Identità Golose, molto golose, poco identità , chiosa Alberto Cauzzi
Sul fatto che sia golosa nemmeno si discute, ma l’Identità ci lascia perplessi. Fosse stata un filo più italiana non ci sarebbe dispiaciuto. In fondo stiamo parlando di Identità Golose, un congresso sulla cucina d’autore ambientato a Milano – città simbolo del Made in Italy – griffato da un giornalista di settore (Paolo Marchi) molto attivo nel segnalare il vero volto della nostra cultura del mangiare. Invece, il desiderio di consacrare il congresso a una dimensione internazionale, legittimo ci mancherebbe, finisce per togliere costrutto più che aggiungerlo. Ci si chiede perchè un cuoco greco, o uno americano, e non invece altri italiani a incantarci con le “capacità espressive” della patata ratta o che ne so, con i “sapori trasversali” della melanzana perlina. Poi non stupiamoci se alcuni dei nostri, in crisi d’identità , non vanno oltre il copia-incolla delle ricette proposte dai cugini spagnoli.
Con una eccezione su tutte: Fulvio Pierangelini (ristorante Il Gambero Rosso di San Vincenzo, Livorno, ndr.), sempre lui. Grandiosa rappresentazione del prodotto italiano, emozioni, tecnica sopraffina. Il più bravo. Il suo uovo, prima fritto con un velo di grasso, poi in crosta con gelato al lardo, è il piatto dell’anno.
Bene Massimiliano Alajmo (ristorante Le Calandre, di Sarmeola di Rubano, Padova, ndr.), un talento sconfinato, Moreno Cedroni (ristorante La Madonnina del Pescatore di Senigallia, Ancona, ndr.) che sembra di nuovo illuminato dell’estro dei tempi andati. Discorso a parte per Davide Scabin (ristorante Combal0 di Rivoli, Torino, ndr.) e per il “Catalano” (Ferran Adrià , ristorante El Bulli di Cala Montjoi a Roses, in Spagna, ndr.) due che per carisma e abilità dialettica, incanterebbero anche se non sapessero cucinare. Da segnalare l’arrivo nell’empireo di Anthony Genovese (ristorante Il Pagliaccio di Roma) giovane ma già convincente, e con un nome secondo soltanto a quello di Ciccio Sultano (ristorante Il Duomo di Ragusa Ibla, Ragusa, ndr.). Algidi, incapaci di accendere vero interesse i piatti presentati da Dufresne (ristorante wd 50 di New York). Organizzazione con poche pecche, regia di consumata esperienza del “progettista” Paolo Marchi.
Alberto Cauzzi, Massimo Bernardi
da massimo
Ultimo commento:
di Susanna il 01/1/70
non è cattiva è come viene usata.
da parte mia un grazie a Pa...
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febbraio 7th, 2006 at 00:41
febbraio 6th, 2006 at 18:38
Premesso che a Squisito non sono stato credo che Identità Golose sia qualcosa di diverso. Molto più “tecnico” e per addetti ai lavori. Per differenziarlo però dal suo cugino “per ora” più famoso (lo mejor de la gastronomia) si dovrebbe rimarcare maggiormente l’identità italiana, con tutte le tipicità che siamo in grado di esprimere. Con piatti ed applicazioni più contraddistinte. Con una ricerca che non deve essere finalizzata solo alla tecnica ma anche al patrimonio agro-alimentare di cui disponiamo. Pierangelini ci ha mostrato un percorso sulla gallina livornese e sul maiale di cinta. Gli altri top italiani hanno mostrato tecniche o ricette che potevano tranquillamente essere pensate ed eseguite da Spagnoli, Americani o Greci. Ottime e geniali intuizioni come peraltro ho già sottolineato ma molto poco identificative. Noi in questo senso possiamo giocare, a mio avviso, una carta unica che ci distingue : il nostro patrimonio di prodotti, usiamolo!
febbraio 6th, 2006 at 18:16
e perchè mai non ci sareste riusciti?
le impressioni non “a caldo” sono generalmente più meditate e distaccate, quindi ben vengano.
febbraio 6th, 2006 at 17:54
a distanza di una settimana dall’ evento fai uscire questa rece.
scusa massimo ma qual è la notizia?
febbraio 6th, 2006 at 18:05
Peperosso se n’è abbondantemente occupato “reporting live” come si dice, cioè dal vivo. C’erano rimasti un po’ di appunti di Alberto Cauzzi… per non buttarli. Scherzi a parte, voleva essere una chiosa, possibilmente non a caldo.
Si vede che non ci siamo riusciti.
febbraio 6th, 2006 at 18:17
No, invece, a freddo ci si può ragionare meglio.
Almeno su alcuni aspetti di minor impatto immediato, ma forse di non minore rilevanza.
Noto che, negli ultimi anni, sono aumentate queste manifestazioni a tema, che pongono gli Chef, gli Autori, a un contatto diretto con il pubblico che non è più, necessariamente, quello in sala e, per fortuna, nemmeno quello catodico (inteso per la tv generalista, sopratutto).
Io ho esperienza di Squisito, a San.Pa., e, in particolare, a quella che è definita la “Giostra dei Cuochi” e mi voglia perdonare Oloap se ancora non ho partecipato al suo Id.Go., ma è essenzialmente per la collocazione ad inizio settimana.
Cercherò di rimediare l’anno prossimo.
Vi è una domanda, e un’osservazione, che cito e giro qui.
* Senza campanilismi (credo che le impostazioni generali siano comunque diverse), sì può fare un’analisi di quanto offrano in comune e invece di diverso le due manifestazioni?
* Non è che, di questo passo, come nel calcio, si rischi di mettere a cuocere troppe manifestazioni (non mi riferisco a queste, ma ad altre annunciate) con il pericolo, da un lato di non veder più motivati i nomi “giusti”, dall’altro di promuovere a protagonisti quelle che sarebbero, invece e comunque, delle comparse.
Immagino che Paolo, di suo, una risposta ce l’abbia già , ma sarei curioso di conoscere anche l’opinione di qualcuno che ha vissuto la cosa più dalla…platea.
Grazie. Sararlo.
febbraio 7th, 2006 at 08:25
“Bene, bravooo!!!
…Più grande e più forte che pria…
Bene bravo!!”
Ecco perchè il mitico Cauzzi, ad Identità , già dalle 10 di mattina si scofanava Patanegra, ostriche, e Champagne…Per aiutare a nascondere il patrimonio di prodotti degli altri (Franza e Spagna) e a valorizzare il nostro!!
Che- tra parentesi- dopo ogni passaggio del Grande Cauzzi diminuiva vistosamente…:-))))
(quello economico, intendo)
Bravo ALbertone sei un mito
)
febbraio 7th, 2006 at 13:11
non possiamo che essere d’accordo sul rispetto e valorizzazione del proprio patrimonio…
ma allora la manifestazione avrebbe dovuto chiamarsi “identità golose italiane”
suggerisco un altro elemento che dovrebbe far riflettere: rispetto delle stagioni.
quindi potremmo prendere in prestito la famosa teoria di Richard Florida tratta da “L’ascesa della nuova classe creativa” delle tre T (talento, tecnologia, tolleranza) e rielaborarla in: talento, tempo, territorio
che ne dite?
febbraio 7th, 2006 at 13:55
Attenzione.
Rischiamo di confondere gli scenari.
Agrifood, a Verona tra un mese circa, è una manifestazione di una certa importanza.
In cui, tra l’altro, Chef di un certo rango, scendono in campo con il loro talento (l’anno scorso, tra gli altri, De Prà e Portinari)nell’ abbinare talento, territorio e materia prima.
L’osservazione di Alberto (peraltro ampiamente approfondita due mesi fa in un “Fanzine” Blog qui vicino, cui lui ha partecipato attivamente)credo mirasse ad ottimizzare una manifestazione essenzialmente professionale, quale è in effetti I.D., abbinandola a scelta elettiva di materia prima nazionale.
Osservazione condivisibile in toto e,credo anche, materialmente già messa in pratica da molti Chef, o almeno da gran parte.
Infatti, di agnello presalè, credo oramai più nessuno ne senta parlare.
Sararlo.
febbraio 7th, 2006 at 13:58
scusa giulia ma devo applaudirti per le T, cercherò il libro e poi scriverò la mia
adesso sono purtroppo preso
le T di florida a quale campo creativo si riferiscono per favore? anche alla cucina?
se temi di annoiare il pubblico puoi rispondermi via paolomarchi@identitagolose.it
in ogni modo, è corretto: io cerco identità golose e stop, non necessariamente di una nazione precisa
quando leggo di terra tradizione e territorio io mi faccio una risata colossale, mai sentite parole così prive di logica. la storia, i sentimenti e la nostalgia sono altre cose
febbraio 7th, 2006 at 15:50
Dunque l’ho letto questa estate: il libro non accenna espressamente al campo della cucina/enogastronomia, ma applica la creatività alla vita e tempo libero, alla comunità e al lavoro.
maggiori dettagli ti li invio via mail
febbraio 7th, 2006 at 15:57
azz…. applauso da PAOLO MARCHI
lui medesimo in persona :-O
non ci posso credere!!!
farò vedere il post al collega della redazione che di occupa della pagina del gusto!!!
febbraio 7th, 2006 at 17:37
Paolo anch’io odio i termini spesso usati a sproposito. Ricordo ancora l’abuso, alla fine degli anni novanta, del termine “multimediale” come oggi il continuo ed improprio utilizzo del termine “politically correct”
.
Quello che intendevo dire, forse frainteso anche se mi è sembrato chiaro di aver spiegato che non è responsabilità tua, è che sarebbe utile rimarcare maggiormente la nostra identità italiana di cuochi italiani con prodotti italiani. Credo che la creatività non sia necessariamente la ricerca esasperata alla scoperta del migliore addensante che esista oppure l’esasperazione della cottura a fiamma ossidrica. Può essere anche la riscoperta, rivisitazione e rilettura dei prodotti, delle loro consistenze, della forma di presentazione, della loro cottura e manipolazione. Ed in questo noi siamo certamente campioni.
febbraio 7th, 2006 at 19:48
Hanno provato in molti a smontare l’identità italiana, le sue tradizioni e le sue peculiarità . Nessuno c’è riuscito.
febbraio 8th, 2006 at 10:10
quali tradizioni italiane? di quale epoca? se dobbiamo rifiutare in nome della tradizione quello che ci arriva da fuori, perché caffé, thè, pomodoro, cacao e via così via sì? perché dopo secoli sono accettati? il punto è uno solo: quando un nuovo prodotto non fa più paura e diventa di uso comune? perché il problema è tutto lì, nella “paura” del nuovo, come se l’italia, la sua cucina e noi stessi italiani non fossimo una macedonia
e perché la tradizione esiste solo a tavola? io non ho nessuna intenzione di smontare chissà cosa, avete letto gli ingredienti dell’insalata di mare di Cracco?
febbraio 15th, 2006 at 11:21
Identità Golose è come un arma,
non è cattiva è come viene usata.
da parte mia un grazie a Paolo
cercherò di usarla al meglio.