissimo: io lo faccio per i clienti che, se posso, preparo a ciò che li aspetta.
Comunque, approfondiamolo ancora un attimo questo discorso sull’appiattimento lessicale e culturale che, tu e chi la pensa come te, vorreste imporre persino a discussioni su argomenti faceti come la ristorazione, secondo la peggior tradizione ben descritta dalla favola del “Re Nudo”.
Ho iniziato con quell’aneddoto su Manlio Scopigno, che è un buon esempio di quello che intendo dire, al pari degli “esercizi di stile” coi quali, come detto sopra, mi sono divertito su idr qualche settimana fa.
L’appiattimento del linguaggio, infatti, è stata una caratteristica del mondo del calcio. Una volta, infatti, le dichiarazioni di personaggi come Scopigno, Rocco, Pesaola e via discorrendo, erano dei capolavori di dialettica ed ironia. Faccio alcuni esempi: (i) il Paron Rocco. Una volta, il Milan stava per incontrare una squadra molto forte, non ricordo chi fosse. Un giornalista, dopo l’intervista, lo salutò dicendo “vinca il migliore” e lui, ineffabile, rispose: “ciò, sperem de no”. Un’altra volta, rivolto ad un suo difensore che doveva marcare un campione: “ciò, ascoltame… quando entri, devi prendere o la palla o la gamba; se prendi la palla… pazienza”; (ii) Pesaola. Allenava, all’epoca, la Fiorentina. Conferenza stampa dopo una pesante sconfitta con una squadra che li aveva schiacciati nella metà campo e battuti per tre a zero. Un giornalista chiede se non riteneva sbagliato essersi difesi tutta la partita. Risposta: “Lei ha ragione. Io, nello spogliatoio, avevo chiesto ai miei giocatori di attaccare, spingere in avanti ed imporre la nostra manovra. Poi, sa che è successo? Siamo entrati in campo e l’allenatore avversario… mi aveva rubato l’idea!”; (iii) Scopigno. Il maestro. Ritiro pre-partita: un gruppo di giocatori si ritrova nella stanza di uno di loro per giocare a poker. E’ tardi e tutti fumano. Ad un certo punto entra Scopigno. Silenzio di gelo: nella nuvola di fumo i giocatori aspettano l’immancabile scenata del tecnico. Lui, senza dire una parola, prende una sedia, si accomoda, estrae un pacchetto di sigarette e dice: “do fastidio se fumo?” Il giorno dopo, BTW, il Cagliari vinse tre a zero. Di Niccolai, famoso per i suoi autogol, disse: “abbiamo uno stopper eccezionale che, tra l’altro, “vede” benissimo la porta: peccato che sia la nostra”. Infine, resta famosa la sua risposta a Cera, nella partita decisiva per lo scudetto (l’unico del Cagliari) contro la Juve. Mancano due minuti ed il Cagliari sta tenendo il risultato con le unghie e con i denti. La palla esce dal campo vicino alla panchina del Cagliari. Cera la va a prendere e grida al suo allenatore: “Mister, quanto manca?” La risposta fu: “A cosa?”
Ecco, tutte queste cose potevano essere dette in mille modi diversi, ma furono dette in modo originale, ironico, che ancora adesso si ricorda. Oggi, invece, nel mondo del calcio, è passata la tesi del linguaggio politically correct. Risultato? tutti si esprimono allo stesso modo: “la palla è rotonda”, “le partite durano 90 minuti” “io sono a disposizione del mister”. Non so a voi, a me non piace. Spero che, nella gastronomia, a costo di rimpiangere le faccine arrabbiate di Raspelli, ciò non accadrà mai e che i mercanti staranno fuori (o, meglio, usciranno) dal tempio (senza blasfemie, ovviamente). Non so se andrà così o meno: so che io continuerò ad usare il linguaggio e le sue formalità espressive per riferire ciò che penso nel modo, secondo me, più efficace e non ad esprimere pensieri nell’unica modalità che altri ritengono opportuna (mandando cervello e personalità all’ammasso), specie se, ricordando Flaiano, si tratta di personaggi che, più ancora che di un autore, sono in cerca di una maschera o, se possibile, di un branco.
Saluti,
JFSebastian
da massimo
Ultimo commento:
di JFSebastian il 01/1/70
Tommaso, sei gentile a rispondere così, ma... che vuol dire?
In p...
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gennaio 25th, 2006 at 20:23
Comunque Farina, Cauzzi, Perbellini non se ne abbiano a male, ma al sottoscritto sono stati dedicati 46 scud, pardon, post consecutivi, nella sera di S.Silvestro.
Un record. Che onore.
Evidente dosaggio sapiente
di distacco, serenità e aplomb britannico.
Infatti, “il linguaggio è uno strumento, non un vincolo”.
Sararlo.
gennaio 25th, 2006 at 23:18
miii ma lo devo leggere tutto : ))
gennaio 26th, 2006 at 09:47
Sebastian, ti chiami come un parrucchiere, ma sei un eroe.
E, soprattutto, non sei autocelebrativo come quel buon-tempone di Sararlo.
gennaio 26th, 2006 at 10:35
Giulia, sei troppo giovane per ricordarlo
:
JF Sebastian è un famoso personaggio di “Blade Runner”, uno dei creatori dei replicanti, afflitto da una malattia che lo fa invecchiare precocemente e che gli fa dimostrare un’età più avanzata di quella che ha (praticamente la descrizione del ns. recensore JFS
)
gennaio 26th, 2006 at 11:05
RIASSUMENDO:
“ciò, ascoltame… quando entri, devi prendere o la palla o la gamba; se prendi la palla… pazienza”. (jfs non ha mirato la palla).
qualcuno una volta disse:
CHI VUSA PUSSE’ LA VACA L’E’ SUA.
(chi grida di più, la mucca è sua)
perché?
un motivo ci sarà.
gennaio 26th, 2006 at 11:13
Jfs è un avvocato milanese, persona garbata e a modo.
…Magari ha mangiato male, chissà.
Vero,Blade runner è un film da vedere, colonna sonora di Vangelis, molto bella.
gennaio 26th, 2006 at 14:38
Non ho siti non ufficiali, almeno per ora (e nemmeno quello ufficiale se la passa benissimo).
E la tua disamina mi è piaciuta.
Ciononostante, continuo a ritenere che quel tono e quel giudizio sul Sorriso siano piuttosto fuori misura, e fuori bersaglio.
Niente di personale.
gennaio 26th, 2006 at 19:52
Ma se l’”esperienza gastronomica piatta, scialba e priva di qualsiasi elemento che ne giustifichi la visita, insieme a un servizio mediocre, se non comico, e a un conto secondo solo a quello del Combal.0 quanto a sconvenienza” non è solo quella dell’ultimo anno ma c’è addirittura una “costanza degna di miglior causa“, mi piacerebbe capire quale sia la spinta masochistica che porta ad esserci andati “non meno di 15 volte” negli ultimi 22 anni.
Se il giudizio è così negativamente ripetuto negli anni (tanto da essere, il Sorriso, “riuscito a consolidare nel mondo, l’immagine di una cucina italiana incapace di produrre emozioni“), non bastava limitarsi anche solo alla prima o alla seconda visita?
ciao
miogo
gennaio 27th, 2006 at 07:46
JFSebastian,
Mi dispiace che tu te la sia presa a male. Perdonami ma il mio intento, forse scomposto, era di esprimere la mia visione senza minimamente denigrare la tua. Ritengo importante che ci sia un confronto sereno e pacato sull’opinione differente che noi possiamo avere su questi temi. Non facciamo scadere la discussione con leziose analisi semantiche che, permettimi, non portano a nulla. Le poche righe che ho utilizzato ti sono forse sembrate un attacco personale ma non è così … non è una questione personale, credimi. La mia opinione a riguardo è che i giudizi, negativi o positivi che siano, vanno mitigati per rispetto di chi ci legge : potenziali avventori o ristoratori entrambi meritano, a mio parere, un approccio moderato soprattutto se si tratta di una critica negativa. Vedi JFS, potrebbe anche essere che i tuoi lettori abbiano un palato diverso dal tuo, una visione del servizio diversa dalla tua, un modo di vivere l’esperienza diverso dal tuo. Potrebbe anche essere che tu abbia imboccato l’unica serata no del locale o potrebbe anche essere che la tua visione sia diversa da quella di molti altri. Se tu scrivessi in privato ad un amico non ci sarebbero problemi ma se invece tu scrivi un post “pubblico” beh la faccenda si complica un po’. Per quale motivo dobbiamo arrogarci la presunzione di possedere la verità “assoluta” e così sfacciatamente darla in pasto ai lettori senza nessun dubbio, senza nessuna perplessità ?
Giusto rivendicare il tuo diritto a dire quello che credi, rivendico però anch’io il diritto di pensarla diversamente da te e non per questo di essere necessariamente “buonista” o politically correct (http://it.wikipedia.org/wiki/Politically_correct che forse ha un significato meno dispregiativo di quanto noi normalmente gli attribuiamo). No, non credo che tu sia più “puro” o più sincero con il tuo modo di scrivere. Credo invece che tu semplicemente abbia una visione differente di come descrivere la tua esperienza, che sia sacrosanto che tu la difenda e sia libero di esprimerla, ma permettimi altrettanto liberamente di esprimere una opinione diversa.
gennaio 27th, 2006 at 07:56
…Anche Alberto Cauzzi è una persona garbata e a modo.
Ora propongo un cena risolutrice da qualche parte, o no?
Arbitro io
Così stiam freschi.
gennaio 27th, 2006 at 18:45
Il Live Aid si è svolto nel 1985, non nel 1983. Per la precisione. E, giusto per cercare il pelo nell’uovo, caro il mio Paganini della lingua italiana, “po’” si scrive con l’apostrofo, non con l’accento.
Buon appetito.
gennaio 27th, 2006 at 19:46
Per Roberto C.:
Hai ragione, grazie mille. Mi ricordavo male e, ovviamente, vanno tolti due anni alla mia ricostruzione…
Sulla seconda cosa: è vero e lo so, ma mi trovo più comodo a digitare solo la “ò” piuttosto che la “o” oltre all’apostrofo graficamente non mi pare ci sia poi differenza. Senza offesa, quindi, continuerò a farlo (fermo restando che ciò che dici è vero).
Saluti,
JFSebastian
gennaio 27th, 2006 at 19:49
Chiedo scusa: dopo “all’apostrofo”, manca il punto.
Con buona pace di Paganini che, anche nel caso degli errori, non dovrebbe ripetersi.
Saluti,
JFSebastian
gennaio 30th, 2006 at 04:25
Purtroppo un blog non è il luogo ideale nel quale fare discussioni… è proprio la sua struttura a renderlo poco idoneo…
Comunque, dato che, per ragioni poco comprensibili, si discute qui di una cosa che ho postato altrove (grazie, comunque, a Massimo…), eccomi a rispondere ai vostri interventi.
Cominciamo dal più divertente, quello di Alberto Cauzzi, che mi ha fatto venire in mente un articolo che comparve qualche anno fa su un quotidiano del varesotto…
N.B.: para-spoiler. se siete minorenni, passate al prossimo commento e non proseguite la lettura…
Ora di cena in una casa abitata da una coppia sposata. Lui è ai fornelli e sta cucinando una frittata: lei, non si sa se spinta da improvvisa passione o stimolata da lui… gli si inginocchia davanti ed inizia a “praticargli del sesso orale”.
Lui, preso dalla cosa, si lascia andare pur continuando a cucinare e, probabilmente avvinto da un’inattesa sensazione di euforia, decide di far girare in aria la frittata per poi riprenderla al volo nella padella, mentre sua moglie è sempre intenta nell’operazione da poco intrapresa.
La frittata viene quindi fatta saltare. La rotazione in aria avviene… ma lui, forse non del tutto lucido, manca il “rendez vous” con la padella, per cui la medesima frittata, rovente, finisce sulla schiena nuda della malcapitata moglie (del tutto ignara di quanto le stava per accadere ed in tutt’altre faccende affaccendata) procurandole ustioni guaribili in non meno di venti giorni, salvo complicazioni.
Ovviamente la cosa non finisce qui, dato che la moglie, colpita a tradimento da quell’oggetto ustionante, reagisce istintivamente alla straziante bruciatura… stringendo i denti (cosa che, notoriamente, si fa quando si prova dolore). Il punto è che, stringendo i denti su ciò che, in quel momento, passava il convento, la moglie procura danni notevoli al marito il quale, allo stesso modo, riporta lesioni fisiche che, spero, mi risparmierete la pena di descrivere.
Come se tutto ciò non bastasse, il marito stesso, sempre istintivamente, per liberarsi dal dolore tremendo che la moglie gli sta infliggendo, non trova niente di meglio che cercare di sottrarsi al morso colpendo alla testa la poveretta (che si è appena beccata una frittata rovente sulla schiena, rischia inconsapevolmente di mutilare il marito e non ha ancora capito cosa stia succedendo) con una padellata ben assestata, procurandole una seria commozione cerebrale, che viene riscontrata dagli increduli medici del Pronto Soccorso locale ai quali l’imbarazzatissima e malandata coppia si è dovuta rivolgere, raccontando l’accaduto e suscitando l’immaginabile ilarità di tutto il personale medico e paramedico presente.
Che c’entra questo col post di Alberto Cauzzi? Beh, la morale è la stessa… le frittate bisogna essere capaci di rivoltarle, sennò si combinano guai.
In primo luogo, io non me la sono affatto presa a male nè ho considerato la cosa un attacco personale (che noia con questa cosa del “personale”… le discussioni sono discussioni, che c’entrano con le persone? Si parla delle opinioni, non di chi le esprime): se così fosse stato, non avrei nemmeno risposto. Siccome ho letto un commento a qualcosa che avevo scritto io, mi sono limitato a dire che trovavo che, nel tuo post: (i) utilizzassi nei miei confronti dei termini del tutto fuori luogo e dei quali, forse, ti sfuggiva il reale significato; (ii) formulassi delle critiche, erigendoti a modello di pensiero e di forma espositiva, cosa che facevo e faccio fatica ad accettare, dato che ritengo che le cose, come ho già scritto in molte occasioni e cercato di dimostrare, possono dirsi in mille modi.
Non mi pare di avere mai, in passato o in presente, criticato il tuo modo di scrivere o di esprimerti né, si badi bene, l’ho fatto in questo thread (o come si può chiamare sta cosa su un blog).
La prima cosa che noto è che definisci “leziose analisi semantiche” delle mie argomentazioni che, invece, sono sostanziali, probabilmente perchè ti mancano risposte adeguate (se tu mi dai dell’assolutista ed io ti chiedo se sai cosa vuol dire, non è una leziosa analisi semantica, ma la richiesta di argomentare un insulto, dato che “assolutista” questo è).
Sei tu che hai criticato il mio modo di esprimermi, proponendoti quale modello di “ciò che è giusto” (ripeto, non farmi riquotare quello che hai scritto per dimostrarti che è così).
Leggere, pertanto, tentativi maldestri di rivoltare la fritttata, con esisti non dissimili da quelli sopra descritti, nei passi nei quali dici “Giusto rivendicare il tuo diritto a dire quello che credi, rivendico però anch’io il diritto di pensarla diversamente da te e non per questo di essere necessariamente “buonista” o politically correct “, mi fa davvero sorridere. Non ho mai, ripeto, mai, messo in discussione il tuo diritto di pensarla diversamente da te: sei tu che l’hai fatto nei miei confronti. La base di qualsiasi discussione è l’onestà intellettuale con la quale si espongono e difendono le proprie tesi: pensi di farcela?
Inoltre, leggo che, con coerente incoerenza, riproponi il tuo modello come “quello giusto”, per cui, dopo avere detto che “il condizionale è d’obbligo” (ma, se uno ti chiede perchè “d’obbligo”, definisci “leziosa analisi semantica” il tutto e non dai risposte), dici che “i giudizi vanno mitigati per rispetto di chi ci legge”.
So, ahime, che non stai scherzando. Quindi, secondo te, il rispetto nei confronti di chi legge si ottiene… non dando giudizi, utilizzando condizionali e mitigando il tutto… se ne sei convinto tu… però, ti chiedo… i voti non sono giudizi molto, ma molto più trancianti e netti di qualunque mia frase? Eppure non ricordo di avere mai letto un tuo intervento critico nei confronti dei voti che, come ormai universalmente accettato, sono il sistema più brutale di giudizio che l’uomo abbia mai partorito e, inoltre, non richiedono nemmeno una motivazione.
Prosegui dicendo che “potenziali avventori o ristoratori entrambi (sic) meritano, a mio parere, un approccio moderato soprattutto se si tratta di una critica negativa”. In primis, non si capisce bene per quale ragione al mondo un giudizio positivo possa essere dato spensieratamente, mentre per uno negativo ci si debba muovere tra condizionali e leziose analisi semantiche. In secondo luogo… che c’entra il rispetto? Se io mangio male in un posto, lo dico. E’ mancanza di rispetto? Tu dici che il condizionale è d’obbligo… io chiedo: perchè?
Prosegui, ancora, con frasi che, per me, hanno poco o nessun senso, quali: “Vedi JFS, potrebbe anche essere che i tuoi lettori abbiano un palato diverso dal tuo, una visione del servizio diversa dalla tua, un modo di vivere l’esperienza diverso dal tuo.”
Benissimo… chi ha mai detto il contrario? Ma, siccome io, a differenza di chi scrive le schede delle Guide, mi firmo, chi legge capirà presto che ho gusti diversi dai suoi ed eviterà di seguire le mie indicazioni. Fine delle trasmissioni. Che c’entra, questo, con le modalità espressive? Certo, se riempio il tutto con dubbi, distinguo e disclaimer, otterrò il brillante risultato di non trasmettere alcun giudizio al lettore che, quindi, potrà tranquillamente leggere il tutto e… non ricavare alcuna indicazione utile alla sua decisione.
E poi: “Potrebbe anche essere che tu abbia imboccato (?) l’unica serata no del locale o potrebbe anche essere che la tua visione sia diversa da quella di molti altri.”
Si, certo… ma questo vale per tutti, anche per le Guide che danno i voti. Hai dei rimedi da proporre? Mettiamo il condizionale anche ai voti? E poi… quanti condizionali sono (no, scusa, “sarebbero”… il condizionale è d’obbligo…) “corretti” a questo punto?
I giudizi sono, per l’appunto, dei giudizi, implicano delle scelte… tu, invece, proponi l’inedita categoria del giudizio in cui nessuno ha ragione e nessuno ha torto. Utilissimo, forse, in politica: credo, invece, lo sia molto meno se bisogna decidere dove andare al ristorante.
Prosegui: “Se tu scrivessi in privato ad un amico non ci sarebbero problemi ma se invece tu scrivi un post “pubblico” beh la faccenda si complica un po’.”
Scusa, ma… perchè?
“Per quale motivo dobbiamo arrogarci la presunzione di possedere la verità “assoluta” e così sfacciatamente darla in pasto ai lettori senza nessun dubbio, senza nessuna perplessità ?”
Guarda (e di nuovo penso alle frittate rivoltate in modo maldestro) che io non ho mai sostenuto di avere la verità assoluta. Mi limito a scrivere (precisando che non si tratta di vere recensioni) quella che è la mia valutazione di un locale. Lo faccio scrivendo ciò che penso e rischiando anche di sentirmi dare dell’incompetente, cosa che capita solo a chi dà giudizi e non a chi, infarcendo il tutto di condizionali, si mette in una botte di ferro, avendo detto tutto ed il contrario di tutto. Non ti piace? Prendo atto ed infatti non ho mai invitato nessuno a “fare come me”, come invece continui a fare tu.
Morale? La prossima volta che fai la frittata, ti consiglierei di farlo quando sei solo in casa…
Saluti,
JFSebastian
P.S.: ovviamente, nulla di personale e mi dispiacerebbe se te la prendessi a male…
gennaio 30th, 2006 at 04:33
Eccoci a Miogo.
Leggere il tuo intervento mi ha fatto venire in mente quella vecchia canzone, credo di Antoine… si intitolava, se non sbaglio “Pietre”.
Insomma… se si dà un giudizio se si va solo una volta in un locale, si è superficiali, se ci si torna tu intervieni chiedendo perchè uno deve tornare in un posto in cui si è trovato male…
“se sei bello, ti tirano le pietre, se sei brutto, ti tirano le pietre”…
Qualcuno mi dice cosa si deve fare se ci si trova male in un locale, per favore? Ci si torna o no? Quante volte?
In ogni caso, sono tornato al Sorriso per una serie di circostanze, quasi sempre indipendenti dalla mia volontà (l’amico che ci vuole andare, il cliente che ne ha sentito parlare, lo straniero che ha sentito che bisogna assolutamente andarci…).
Ok? Giustificato?
Saluti,
JFSebastian
P.S.: per la verità, mi verrebbe anche in mente la storiella del padre, del figlio e dell’asino… vedremo…
gennaio 30th, 2006 at 04:36
Per Fabrizio:
chiunque abbia detto quella sciocchezza, era una persona che curava malissimo i propri affari… vendere qualcosa a chi urla di più non è, propriamente, un comportamento da prendere ad esempio.
Sostituirei il “chi vusa” con un più rassicurante “chi paga”.
Saluti,
JFSebastian
gennaio 30th, 2006 at 04:42
Chiudiamo con Tommaso Farina:
Tommaso, sei gentile a rispondere così, ma… che vuol dire?
In primo luogo, nessuno “ha” propri siti non ufficiali, non trovi?
In secondo luogo, come fai a dire che ti è piaciuta la mia disamina (disamina?) e, subito dopo, affermare che… “Ciononostante, continuo a ritenere che quel tono e quel giudizio sul Sorriso siano piuttosto fuori misura, e fuori bersaglio.
Niente di personale.”
A parte che, davvero, sta cosa del personale inizia a diventare parossistica. Non ho mai dubitato che ci fosse qualcosa di personale, ma tutto questo dispiego di “excusatio non petita” inizia a frami venire dubbi. So, peraltro, che io, sicuramente, non ho proprio nulla di personale con alcuno. Parlo di ristoranti e dico ciò che penso. Lo faccio da tanti anni. Punto e basta.
Comunque, tornando al tuo post, come fai a dire che ti è piaciuta la mia disamina (nella quale non ho fatto altro che criticare le tue affermazioni) e rimanere del tuo avviso? Sono cose incompatibili… almeno, prova ad argomentare… no?
Saluti,
JFSebastian