Oggi si stappa : Romitorio Sante Dame
Quando l’ho assaggiato la prima volta, la Tenuta Santedame aveva cominciato a produrre il Romitorio, rosso nobilissimo nel senso più letterale del termine, solo da poco. Merito della scoperta, la passione di un “oste” che nella sua enobottega si divertiva, e i clienti con lui, a scommettere su bottiglie fresche di cantina che, a suo dire, avrebbero fatto strada. Ora, non so se le super tre stelle Veronelli, i bicchieri del Gambero o i grappoli de l’Italian Sommelier Association Wine Guide significhino che di strada ne ha fatta, so però che stappare una bottiglia di Colorino e Merlot, in proporzione 60 e 40%, è sempre una magnifica scoperta sulla quale scommettere. Sapendo, oggi come nel ‘91, di aver già vinto. Dire che la sua austerità è tutto fuorchè susseguiosa è pari al dire che la sua armonia non si confonde con leziosa rotondità di facile costume.
Insomma, un vero rosso toscano di quelli seri anche se solo IGT. Soprattutto se nel piatto avete una bistecca fiorentina, un cappone ripireno o un piccione arrosto con stufato di fave. Questa l’ndicazione più classica che ben si attaglia ma, se lo vorrete provare con uno stinchetto di cinta sensese, appena “sporcato” con della senape, una volta bollito con sedano e carota, profumi e sapori del Romitorio sveglieranno le dame più sante. A patto che abbiano raccolto caritatevoli oboli a sufficenza: il suo prezzo, in cantina, è sopra quota ventitre. Euro, ovviamente, che tuttavia non si rimpiangono.
da Strami
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