Oggi si stappa : Rubesco
Volendo rispondere alla chiamata di Chiara e dei suoi cojoni di mulo, salumi che, nel nome, potrebbero essere reclamati da padri norcini di terre più a nord di Amatrice, stapperei proprio un rosso d’Umbria.
Più che rosso però, a pareggiare l’arrossir di gote che i coglioneschi termini possono indurre, va chiamato Rubesco. Come vollero chiamarlo i Lungarotti quando si ispirarono al “rubescere” (arrossire) dei latini per denominare questa DOC. Per due terzi Sangiovese e un terzo Canajolo è un vino che ho imparato a conoscere quando Le Tre Vaselle, il Museo del Vino e quello dell’Olio, in quel di Torgiano, erano ancora in embrione e il Rubesco non era ancora entrato a far parte della schiera dei classici dell’Umbria. Di colore rosso rubino, di medio corpo, come recita la scheda, grazie alla morbida eleganza va bene per piatti semplici di tutti i giorni, vale quanto un pacchetto e mezzo di sigarette, o creative “sfiziosità ” che, oltre alla pasta dei cojoni di mulo e il cicorione, prevedano anche il formaggio. Così pure per sapidi risotti, paste con ragout a pezzettoni e, in risposta all’Ajroldiano sollecito,( subitaneamente lecchinato), con brodetto di pesce a base di scorfano e pezzelli di anguilla.
da Strami
Visualizza / Lascia un commento






