Fieno greco per una Pasqua corroborante
La trigonella, pianta leguminosa della quale l’occidente sembra averne perduto memoria, anche se recentemente molti ristoranti vegeteriani hanno riscoperto i suoi germogli per rinfrescanti insalate, è la madre di quel che gli speziali chiamano fieno greco.
Piccoli semi dei fiori della pianta che diventano spezia una volta essicati, oltre che elemento medicamentoso per uso officinale.
Interi o ridotti in polvere, per preparare miscele aromatiche come il curry, regalano sensazioni piccanti segnate da un sapore amaragnolo che tende ad esaltare le altre spezie con le quali vengono mescolati. Sposando, più che i nostri, i gusti della cucina dell’India e dello Sri Lanka. Dove, i semi di fieno greco, trovano ampio spazio per dare sapore a zuppe, riso, verdure ma anche a salamoie o pasticci di carne, pesce e dolci.
Da soli, quando vengono tostati, ricordano l’aroma del sedano e del meliloto e non è raro che vengano consumati da soli.
Forse, perchè oltre che essere spezia, i semi di trigonella, per paesi non ancora opulenti, costituiscono un valido apporto nutritivo come del resto sapevano anche i nostri contadini dei secoli passati.
I quali, oltre a prepararsi qualche zuppa ricostituente, cuocendo i semi di trigonella come fossero fagioli e come fanno tutt’oggi alcune popolazioni africane, ingrassavano i loro bovini e altri animali d’allevamento.
Usanza che gli arabi, forse irriguardosi ai nostri occhi, estendevano alle giovani donne in attesa di marito, convinti che l’elevata capacità nutrizionale favorisse la crescità delle rotondità e lo sviluppo del seno. E forse, per pareggiare il conto o, più probabile, per non sfigurare di fronte alle curve delle loro donne, anche loro ne assumevano robuste quantità . Attribuendo al fieno greco virtù afrodisiache e corroboranti.
da Strami
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