I sanbudelli di Piero
Borgo Sansepolcro, “il Borgo” per indigeni ed amanti, regna sulle amene lande dell’Alta Valtiberina, fino a che per Vignamaggio e Bocca Trabaria ci si affacci al Montefeltro.
Sulle sue colline, i Catani nel 1650 si costruirono la casa per l’estate, poi ridotta a tetto colonico.
Qualche anno fa Giugliano Tofanelli ( vale chiamarsi Giuliano se tanto al Borgo ci mettono la gl?) lasciò al figlio la Trattoria “Da Ventura”( nome del nonno, nome d’arte del padre Gino e poi suo) e per sé il sogno di trasformare il rudere in un posto dove abitare, esercitare l’arte dei sapori e condividerla con i fortunati ospiti.
Il Relais Palazzo di Luglio apre la vista di 14 suites sul sacro nastro del Tevere e la sua Valle, come fu dato a Piero della Francesca, Michelangelo, forse Leonardo. L’atmosfera in casa è arricchita dalla permanente disponibilità del Ventura a manifestarsi al meglio (“ ho visto che lei annusava l’aria entrando, le propongo un assaggio del mio pranzo”: ho provato un filetto di maiale, gusto e profumi del Borgo più evocativi di una festa dei suoi sbandieratori) e offrire i tesori preparati nel bel frantoio in cui lavora anche l’insaccatrice: l’olio dei suoi ulivi, i sapidi lavorati suini, fra i cui vanti le salsicce sotto quell’olio e gli ormai rari sambudelli, di pasta più dolce e più fina, da tutti i tagli dell’adorata bestia, inclusa cotenna (etrusco come Ciuffenna,Porsenna,Vibenna,Spaltenna?).
Non voglio pensare ai suoi arrosti, e se lo tentate, anche fra le specialità romanesche si favoleggia di un’inarrivabile coda (“El mi figliolo ha cavato moglie a Roma, sicchè…”).E vi serve lui, perché il servizio è naturale estensione conviviale dell’arte sua, godimento nel rinascere della tradizione ad ogni parola, ad ogni sfizio, ad ogni sguardo alla sua Valle.
Piero della Francesca girò tanto, da Arezzo a Rimini, Firenze, Roma, Milano,Urbino, ma non si staccò mai dal Borgo. Come non capirlo?
Prezzi delle suites sul sito Relais palazzo di Luglio
Con 20 euro uno spuntino vi può già entusiasmare.
da Massimo Chieli
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