A Bologna per la qualità : potevamo mancare?
A far da cornice alla grande manifestazione della Coldiretti, indetta in difesa della qualità dell’agroalimentaqre italiano, è toccato proprio a una delle capitali della buona tavola. Una paziente Bologna, e la sua grande piazza 8 agosto, letteralmente invasa fin dalle prime ore del mattino per contenere la protesta di un’associazione che vanta più di un milione e mezzo di iscritti. Tutti sonoramente incavolati per l’introduzoine di colture OGM, la mancata obbligatorietà di etichette che indichino l’origine dei prodotti e la reale possibilità di bere del vino invecchiato a furia di turaccioli e segatura piuttosto che affinato in botti di legno. Le ragioni della piazza sembrano buone e confesso che li in mezzo, quasi quasi, stavo per incavolarmi anch’io ma non è da inviato di Peperosso perdere le staffe per cui, per darvi conto di che fine farà la qualità dell’agro alimentare italiano, mi son messo a far domande del tipo: e adesso cosa succederà . Smetteremo di importare dalla Cina il concentrato di pomodori dei quali si ignora ogni passo produttivo venduto però dentro a barattoli con targa italiana? Smetteremo di comprare olio di olive tunisine o spagnole mescolato con la spremuta di qualche oliva nostrana e pagato come raro extravergine spremuto a freddo in frantoi italiani? Finiremo di bere bevande bianche o rosse che sanno di tutto fuorchè di vino? A queste e altre domande ancora, risposte zero ma, il colpo d’occhio su una piazza gialla come il sole ha ravvivato la mia speranza per un mondo di cose genuine e nostrane. Prodotti e tipicità di ogni parte d’Italia che tutti noi, consumatori per primi, abbiamo l’obbligo di difendere. Anche a dispetto delle ragioni del governo di turno o dei mille e mille regolamenti UE.
da Strami
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