La domenica speziale: Curcuma
Ottima per dare un pizzico esotico a risotti o note di stravaganza sulle verdure cotte, ben si presta ad arrichire calde zuppe di legumi e aromatizzare formaggi freschi. Il suo nome è curcuma ed è un peccato che la nostra cucina ne faccia poco uso se è vero, come dicono gli studiosi, che questa polvere giallo intenso, oltre all’aroma alacremente delicato, offra ineguagliabili risorse per la salute. Importata anticamente dall’India e dalla Cina, dopo la scoperta delle rotte per le Americhe, anche paesi come Costa Rica, Hawai, Antille, Brasile, Haiti e Giamaica divennero ricchi depositi di quel che molti considerano lo zafferano a buon mercato. Prodotta dai rizomi della curcuma longa, bolliti, pelati, essicati e polverizzati, la curcuma può essere usata da sola o per la prepazione di altre miscele di spezie. Misture, queste, che noi europei abbiamo sbrigativamente liquidato con la parola curry, per via dei colonizzatori inglesi dell’ottocento. I quali, una volta in India, invece che acquisire propriamente il termine tamil, cari, che per gli indiani indicava zuppe e salse riccamente speziate, lo resero anglofono e lo imposero al mondo con il significato di miscela di spezie o curry. Tornando alla curcuma, una volta aperto il contenitore sigillato che la contiene in forma polverizzata, visto che trovarla al naturale per grattugiarla a fresco rusulta difficilissimo, il suo consumo dovrebbe essere il più immediato possibile; pena la perdita della fragranza e dell’aroma. Una volta perdute, infatti, della curcuma rimane il giallo dorato e, dato lo scarso impiego, l’esiguità dei suoi benefici.
da Strami
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