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Ristorante La Pergola dell’Hotel Cavalieri Hiton, Roma

LA PERGOLA

VOTO: 93 (Cucina 56/60, Servizio 19/20, Cantina 9/10, Ambiente 9/10).

CONTO MEDIO: 150 euro, vini esclusi.

Indirizzo: Via Cadiolo, 101 – Roma
Telefono: +39 06 – 35.09.21.52
Internet: Cavalieri-hilton.it [link]
Chiusura: Lunedì e sempre a pranzo.
Ferie: dal 1° al 25 Gennaio e dal 13 al 28 agosto
Carte di credito: le principali.
Coperti: 50
Ultima visita: Sabato 18 Febbraio
.

Tutti ricorderete la favola di Cenerentola: zucca, rintocchi e scarpette associate. Al posto della zucca prendete un taxi, e proiettatevi, per una sera, nel favoloso mondo de La Pergola, veduta su Roma compresa (dato che ci siamo, compresi pure gli occhi blu oceano di Anna che vi scorta al tavolo). Niente jeans sdruciti o infradito, alla festa di Herr Kaiser Beck (Heinz, il cuoco) si va in polsini e decolletè da controllare durante la salita in ascensore. Ai trasgressori provvede il personale, pescando dal guardaroba il capo più adatto (a volte non proprio), sotto lo sguardo vigile di Umberto Giraudo. Al sommelier Marco Reitano, già campione italiano, autore di una carta dei vini forte di mille proposte e cru da favola, soprattutto stranieri, date pure… carta bianca. Noi abbiamo cominciato a Sciampagna e nel frattempo contato 23 voci nella Carta delle Acque. Effetti collaterali? No, anzi: a ogni voce corrisponde precisa scheda tecnica, quasi che Reitano, più che Maitre millesimato, sia dottore in idrologia.

No, non è per consolare Kaiser Beck che quelli della Michelin gli hanno attribuito la terza stella, dopo che – storico “bavarese a Roma” – è stato affiancato oltre Tevere da più illustre conterraneo. E non è nemmeno per la volata mediatica che gli ha tirato Bruno Vespa, o per i continui investimenti della proprietà multinazionale. La ragione vera è la sua cucina, che segnala tecnica, fantasia, impegno costante, in armonioso accordo con la sala, dove Simone Pinoli e tutto il personale, da chi porge il pane al garçon che illustra il bendiddiio, contribuiscono all’atmosfera da favola, accentuata da insolite magie come le varietà di pepe e sale dai cinque continenti, i the e le tisane, i distillati introvabili. Da ultimo, una confessione: al momento di risalire sulla zucca, pardon… sul taxi, abbiamo rivolto alla Pergola romana l’ultimo sguardo. Per impadronirci di quella cartolina tri-stellata capace per una volta, di ridurre colli e cupolone al ruolo di comprimari. Per una volta, eh!


- Il saluto della cucina si fa in quattro con le “Variazioni di Bieta”, mutamenti piacevoli sul tema umile della cicoria, abbellita marinata, arrotolata, fritta e quant’altro si può fare a Carnevale.


- Dalla Ciociaria al “Carpaccio di Scampi” globalizzante, in cui, a far colore e sostanza collaborano una gelatina di lime con papaya, caviale rosso/nero e una cucchiaiata di granita&tequila. Dovrebbe piacere al gioielliere di Bangkok, come al petroliere texano. Anche agli italiani, nel loro piccolo…


- Incuriosti dai “Ravioli di Calamari” con Ananas ammiriamo un quadretto ingentilito da moscardini, nero di seppia, mela a bastonicini. Non una portata indimenticabile.


- I “Tagliolini con Broccoli e Vongole” ci fanno ritrovare il cuoco che conoscevamo, quello senza la terza stella. Tra le altre cose di Heinz Beck ci piace l’abitudite di accostare alla versione ufficiale dei suoi piatti, una rilettura realizzata con gli stessi ingredienti elaborati in modo diverso. In questo caso un cartoccetto con broccoli e vongole fritte che si fa piluccare piacevolmente, meglio del “pastato” principale, dove il residuo di cottura annaqua il risultato.


- Un classico parecchio versatile il “Risotto allo Zafferano”. In questo caso niente foglia d’oro, ma una schiuma di zafferano che s’insinua tra gli scampi. Divertente.

- Che a Roma la Carbonara potesse essere una sorpresa, e chi lo immaginava? La salsa immateriale che insaporisce i fagottelli di Carbonara “La Pergola”, con una discreta nevicata di pepe nero a dar man forte, è formidabile.


- Anche se il vertice della serata è un’intrigante “Composizione di Capesante”. Una composizione schubertiana, dove in diesis, bemolle e sol maggiore troverete anche dei pomodorini su un purè di ceci aromatizzato al caffè. Il Bingo lo fanno i ceci, in un riuscitissimo contrasto di sapori.


- Il “Petto di Piccione” è un piatto garibaldino, da Italia unita. Convivono arance e vin brulè, come nel cuoco bavarese convivono il matrimonio siciliano e il lungo soggiorno nel SudTirolo meranese. Niente da dire: fantasia, tecnica, equilibrio nel dosaggio degli ingredienti. Peccato per la coppia autoctona che gracida nel tavolo accanto al nostro. Lei non ci sta, e lui forse pensa al conto.


- Aizzati dal piccione azzardiamo il “Cervo alle Nocciole con radici invernali e consommè di castagne”. Ma il cervo non vola, non come il piccione, insomma.

La Selezione dei Formaggi è coraggiosa, nel senso che c’è, ma serve più che altro a far conoscere il “Castelmagno al Notaro” di Dunquerke. Qualche presenza in più non guasterebbe.


- Chissà, il pasticciere stasera deve essere in ferie. Il “Grand Dessert” di grande ha ben poco, tralasciamo, e chiediamo un modesto bis di pregevole “Spuma Bianca al peperoncino su salsa di lamponi e gelato al cioccolato”.


- Conturbante lo “Scrigno” della Piccola Pasticceria. Apri una cassetto qua, poi là, e poi ancora sù e giù… e la serata finisce in gloria (si parlava di cassetti, ovviamente).

Sararlo

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mar  06
7
alle 03:36
da massimo

Ultimo commento:

di Alberto Cauzzi il 01/1/70

10 ??? Ma anconetani non era mister 20% ? :-) :-)


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46 Commenti to “Ristorante La Pergola dell’Hotel Cavalieri Hiton, Roma”

  1. rob78 dice:

    Non vorrei essermi spiegato male: anche io sono stato molto bene alle Calandre, è ovviamente un ristorante grandioso. Facevo solo un paragone tra il trattamento della Pergola(che d’altra parte ha il suo bel costo!) e quello delle Calandre. Il primo per me è perfetto(per me può valere anche 20/20), il secondo è molto buono. Piccole sottigliezze che non vogliono togliere nulla al grande lavoro di Raffaele Alajmo.

  2. Sararlo dice:

    Paolo, partendo dal presupposto che il gusto è personale è evidente che nessuna alchimia aritmetica potrà essere condivisa.
    Nello specifico, il mio punto di vista porta a questa sintesi.
    In un locale desideri tornarci?
    Per quale motivo?
    Tra quanto tempo?

    Da Beck ci torni, anche se magari non per la periodica e frequente curiosità di cosa succede ad ogni cambio di stagione in Carta.
    E’ divertente il suo proporre il piatto principale con accanto la reintepretazione dello stesso con tecnica diversa.

    Ho notato, dall’ultima volta, che ha approfondito tecniche che si riassumono nella presentazione dei crudi.

    Se l’esperienza ad un Restaurant vuole essere anche omnicomprensiva e oltre il piatto, il team di Giraudo è da sede permanente di Stage per molti altri locali, e non per niente il loro libro pubblicato da Chulinaria ne fa testo, ma è l’esperienza in loco a confermare che qui si fa sul serio, bene, e con leggerezza.
    Non è una cosa da poco.

    Ovviamente, considerata la struttura e tutto il contesto attorno, il rapporto qualità prezzo non è dei più favorevoli.
    Diciamo che è allineato su standar internazionali e non certo, come avviene da noi, anche in locali di pari grado, sui parametri di un’attività a gestione familiar-artigianale.
    Quindi, oggettivamente, tutte le voci sono codificate con parametri da holding del settore.

    Quanto ai giudizi sui singoli piatti.
    Potrei dire che entrano in gioco quelle sottili sfumature tra il testo originale e i conseguenti adattamenti redazionali al format prescelto.
    L’unica cosa che ho trovato non all’altezza del resto è stato il Gran Dessert, nel senso che, pur inappuntabili, le singole componenti non avevano vette eccelse come trovato in altre proposte, anche se abbiamo fatto bis di quanto detto.
    Ottima peraltro la piccola pasticceria, e non solo per la presentazione.
    Il Piccione era meglio del Cervo e, così come per i Ravioli di calamari, il condensare redazionalmente un giudizio che risulta più articolato nel testo originale può far percepire sfumature che, come dicevi, parlando di un tre stelle, hanno il loro peso anche se, credo, l’esempio più chiaro risulta dall’analisi dei Tagliolini.
    Premessa.
    I Tagliolini, di per sè stessi, sono tra le paste meno muscolari, ma come scelta, forse, erano oggettivamente i più adatti a triangolare con vongole e broccoli.
    Certo che, questi ultimi due, messi da soli e per di più in versione fritta spiazzavano il confronto con il piatto principale che, bada bene, era stato riassunto così: “… (inferiore al fritto)…forse per una eccessiva presenza di residuo di cottura che, in quest’ultimo, diluisce un po’ il piacere del tutto” … chiuso, poi, nella versione definitiva come “dove il residuo di cottura annacqua il risultato”… in effetti può dare adito a interpretazioni diverse, laddove non si ragiona di differenze macroscopiche, ma di sottili sfumature in cui, anche l’esperienza ed il gusto personale si traducono in termini conseguenti.
    Dico questo per il semplice motivo che fatte salve le diverse sensibilità ed esperienze di chi magna e poi ci scrive non può essere facile tradurre immediatamente il tutto con la visione che ne può avere chi, in questo caso Massimo Bernardi, si adopera per adattare il tutto ad un format in cui si sceglie di far convivere entro certi equilibri la componente scritta con quella visiva.
    Tornerei da Beck?
    Sì, tra due anni.
    Credo lo si possa considerare un locale importante di vetrina della cucina italiana nel mondo, riferimento sicuro per una clientela internazionale che, se avrà occasione di fermarsi in Italia per un tempo più lungo, potrà anche approfondire, poi, altre realtà, altre proposte, magari anche più decentrate dai percorsi del turismo tradizionale.

  3. Michele dice:

    ma a noi le scollature piacciono…

  4. Gourmet dice:

    Che dire…
    ;-)

  5. francesco dice:

    ma eri lì sabato 18?

    come abbiamo fatto a non trovarci?
    -f

  6. paolo marchi dice:

    faccio l’avvocato del diavolo ma dei dieci piatti arrivati a tavola tre sono stati bocciati (per essere in un tre stelle), due rimandati (non indietro, intendo tra sì/ni/no sono dei ni) e solo cinque, la metà, hanno strappato applausi a scesa aperta. voto alla cucina 56… quasi la perfezione in terra, ma se fosse piaciuto tutto?

    più in generale, venti centesimi dedicati al servizio e sono dieci al vino mi sembra senza logica anche perché accade alla fine la stessa cosa che capita al gambero: con la cucina che incide solo per un 60% sul voto totale, il valore del cuoco viene penalizzato
    buon tutto
    paolo

  7. Sararlo dice:

    Sai Fabio, invece, nella scheda tuttora in Stand By de “Il Pescatore” ho trovato un Servizio che, per carità, pur corretto, ma conoscendo anche la maniacalità e il perfezionismo di Antonio Santini, presentava delle sfumature perfettibili.
    E qui mi ricollego a uno dei post precedenti, non ricordo se di Alberto o di altri, in cui si sottolineava la obiettiva difficoltà, a volte, per i Ristoratori o gli Chef, di trovare personale di sala adeguato al loro impegno.
    D’altra parte è un problema generale della nostra società affluente e con cui tutti noi, nella nostra realtà quotidiana, ci confrontiamo quotidianemente.

  8. paolo marchi dice:

    corporate? scusa Max, vuoi dirmi che tu sei un frate francescano che peperossa per beneficenza e regala tutto ai poverelli?
    il mio scrivere che le metterò a punto e poi le pubblicherò, non va inteso come farò tutto io, c’è un gruppo che cammina con me e con cui mi confronto, solo che i soldi li metteremo io e il mio socio e certo non mi stupirò davanti alla pagina stampata. se questo è essere corporate, allora lo sono (e anche implacabile)

  9. Sararlo dice:

    Fabio, la battuta ci sta e la accetto.
    Tuttavia, quella del Tre Stelle in Jeans è un’opinione condivisa da molti, anche tra coloro che ci sono andati senza il Sararlo.
    ;0)

  10. fabio fiorillo dice:

    comunque per quello che può interessare anche io sono stato molto bene, riguardo al servizio, e non mi chiamo Sararlo!

    E’ ovvio Giancarlo che ho fatto la battuta sapendo che sei una persona di spirito (alcolico e non).

  11. Sararlo dice:

    Attenzione Rob, il tuo spunto è ottimale, quanto all’esempio credo vada fatta una precisazione.
    Su Beck concordo in toto.
    Sulle Calandre vorrei invitarti a questa riflessione. Cucina a parte, ovviamente.
    Credo che uno dei meriti di Raffaele Alajmo sia stato quello di aver saputo creare un Servizio da 3 Stelle in Jeans.
    Preciso, attento, puntuale, che tuttavia non intimorisce il palato di chi, entrando in un 3 stelle, pensa di entrare in una cattedrale in punta di piedi, come potrebbe essere, anche se non vi è la volonta, ad esempio in via Ghibellina.
    Diciamo che, alle Calandre, vi è anche la liberalità di rimettere al buon gusto dell’avventore il fatto di presentarsi alla loro tavola in maniera consona (cosa che non sempre avviene), mentre invece, al 7° piano dell’Hilton non ti ributtano certo indietro via pergolato panoramico, ma cortesemente aprono le porte del guardaroba.
    Che poi dalla periferia di Padova non si possa vedere il cupolone del Santo o non si sia all’interno di una vecchia casa patrizia del ‘700…beh, questo è un altro discorso, che forse con il Servizio in senso stretto non c’entra molto.

  12. solarolo dice:

    bella rece,
    ma toglimi una curiosità, all’interno del ristorante ci sono solo luci gialle o è un’effetto della macchina fotografica?

  13. Sararlo dice:

    Per le Photo.
    No, è un mix di fattori.
    * L’ambiente viaggia molto a luci soffuse
    * Il Sararlo deve ancora maneggiare bene il digitale (sperando, comunque, di essere oltre l’effetto Polaroid ;0))
    Ergo …

  14. Anonimo dice:

    Sei inguaribilmente corporate :-)

    Breaking — la guida di Paolo Marchiii…

  15. Sararlo dice:

    Alberto, si vede che hai un curricula scientifico…
    Forse io e Paolo, senza scomodare il latinorum, siamo più … umanisti ;0)))

  16. Sararlo dice:

    p.s.
    …della mia visita all’Astrance ricordo anche un ottimo Sommelier.
    Un po’ alla Scarpitti… preparato, divertente, ironico.

  17. rob78 dice:

    Io credo che ad alti livelli il servizio conti moltissimo(e i 20 punti/100 siano proprio il minimo). Certo, se vado in una trattoria l’importanza del servizio si riduce: lì l’unica cosa che conta è mangiare bene. Ma nei ristoranti “stellati” lo stare bene a tavola è fondamentale e le differenze si sentono. Esperienza PERSONALE tra due 3 stelle: la cucina di Alajmo trovo sia superiore a quella di Beck ma il servizio delle Calandre non si avvicina neanche lontanamente a quello della Pergola. Risultato: se dovessi dare un voto ai due ristoranti,o meglio, alle serate passate nei 2 ristoranti, questo sarebbe molto simile nonostante il gap che c’è tra le due cucine. Mi sembra una visione più ampia

  18. fabio fiorillo dice:

    il fatto, Rob, è che le disparità, a Sarmeola, le fanno a favore di Giancarlo… è per questo che non le vede!

    ;-)

    si scherza, eh!

  19. fabio fiorillo dice:

    il metodo del GR è questo salva l’inversione dei voti per cantina e servizio;
    ma di questo ne parlammo ampiamente, Massimo…

  20. Anonimo dice:

    Grazie per la spiega Paolo, fino a lì c’ero arrivato. Solo che è poco razionale: tanto vale allora, fare tutto in centesimi.

    E poi, “i tuoi ispettori… gran capo” che terminologia corporate :-)

    Stiamo ancora facendo le prove, cosa credi, solo che lquesti “amatori” sono talmente bravi che le rece sembrano quelle di una guida bell’e fatta.

  21. Alberto Cauzzi dice:

    Colto nel segno Paolo … Noi 3 decidiamo e Massimo viene poi “informato” :-) Stavolta non ha ripassato la lezione :-) :-)

  22. paolo marchi dice:

    lo immaginavo, infatti la domanda mi puzzava ma allora fai in millesimi, perché fermare le ambizioni ai centesimi quando con i millesimi i tuoi moschettieri potrebbero spaccare il capello (nel piatto) in quattro o cento parti?
    pensa Bocchia 3.572, Beck 5001, Vissani 4.069, Aimo 4.293… e tutti a diventare pazzi per capire l’ultima sensazione dell’ultimo boccone fino a quando una straordinaria pernacchia non si leverà dall’orto del grande cocomero
    anche io sto pensando a una guida e a delle schede, però prima le metterò a punto e poi le pubblicherò, non viceversa, soprattutto a livello di voti

  23. paolo marchi dice:

    ottima discussione, per una volta civile (ma con voi è scontato)
    aggiungo solo una cosa: su Rohat hai ragione Alberto, ma l’Astrance senza Barbot (e un cuochino al suo posto) avrebbe ancora due stelle? Chi dei due conta di più nella decisione della Michelin?
    per me un posto dove si sta bene e dove si mangia normalmente, nulla d’autore, giusto il noto, non può rischiare di avere (o davvero avere) lo stesso voto globale di un posto dove c’è un cuoco formidabile in un contesto però precario, l’esempio principo è Scabin al vecchio Combal
    buon pomeriggio

  24. Alberto Cauzzi dice:

    Paolo difatti la cucina pesa per il 60% ed il servizio per il 20% (un terzo appunto). Mettiamo un cuoco eccezionale con un servizio sufficente : 56/100 + 12/100 = 68/100 Cucina + servizio. Viceversa un cuoco sufficente con servizio eccellente : 40/100 + 20/100 = 60 Cucina + servizio. Quale scegliere ? il valore assoluto propende comunque per il primo (grazie a dio 8 punti non sono mica bruscolini!) ma se uno sa leggere i numeri di dettaglio (come andrebbe fatto) a maggior ragione credo scelga il primo.

  25. rob78 dice:

    Sararlo, concordo sul fatto che alle Calandre abbiano creato un modo nuovo di intendere il 3 stelle. Su questo bisogna dargli atto: hanno permesso a molta gente(tra cui miei amici) assolutamente non avvezza a stelle culinarie, di avvicinarsi a un grande 3 stelle senza timori ma in maniera rilassata. E non è davvero poco. Però Umberto Giraudo è davvero un mago della sala: alla Pergola ti senti veramente coccolato, che sia la prima o la centesima volta che ci vai. Alle Calandre qualche disparità nel servizio tra i tavoli si vede. Per carità, niente di che, però ad altissimi livelli si notano anche queste sottigliezze.

  26. Anonimo dice:

    Scusate se allontano il discorso dalle gerarchie del sistema di voto.

    Volevo chiedere, da irriducibile del database, come mai il voto alla cucina è espresso in sessantesimi, quello del servizio in ventesimi, e quelli di cantina e ambiente in decimi?

    Ancora, non è questo il metodo utilizzato dal Gambero Rosso? E in caso lo fosse, è modello talmente perfetto da non poter essere modificato?

  27. fabio fiorillo dice:

    Certo Paolo che ne abbiam parlato tra noi, ma, forse, questo è un periodo un pò pieno per Massimo, che, in altre faccende affaccendato, ha avuto un vuoto di memoria sulla notevole (come mole) discussione, che a suo tempo facemmo in proposito.

  28. Alberto Cauzzi dice:

    Per Paolo: Perchè senza logica ? La logica c’è … forse non condivisibile ma c’è. Anche a me sarebbe piaciuto portare almeno in 70imi il voto della cucina. Riteniamo però che il “compromesso” che abbiamo trovato sia ottimo. L’esperienza in un ristorante, a mio avviso, è fatta prevalentemente di cucina e servizio. Con quest’ultimo che pesa un terzo rispetto alla cucina. Gli altri due fattori, ambiente e cantina, importanti ma non “vitali”. Al ristorante si va per degustare grandi piatti coccolati da un servizio non necessariamente formale (tutt’altro) ma corretto e gentile. La novità, oltre a risiedere nel fatto che il servizio riceve la giusta dignità ed importanza, sta anche nel metodo di attribuzione dei voti. Noi non premiamo servizi “Michelin style”, ingessati, intoppati, che sfiorano il ridicolo. E’ fondamentale però che l’ospite venga accudito e servito attentamente, anche se in un ambiente ed in modo informale e non ingessato. Anche questo fa parte dell’esperienza unica di un grande ristorante. Sull’anacronismo di cantine di inutile profondità e sulla necessità di rendere massivo il BYOW (Bring Your Own Wine) non mi dilungo ulteriormente. Per i voti, se noti, sono “spariti” i bonus che, a nostro avviso, erano ambigui oltre ad abbassare, anche se di poco, il peso della cucina. Prova per curiosità a riattribuire voti di locali a te noti con questo metodo e ne vedrai delle belle !

    P.S. Il Copyright di questo sistema di votazione è della triade Fiorillo, Cauzzi, Sararlo.

  29. Alberto Cauzzi dice:

    Aggiungo, sulla recensione di Sararlo, che avendo letto l’originale del sopracitato prima della “riedizione” per Peperosso il voto strideva molto di meno rispetto al testo descrittivo. Ciò ribadisce l’importanza e la centralità della scheda scritta dal recensore. Anche se le necessità editoriali vanno indubbiamente tenute in considerazione …

  30. paolo marchi dice:

    caro Alberto sul bonus ti do ragione, è una drittata senza confini precisi, usata in genere sul gambero per arrivare a dare o togliere le tre forchette
    poi con il dire che non c’è logica, intendevo che è una logica che per me non sta in piedi, che non è logica perché sono fortemente convinto che si vada al ristorante per mangiare e stop, un po’ come le auto le giudichi dal motore e dai consumi, non dal rivestimento degli interni o dalla gentilezza al ricevimento in concessionaria. hai comunque ragione nel dire che bisogna dare dignità al servizio ma se per la mia guida decidessi di dare i voti in centesimi io farei 80/10/10 (cucina/cantina/servizio e ambiente) perché non ho mai conosciuto uno che vada al ristorante perché c’è un cameriere bravissimo, è un contorno, rientra nella voce “star bene, benino, maluccio” come atmosfera d’insieme, ma per me non può valere un terzo rispetto ai piatti, per me. è un discutere
    quanto ai testi in rapporto ai voti, bisognerebbe in generale stare più attenti, perché spesso leggo schede entusiaste, il miglior piccione della mia vita… un pesce crudo che più buono non si può… voto 13,5
    per me un 56/60 sta per “l’espresso è arrivato freddino al tavolo”, punto.
    buon tutto
    paolo

  31. Sararlo dice:

    Alberto, credo che l’osservazione di Paolo fosse condivisibile, come è anche vero che non vi sarà mai nessuna tipologia di “classificazione” che troverà un consensus comune, a meno che, appunto, non ci si basi solo sul testo e basta.

    Tornando ai piatti io farei anche un’altra considerazione.
    Non stiamo parlando di una Coda alla Vaccinaria o di un Risotto agli Asparagi, come in uso alla Trattoria di Gigi il camionista.
    A volte, nei Locali d’Autore, vi sono piatti che, da soli, per la loro descrizione filologica richiedono 50-60 battute.
    Il gioco che lo Chef ricerca con le varie componenti che inserisce nel Piatto-Composizione possono aver bisogno di una descrizione completa inziale per poter poi passare all’esame organolettico del tutto… ovviamente se si vuol giocare di piacere Gourmet nel degustare di un’esperienza.
    … e mi vengono in mente certi piatti “Larousse” (sopratutto per gli ingredienti usati) di Massimo Bottura.
    Comunque sono tutti concetti che solo con l’esperienza si potranno approfondire e verificare.
    Ciao. S.

  32. Alberto Cauzzi dice:

    Eh Paolo come al solito i tuoi interventi sono precisi e condivisibili. Permettimi però di spezzare una lancia a favore del servizio che, a mio avviso, andrebbe un filino rivalutato. Partendo dal presupposto che tutti e due conveniamo che la cucina deve avere un ruolo prioritario è anche vero che assistiamo costantemente alle difficoltà di gestione della sala di molti ristoranti più o meno blasonati. Uniamo a ciò che, dalle frequentazioni del “backstage” di alcuni ristoranti, sappiamo benissimo quanto sia sentito il problema di trovare personale qualificato e appassionato per gestire la sala. Per farti un esempio l’Astrance è uno dei miei ristoranti di culto. Pascal Barbot, credo sia anche il tuo pensiero, è un grandioso esempio di “Ars Culinaria”. La mia esperienza all’Astrance non sarebbe comunque stata la stessa senza la simpatia, l’effervescenza, la professionalità di tal Christophe Rohat, socio di Barbot, ma che ha contribuito sensibilmente a rendere unica la mia serata.

  33. Sararlo dice:

    Guido, innanzitutto ben trovato. Concordo con quanto Tu dici, conosco la sensibilità di Pia sull’argomento e di come in Italia spesso si trascuri di valorizzare figure apparentemente secondarie, ma che, invece, possono poi essere fattore positivo o negativo a valorizzare un’esperienza in cui, comunque, le creature dello Chef sono il primum movens principale.
    A memoria mi par di ricordare che solo la Guida Veronelli ha sempre posto attenzione a questo particolare, ricordando i nomi anche di Sommelier e Maitre.
    Ne approfitto per raccontarvi due piccoli “nanetti” che mi sono occorsi al Restaurant con Pergolato e vista sul Cupolone.
    Conoscevo già Marco Reitano, il Sommelier, e conoscevo i suoi trascorsi (Campione nazionale di categoria per l’A.I.S. nel 2002 0 2003).
    Ebbene, il giovanotto, appena seduto mi si avvicina con la Carta … delle Acque.
    Al che mi è sembrato gentile rispondergli che, a Lui, Sommelier, mai mi sarei permesso di chiedere una… Idrolitina.
    Il ragazzo si è illuminato, confessandomi che era la prima volta che gli facevano questa osservazione.
    Perchè dico questo, non per darmi meriti che non ho, ma unicamente perchè, informatomi prima sull’organigramma della sala, immaginavo che, a chi discetta di Bordolesi e Champagnotte, poteva venir risparmiata dall’avventore, peraltro acquastemio, la descrizione della mineralità o del ph di proposte comunque dottamente descritte nel testo, manco fossimo in una boutique di una qualsiasi stazione termale.
    Secondo episodio, meno di colore, ma più di sostanza, a testimonianza che, per avere un team valido non solo bisogna costruirlo, ma, come insegnano anche nei Master della Bocconi, bisogna anche motivarlo e valorizzarlo ogni volta che se ne presenta l’occasione.
    Ebbene, a fine serata, chiedo, sul loro libro “Arte e Scienza del Servizio” (Ed. Chulinaria) di avere gli autografi dei quattro autori (Reitano, Giraudo, Pinoli e Beck).
    Ebbene, il bravo Giraudo cos’ha fatto? e con la coda dell’occhio mi sono divertito a veder le facce a fondo sala che venivano via via coinvolte: ha chiesto a ognuno dei personaggi con un ruolo definito che mi avevano fatto passare una splendida serata, in maniera impeccabilmente discreta, tra l’altro, di apporre la loro firma, con relativo ruolo.
    Peccato che, la firma degli occhi blu oceano di Anna, l’hostess della reception, non avesse anche cellulare accluso … che ne so, per qualche emergenza dell’ultimo minuto ;0).
    Non è finita.
    Neanche il tempo di fare snap alla zucca (pardon, taxi) del ritorno che mi vedo Giraudo precipitarsi fuori dall’acensore e porgermi fine cartoncino in cui era stato riportato tutto il “consumato” della serata, cantina compresa.
    Chapeau, e Tre Stelle strameritate!

  34. paolo marchi dice:

    per bernardi: 60+20+10+10=100 ovvero un voto totale in centesimi, che è più versatile rispetto a decimi e ventesimi
    ma i tuoi ispettori non si mettono d’accordo prima con te gran capo?

  35. guyciman dice:

    Ciao a tutti…

    credo che due siano le scuole attuali di pensiero:

    -1°visito il pluristellato per divertirmi con la sua cucina e bevo H2o;
    - 2° mi stragodo una serata…

    Nel primo caso è indiscussa una precisa ricerca della filosofia di chi sta in cucina senza gli ovvi ricarichi di una cantina degna di cotante stelle (la bottiglia interessante si compra in enoteca a prezzi decisamente inferiori e la si beve a casa).
    Il servizio poco conta… degusto e vado.
    Nel secondo caso tutto deve essere perfetto.
    Per me, ben inciso.
    Se al settimo piano dell’Hilton in una qualsiasi sera arriva la rock star del momento secondo voi
    gli fan cambiar d’abito… io ne dubito. Quindi il rapporto tra dare e avere sta nell’ottica del saper porre in sala personale qualificato in grado di “sconvolgere” le pianificate sedute ricevute in prenotazione per porre ogni cliente al miglior stato di benessere. Di questo se ne è molto parlato con Pia moglie di Igles…in sala devono esserci venditori di acclarata fama, professionisti di cantina che davanti ai tuoi occhi come per incanto ti fanno innamorare del vino che andrai degustando, questo in Italia si chiama genericamente cameriere, ma quanto ci si adopera per prepararli?
    Sia nel primo come nel secondo caso la cucina rimane l’apice della goduria…ma i preliminari e le coccole del “dopo” rappresentano la perfezione di una serata e non solo cibaiola ;-)
    ciao,guido

  36. Sararlo dice:

    Rob, avevo colto il messaggio.
    Mi sono permesso di rilanciare solo perchè, a mio avviso, quanto è perfetto e da sede di master il servizio de La Pergola, tanto alle Calandre hanno saputo sopperire in maniera intelligente al fatto di una logistica per cui, in altre Tre Stelle, oggettivamente, il “fattore campo” ha un suo peso, peraltro non trasferibile (tanto per non far nomi mi riferisco, oltre che a Roma, anche a Firenze).

  37. Sararlo dice:

    Lo so Massimo, hai ragione ;0).
    Riconosco di non essere Cartier-Bresson, Helmut Newton e tantomeno Bob Noto.
    Tuttavia, prendendo atto che ho cominciato con la digitale di pignatta da manco due mesi, e avnedo Tu anche il Portfolio con gli interni caldi de “Il Pescatore”, e la luce piena de “La Peca” e di “Dal Vero” … insomma, qualche passetto in avanti credo di star facendolo.
    Ad maiora, naturalmente.
    Sararlo.

  38. Anonimo dice:

    Tra due anni? Sarai un fotografo provetto. Tra due anni :-)

  39. leo dice:

    Quoto Fabio Fiorillo,

    ma trovare nei ristoranti stellati personale scortese e sgarbato non esiste proprio: sopporto piuttosto la non professionalità ma la cafonaggine no, quella lasciamola alle pizzerie/trattorie (tempo fa ho intravisto un cameriere pulire il bordo di un piatto di tagliolini all’astice e poi leccarsi il dito, sic!!).

    All’inizio avevo anch’io qualche dubbio sul sistema di voto (e infatti quando tiravo i totali notavo sperequazioni)ma con le chiare e dotte spiegazioni di Alberto e Sararlo mi sono ricreduto e oggi credo che questo sia il sistema più adatto.

    Augh.

    P.S. Finalmente un thread tranquillo senza bollori da menopausa e smanie da vamp.

  40. fabio fiorillo dice:

    Spezzo non una ma dieci lance a favore del servizio, per me complemento fondamentale per la godibilità di un pranzo/cena. Il personale di sala scortese, sgarbato, freddo mal predispone ad apprezzare la cucina, non ho alcun dubbio su questo.
    Viviamo anche di sensazioni, non solo palatali.

    Il rapporto di 1/3 tra servizio e cucina è, a mio riguardo, più che giustificato.

  41. Anonimo dice:

    Quelli di Peperosso sono incedibili, ovviamente.

    (Conosco il tuo fairplay, era una battuta).

  42. paolo marchi dice:

    incedibili? intendi il termine alla moggi: che sono già stati ceduti?
    o lo intendi alla scopigno: incedibili perché nessuno li vuole comperare?

  43. Sararlo dice:

    Paolo e Massimo, so che cazzeggiate, ma se avete qualcosa da dire fatelo tra voi, e lasciate fuori chi, come noi, per pura passione da un contributo disinteressato in un ambiente in cui voi ci state per lavoro.
    E, tra l’altro, non avendo neppure il controllo dei testi che vengono poi pubblicati.
    Grazie, e credo a nome di tutti.
    Giancarlo Saran (Sararlo).

  44. Alberto Cauzzi dice:

    Sinceramente a me (e agli altri 2) non frega una cippa di essere cedibili, incedibili o poco appetibili.
    Grazie a dio abbiamo di che vivere (bene) con altro. La nostra è semplice passione e speriamo di dare un contributo interessante a chi ci legge. Qualunque progetto ci veda coinvolti presuppone libertà di espressione e possibilità di divertirci in quello che facciamo. Soprattutto libertà di esprimere le proprie opinioni, condivisibili o meno, anche a costo di esporsi a critiche e discussioni.

  45. paolo dice:

    però alberto, un mercato degli ispettori schedaroli non sarebbe malvagio, con bernardi che esige il 10% su di voi come a suo tempo anconetani…

  46. Alberto Cauzzi dice:

    10 ??? Ma anconetani non era mister 20% ? :-) :-)

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