Vini

Chi?…n8!

Il suo vero nome era Citrus x Myrtifolia, ma dagli amici si lasciava chiamare volentieri chinotto, ché si diceva, di lui, “venisse dalla Cina…”.
Di dove fosse originario, nessuno lo seppe mai di preciso. C’era chi lo additava come mutazione dell’arancio amaro, chi lo pensava importato dalla terra dei Mandarini (sempre di agrumi si parla, dopotutto). Fatto sta che in certe zone d’Italia – Liguria, Sicilia, Calabria, Toscana – ha trovato il suo habitat più congeniale, ed escluse certe puntate in Costa Azzurra, l’italico Stivale non l’ha lasciato mai.

Guest star di tante confetture, canditi, sciroppi, amari ed elisir digestivi – per via del suo sapore aspro –, ma anche curioso ingrediente di certe birre artigianali (foto di untoccodizenzero), è soprattutto come bevanda gassata, però, che ha avuto il maggior successo. Negli anni ’60 diventò uno dei simboli del boom economico (come non ricordare il celeberrimo “Non è chinotto se non c’è l’8, motto del capranicense Chinotto Neri?) ed oggi c’è chi è arrivato a coniare slogan come “Un chin8 contro il G8”, tanto per rimarcarne il carattere antiglobalizzante e taumaturgicamente nazionalista.

Dai paesi poveri i disperati cercavano di sbarcare nei paesi ricchi.
Alcuni trovavano un’accoglienza di destra, un calcio nel culo e via,
altri un’ accoglienza di sinistra, un calcio nel culo e un chinotto.

(Stefano Benni, “La favola della fine del mondo”)

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ago  07
13
alle 10:19
da Fabrizio Gabrielli


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