Il Rosso e il Nero: Ossignore, parliamo di vino e rapporto qualità-prezzo
| IL ROSSO |
Il caro estinto ha un nome ben noto: RAPPORTO QUALITA’-PREZZO. Ora però si ripalesa, ma è un fantasma, un poltergeist; riappare perchè in molti lo invocano, ma l’entità sembra incorporea. E insomma, che diamine è il rapporto qualità-prezzo riferito al vino? Un concetto che dovrebbe identificare vini dal prezzo basso (poniamo, 8 euro la bottiglia) e dal livello qualitativo elevato (poniamo, 83/100 in punteggio), ma finisce per coniugare qualità della bottiglia e cifra che ognuno di noi è disposto a sborsare per quella bottiglia. E come molte espressioni riferite al nostro ambito (terroir vi basta?) il “rapporto qualità-prezzo” sta diventando un tormentone, e un concetto un po’ inapplicabile, pure. Insomma, facciamo la cosa antipatica che almeno ci togliamo il pensiero: facciamo i conti in tasca a chi legge. Tu, proprio tu: sei forse un co-co-co (o pro, quel che è) e fai si e no seicento-ottocento euri al mese? La tua soglia di prezzo (parliamo di qualità) difficilmente coincide con quella del direttore di banca. Divera comunque da quella del chirurgo acclamato (e così via). E allora, di che parla chi scrive “vino dall’ottimo rapporto qualità-prezzo”? Delle sue tasche, forse: i potenti redattori del gruppo Espresso, per esempio, sembrano avere una bustapaga pesante rispetto ai simpatici proletari de Il Mio Vino. Che poi, a dirla tutta, neppure il reddito chiarisce, fior di enofili tagliano sulle spese personali per garantirsi “Monfortino” o simili efferatezze finanziarie. E allora rapporto qualità-prezzo significa solo “prezzo basso”? Neppure questo, direi. Per una bottiglia alcuni trovano folle spendere 5 euro, per altri è demenziale spenderne così pochi. In definitiva, ognuno di noi ha una propria soglia qualità-prezzo, che non può essere misura valida per tutti. Si dovrebbe introdurre il concetto di “rapporto-prezzo-qualità-date-le-mie-finanze”.
Fiorenzo Sartore
| E IL NERO |
Come non riconoscere Fiorenzo, che il rapporto qualità-prezzo di una bottiglia riguarda il nostro potere d’acquisto, e la volontà di spesa di ognuno di noi? Ciò detto, (22 euro per l’acquisto in cantina del barolo di un piccolo vignaiolo come SCHIAVENZA costituiscono un eccellente rapporto prezzo-qualità rispetto ai prezzi, doppi o tripli, di tanti Barolo elogiati dalle guide, ma per i comuni mortali restano cifra difficilmente abbordabile) non credo si possa parlare del rapporto prezzo-qualità come di un “caro estinto”. Anzi, rimane un valore oggettivo, direi quasi indiscutibile se pensiamo ai prezzi gonfiati, e alle valutazioni che dovrebbero orientare il consumatore, da prendersi invece, con le molle. Altro che considerarlo un poltergeist o mandarlo in soffitta, come suggeriva l’enogastronauta Davide Paolini! Il rapporto prezzo-qualità resta il migliore termine di paragone per decidere se un vino o un produttore meritano la nostra considerazione. Il vino X costa la metà di un vino elogiato dalle guide ed è altrettanto buono, anzi di più ? Premiamolo con la nostra fiducia. Al contrario, scansiamo quello che alla prova d’assaggio si dimostra un bluff, anche se tri-bicchierato, anche se onnipresente sulle riviste patinate. L’idea di bere un vino senza la fastidiosa sensazione di essere stati turlupinati non vi aggrada? A me sì, tanto da essere la bussola che orienta le mie scelte, o se preferite, l’assicurazione sulla salute del mio portafogli.
Franco Ziliani
da massimo
Ultimo commento:
di giorgio il 01/1/70
Visualizza / Lascia un commento







marzo 3rd, 2006 at 11:57
a mio parere l’errore sta proprio nei termini: se parliamo di qualita’/prezzo allora il termine di paragone e’ la nostra tasca. E questo rapporto penso abbia poco senso.
se invece, come penso che dovremmo veramente fare, parliamo di QUALITA’/VALORE, allora ci siamo!
E’ sottile…ma e’ la stessa differenza che c’e’ tra “costoso” e “caro”..
Un caro saluto, per l’appunto
a.
marzo 3rd, 2006 at 12:08
Credo che bisognerebbe mettere in relazione la qualità misurata da un panel di degustatori professionisti, o anche semplici appassionati, tradotta in punti o stelle o bicchieri ecc., ed il prezzo di vendita. Ad esempio un buon amarone a 15/20 euro ha un buon rapporto q/p; un buon amarone a 50 ed oltre euro non ha piu’ un buon rapporto q/p, pur rimanendo un buon o ottimo amarone.
Il dott. Tachis ha dichiarato in una intervista che nessun vino ( nemmeno il piu’ blasonato ecc. ) dovrebbe costare piu’ di 15 euro, per il valore intrinseco di quanto contenuto nella bottiglia.
Il dibattito continua…
marzo 2nd, 2006 at 17:31
Per una volta, vivaddio, sono completamente d’accordo con l’ex franco tiratore. Il rapporto qualità prezzo – sia pur tormentone – non è e non potrà mai essere una moda dacché rappresenta una necessità per il consumatore.
Il rapporto qualità prezzo è un dato oggettivo e non soggettivo. Come lo valuto ? Semplice : è il rapporto tra la qualità – oggettiva – di un vino ed il suo prezzo, tenuto presente il mercato di riferimento – e quindi il prezzo medio – per quello specifico prodotto.
Un Barolo eccellente da 20 euro rappresenta senz’altro, oltre che una rarità, un vino dall’eccellente rapporto qualità prezzo dacché il mercato di riferimento oscilla tra i 15 e i 70 euro circa.
Un barolo pessimo a 5 euro resta pessimo. Un barolo eccellente a 200 euro resta eccellente ma senza rapporto qualità prezzo.
L’unico caso per cui è difficile stabilire questo dannato rapporto è quando si ha a che fare con prodotti di estrema nicchia, introvabili o “senza prezzo”. Qui il q/p va un po’ a farsi benedire.
marzo 2nd, 2006 at 13:18
La qualità di un prodotto è oggettiva, la capacità di percepirla da parte del consumatore è soggettiva e dipende da molti fattori.
Il prezzo è da una parte soggettivo, nella misura in cui dipende dal potere di acquisto di ognuno di noi, è oggettivo se comparato alla qualità effettiva del prodotto (un vero filetto di fassone non può costare sotto una certa cifra, altrimenti non è filetto di fassone, ma non può costare neanche oltre una certa altra cifra, altrimenti è furto).
In soldini… è un gran macello per chi commercia e vende vino, trovare un vero vino dal vero rapporto qualità prezzo, idem per chi lo compra.
Sicuramente non lo si può generalizzare a qualsiasi categoria di vino. Un conto è il rapporto qualità-prezzo di un Barolo, un conto quello di una Bonarda frizzante dell’Oltrepo Pavese.
E’ vero anche che per la maggior parte degli italiani, rapporto qualità/prezzo, significa solo e soltanto prezzo basso, la qualità è un optional, ma questo è un problema culturale nostro.
La butto lì: potrebbero aiutare a dipanare la questione (e mi ricollego al post di questa rubrica sulle doc e docg) dei disciplinari di produzione che, sul modello di quelli francesi, finalmente ci dicessero, in modo meritocratico, quali vigne o sottozone sono in cima qualitativamente e quali no, una classifica come in Borgogna, Bordeaux, Alsazia etc..?
marzo 2nd, 2006 at 14:58
Credo che si tenda a fare un po’ di confusione fra il potere d’acquisto di una persona e il confronto tra il costo e l’effettiva qualità di un vino.
Nel primo caso, non parlerei di rapporto qualità/prezzo, ma di vini economici, per tutte le tasche. Il rapporto qualità/prezzo, ha invece un senso come metro di giudizio legato al vino e non a chi lo acquisterà.
E’ ovvio che non è facile essere obiettivi al 100% nel dare un simile giudizio, ma come ha fatto notare Franco, dal momento che un Barolo può costare tra i 15 e i 60 euro (salvo i pochi estremi in su e in giù), è evidente che sarà il parametro qualità a determinare se quei prezzi sono giusti. Il rapporto qualità/prezzo, a mio modo di vedere non è legato tanto a un vantaggio economico di chi lo acquisterà, ma all’effettiva onestà del prezzo sulla base della qualità che offre.
Il Barolo da 15 euro può essere un pessimo Barolo come quello da 60 può essere superlativo, ma potrebbe accadere anche il contrario.
Spero di essere stato chiaro.