Slow Food

2008, l’anno della Patata

Gialle, rosse, blu. Violette, rosa a pois gialli, gialle a pois rosa. Ed ancora, rotonde, oblunghe, tortigliose o ad uncino.
In quechua hanno nomi che evocano intime associazioni con l’uomo: “ombra rossa”, “ossovecchio”, “la miglior donna nera”, “fai piangere la suocera”.

Sono rigorosamente le patate.

La patata, in Perù, è un monumento alla biodiversità.
Tanto che proprio a Lima ha sede il Centro Internazionale per la Conservazione della Patata, dove gli scienziati raccolgono e conservano migliaia di semi con lo scopo di tutelare le più di 300 specie autoctone del paese andino, molte delle quali presenti ad elevatissime altitudini.

Originaria della zona che circonda il Lago Titicaca, nel corso della sua longeva esistenza la patata ha nutrito tanto gli inca quanto gli Europei allorchè, in seguito alla conquista del Nuovo Mondo, è stata introdotta nel Vecchio Continente.
Ricca di vitamina C, ma anche ferro e zinco, la patata è un toccasana per la salute. Tanto che il CIP ha ben deciso, da due anni a questa parte, di dedicargli una festa nella quale seminari, incontri e convegni permettono di conoscere il tubero più da vicino.

E la Fao ha proposto di fare del 2008 l’Anno Internazionale della Patata (per la gioia di chi ama il doppiosenso).

A voi, la patata, come piace? (astenersi dal commento burloni sessuomani).

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giu  07
30
alle 02:25
da Fabrizio Gabrielli

Ultimo commento:

di Gabriele il 01/1/70

Mi auguro che tu non intenda "anche cruda basta che sia poco sbucciata"... :-)


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9 Commenti to “2008, l’anno della Patata”

  1. Fiorenzo dice:

    Oh, come vorrei vedere i tuoi referrer delle chiavi di ricerca, tra un paio di giorni. Io una volta ho scritto Selen in un post, e ancora adesso funziona.
    Ah, si, mi piace la patata. Patata Quarantina, dalle mie parti.

  2. Anonimo dice:

    …che, devo supporre, è il cultivar tipicamente xenese e non la patata che ha da poco passato la trentina…

    (continuare con quest’andazzo non porterà da nessuna parte)

    ;)

  3. ugo dice:

    Seriamente ho avuto il piacere di conoscere il Centro Internazionale per la Conservazione della Patata a Guayaquil in Equador al festival gourmet dello scorso anno, molto interessante il lavoro svolto e incredibile la biodiversità che esiste su un alimento per noi cosi banale.
    Al di la dei colori la cosa straordinaria e il profumo ed il sapore diverso che producono le svariate differenti tipologie di patata.
    Saluti

  4. Anonimo dice:

    ça va sans dire che il lavoro svolto dal CIP è indubbiamente grandioso, poiché in quel tubero c’è una fetta di civiltà andina… più il gusto, più i raccoglitori e i coltivatori…
    beato te che hai avuto modo di provarle da vicino!

    hasta pronto

  5. Maria Ferdinanda dice:

    Fritte. In purea, in tortino. Gnocchi. Patate duchesse, patate dauphnies. Le patate novelle che in Piemonte si chiamano “del burro” (altrove non le ho mai viste), ma che vanno fatte andare nell’olio. Ho solo un problemino con le patatre cotte nella brace: mi vengono sempre bruciate e di consistenza cementizia. Caro Peperosso, prima di accendere il camino c’è ancora tanto tempo, ma mi spieghi come si fa?

  6. ugo dice:

    nella realtà le patate del burro novelle non sono altro che le patate più piccole che i contadini non riescono a vendere e che consumano in casa, sono uno spettacolo.
    Per le patate alla brace ti do un consiglio SARDO, avvolgile nella stagnola con un filo d’olio e mettile nella cenere che si forma ai margini della brace, 40 minuti per patate della dimensione di un uovo sono sufficienti, non usare patate molto più grandi perchè è più complicato.
    Un sistema eccezionale consiste nel sotterrarle nei pressi di dove si prepara la brace per fare il Porceddu, anzi l’ideale e sotterrarle sotto alla zona dove cuocera il maialino che le condisce in automatico, cosi cuociono e non seccano.

  7. Anonimo dice:

    ..m’è venuta voglia di porceddu, ora…
    in un ristorante coi tavoli sulla spiaggia della Gallura…

  8. ntono dice:

    a me piace la patata novella sbucciata, ma non troppo

  9. Gabriele dice:

    Mi auguro che tu non intenda “anche cruda basta che sia poco sbucciata”… :-)

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