Vulgaris ci sarai!

Fintanto che lo si chiama Octoupus, ci può anche stare. Ma sul vulgaris, lo vedrete inarcare i tentacoli, in gesti di disapprovazione.
Vulgaris a chi?
“Lo sapevate che i Greci mi reputavano simbolo della scaltrezza? Oppiano di Anazarbo, l’autore dell’Halieutica (qua in versione integrale, seppur en français), mi additava come modello di vita, nientemeno, prudente, avvezzo alla mimetizzazione, imprevedibile, veloce come sono!”, si scagionerà .
Per chi si nasconde dietro il nero, la cattura non può arrivare che attraverso una furbata: con il bianco.
I pescatori di Santa Lucia lo sapevano che vulgaris, in fondo in fondo, l’octopus un po’ lo era. E allora calavano anfore di creta dipinte di bianco, all’interno pietre bianche. Lui, sedotto dal candore, ne faceva la sua tana, svuotando l’anfora delle rocce. Che una volta in terra, emettevano una sentenza. Lui è in trappola.
“O purpo se coce dinto’all’acqua soja“.
Poi, dal bianco della mummarella al nero del pignatiello al rosso della pummarola, il passo era breve…
da Fabrizio Gabrielli
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