Porzioni da hinterland nel paese di cintura. O del ristorante “La Corte” di Pogliano Milanese
Ristorante La Corte
Via Chiesa, 36
Fraz. Bettolino
POGLIANO MILANESE 20010 MI
Tel. +39 02 93258018
Lacorteristorante [link]
Chiusura: Domenica sera, Lunedì
Conto medio: 50 euro.
Menu degustazione: 38 euro (ma dal sito non risulta)
Ultima visita: sabato 28 Gennaio.
Tu non sei esattamente il tipo di persona che ci si aspetterebbe di vedere in un posto come questo a quest’ora del sabato. E invece, indirizzato dal sito dei JRE (Jeunes Restaurateurs d’Europe) [link] a Pogliano Milanese, paese di cintura – per giunta ricoperto di neve – eccoti qua, davanti all’ingresso del ristorante La Corte. Bendisposto devi riconoscere, per via del rilassante biancore tutt’intorno. Alla fine il conto ti darà ragione.
Rilassante anche l’interno. Non di quelli elettrizzanti ecco, qui si punta sul classico: pavimento in mattonelle di cotto, tinte calde alle pareti, luce soffusa, legno per le sedie e i tavoli, ben apparecchaiti e distribuiti attraverso gli ambienti in modo corretto. Frank Gehry non si è fermato a Pogliano Milanese. Che si fermava a fare, d’altronde.
L’aggettivo calzante per questa cucina è: lineare. Ma anche semplice, chiara, leggibile. Non cercate tecniche sperimentali, ingredienti esoterici, accostamente arditi, non li trovereste. Disponibile invece un bell’assortimento di etichette lombardo-piemontesi, il più interessante di una cantina discretamente fornita. Hai ordinato, insieme a una bottiglia di vino Sfursat Triacca 98, che quando ti senti un po’ sommelier del TG5 Gusto (sì, capita anche a te) non esiti a definire di colore rosso rubino, aroma netto di tabacco, gusto persistente e gradevolissimo:
Appetizer:
Crema di fagioli e tonno. Bacio di dama con foie gras — La crema è delicata. Il bacio di dama con foie gras ti fa venire in mente lo spot dell'acqua minerale, quello in cui la particella di sodio si sente sola. Anche il bacio di dama cerca compagnia.
Antipasti:
• Tortino di topinambur e cipolle con fonduta valdostana — La fonduta è cremosa a dovere, il tortino invece è piccolo. Dove sono le famose porzioni da hinterland?
• Foie gras d’oca e anatra con terrina di galletto ruspante all’uvetta e mostarda — I fegati, quello delicato d'oca e quello più rustico dell'anatra, ti danno l'impressione di essere freschissimi. Il tuo è animaliamo a intermittenza, oggi mangi foie gras senza complessi di colpa.
Primi piatti:

Risotto milanese con funghi e vino rosso — Un profumo intenso, ricco, con prevalenza dello zafferano. Da un risotto alla milanese cucinato, per di più, nella cintura milanese ti aspetti di sentire meglio lo zafferano. Qui dentro c'è troppo di tutto il resto. Le porzioni sono tornate da hinterland.
Secondi piatti:

Ossobuco di vitello con salsa verde e trippa alla milanese — A lezione di ossobuco: cottura, grado di calore, condimento sono esemplari. Persino la salsa verde sembra superflua. Come la trippa, che pure è morbidissima.
Petto di faraona su letto di spinaci e salsa con senape in grani — Il nome è esagerato, se te lo presentavano come un bel piatto di faraona maturavi aspettative più rispondenti. Occhio che gli spinaci "annacquano".
Dolci:

• Panettone con crema allo sherry e pistacchi
• Montebianco con panna
• Sformato demi-cuit al fondente “Grand Cru Araguani”, crema chantilly — Sorpresa (possono esserci anche qui) la crema allo sherry che ricopre il panettone è inedita e buona. Dal solo dolce al cioccolato presente in carta ti saresti aspettato di più. L'avvertenza di servire lo sformato a due temperature diverse non basta. La spunta alla fine il Montebianco. Lapallissiano, qui non poteva che essere così.
Francesco Faenzi, Massimo Bernardi
da massimo
Ultimo commento:
di francesco il 01/1/70
Visualizza / Lascia un commento







febbraio 10th, 2006 at 10:31
Benvenuto ufficialmente nel Team Francesco
Complimenti ! Un locale scarsamente recensito.
febbraio 10th, 2006 at 10:38
Alberto, chi entra offre da bere.
Giusto?
Bravo Franz, alla prossima.
Sararlo.
febbraio 10th, 2006 at 11:13
C’è giusto giusto da peck un fantastico Clos de La Roche di Leroy … se poi non va bene ci accontentiamo di un Clos de Vougeot
Attendo fiducioso Franz
febbraio 10th, 2006 at 15:37
bella rece.
alberto, a suo tempo, tu mica mi ha offerto un clos de la roche.
Hai 15 gg di tempo per rimediare:)
febbraio 10th, 2006 at 19:01
Franz. Tornando a boccia, solo una piccola osservazione.
Con tutto il rispetto, ma, tra gli Sfursat, quello di Triacca mi pare un po’ ‘na ciofeca.
Mai provato Nino Negri (quello del centenario, proprio ‘98, se non erro, migliore del più celebrato 5 stelle) o Sertoli Salis ?
Triacca no, con De Rica non si può… pardon, mi sono fatto influenzare da 2 Thread più indietro…;0)
Ciao. Sararlo.
febbraio 11th, 2006 at 15:00
Beh dai, Triacca non mi è parso così da buttare, ho bevuto pochi giorni fa proprio un 2000 e un 2001.
Certo, Sertoli ha un’altra impostazione e a me, personalmente, piace di più.
febbraio 12th, 2006 at 17:03
Tommaso.
Se abiti anche nella città sul cui quotidiano ti leggo, sai chi ha la colleziona completa di Sertoli Salis?
Non ci crederai mai: quella vecchia e simpatica baldracca milanista di Giorgio Notari, Alla Vecchia Latteria di Via Unione.
Basta sbagliare l’incrocio con Via Spadari di poche centinaia di metri e sei lì.
Il sabato a mezzogiorno è ‘na goduria.
Au revoir. Sararlo.
febbraio 12th, 2006 at 22:07
triacca consigliato su nino negri dal sommelier…
ma mi dai un buon motivo per tornare prima o poi!
-f
febbraio 13th, 2006 at 16:45
Mah … se posso dissentire su Nino Negri lo farei
A buon intenditore …
Vorrei spezzare una lancia a favore di Ar.Pe.Pe. che produce vini forse un pò difficili da capire ma sicuramente autentici.
Ritengo intollerabile bere uno Sfurzat ed avere la netta sensazione di degustare un iperconcentrato Siraz Australiano
febbraio 13th, 2006 at 17:49
Alberto, troppo ermetico.
Puoi spiegarti meglio?
Sararlo.
febbraio 13th, 2006 at 18:10
I Vini di Nino Negri sono iperconcentrati, grassi, praticamente un budino d’uva. Poco a che vedere con il vino di valtellina che ,seppur a latitudini diverse, sempre Nebbiolo è perdinci !
Parlo di colore scarico (accentuato dalle temperature non certo miti), riflessi mandorlati/arancio, fine, elegante in bocca e per niente “grasso” e ciccione.
Certo lo sforzato per definizione è più carico e concentrato ma comunque i vini di Nino Negri non li trovo personalmente una degna espressione del Terroir … Prova il Sassella le Tense a finaco del Sassella Rocce Rosse Ar.pe.pe. … due vini diametralmente opposti. Le vigne credo che distino un paio di centinaia di metri … Qual’è la giusta espressione del Terroir tra i due ?
febbraio 13th, 2006 at 18:25
Bah, parlavamo di Sfursat, comunque.
Non ho bevuto i Sassella che dici Tu.
Credo la mia esperienza si limiti, anche qui, a Nino Negri (forse), a Triacca (probabile).
Confermo che lo Sfursat di Triacca non mi ha entusiasmato, troppo ruvido, troppo legno, se la memoria non mi tradisce.
Di Nino Negri il Centenario l’ho trovato più vero, al contrario del 5 Stelle forse un po’ costruito.
Elegante,invece, il Sertoli Salis.
Certo, potremmo aprire tuttunaltra parentesi, sia nei confronti dei vini con lieve nota di appassimento (i nostri
Amarone, il vostro Sfursat) così come i vini coltivati in altura e, quindi, tornando al Nebbiolo, ho un piacevole ricordo di un piccolo produttore del Val di Susa, mi pare si chiamasse Villa Carlotta.
Tuttavia, Alberto, siamo in una scheda di ristorazione, magari poi becchiamo cartellino giallo per essere andati fuori tema… ma forse il tema non è troppo…sfursat, ma alto e nobile, con lieve nota di appassimento, ça va sans dire.
Sararlo.
febbraio 15th, 2006 at 12:33
“Confermo che lo Sfursat di Triacca non mi ha entusiasmato, troppo ruvido, troppo legno, se la memoria non mi tradisce”
quello che ho provato io (1998 credo di ricordare) assolutamente non ruvido. ma proprio zero.
legno si, ma non troppo.
mi ha stupido perchè me lo aspettavo più come dicevi tu!
il nino negri non mi ricordo che anno (non credo il centenario) l’ho trovato più ……. pesante
ciao
-f