Bigas Luna, contadino improbabile

“Testa rivoluzionaria e stomaco conservatore”. Questo è il motto di Bigas Luna, cineasta, pittore e chi più ne ha più ne metta, da sempre avvezzo al connubio – da bon viveur qual è – donne-cibo. Alzi la mano chi non ricorda l’amplesso mortadellesco della Marini in Bambola, o Jà mon Jà mon (ça va sans dire, Jà mon Ibérico).
Cose Iberiche anni ‘80, dirà qualcuno.
Eppure il buon Bigas, con la nuova esposizione intitolata Ingestum (sottotitolo, da Leonardo da Vinci a Ferran Adrià ), torna a calcare il melmoso terreno gastroantropologico, il legame atavico tra cibo e vita.
Per approfondire il discorso, da cinque anni cura un orto tutto suo, vicino Terragona, dove si è dedicato alla coltivazione di prodotti ecologici, vino, olio d’oliva ed ortaggi vari.
Durante questi giorni d’esposizione (presso l’Istituto Valenciano d’Arte Moderna) promette degustazioni all’uopo.
Astenersi amanti della mortadella.
Che potranno tuttavia rifarsi gli occhi attorno all’ora di pranzo.
Dove?
Su Peperosso, ovviamente.
da Fabrizio Gabrielli
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