le freak c'est chic

Kuoki Klandestini

Una volta circolava una barzelletta. “Un succo al fico”, dice l’avventore. “Al fico non cell’ho”, replica il barista. E l’avventore seccato: “Ma che hai capito, il fico so’ io”.

Mutatis mutandis, oggi, potreste sentire: “Uno spaghetto alla carbonara”. “Gli spaghetti alla carbonara non li facciamo”. “Ma che hai capito, la carbonara è la signora al tavolo in fondo”.

Carbonari. Così Repubblica definisce i clienti degli anti-ristoranti di Guerrilla Cuisine, l’ultima trovata gastrofighetta stellestrisce (gastrofighetta, sì. Proclamano “Food for the people” e ogni serata 65 dollari.)

Guerrilla Cuisine. Ntsk. Non si sono inventati niente di nuovo.

Michael Hebberoy, sulla costa opposta, è stato infatti fautore di una serie di Cene Clandestine in quel di Seattle già nel 2007.
Quella sì che era massoneria della più pregevole fattura: entravi a far parte del giro, ti veniva assegnata una matricola, venivi avvisato sul menu e – soprattutto – la location della cena solo due ore prima della stessa.
Se ti diceva bene, sbocconcellavi immerso in un parcheggio di un supermarket abbandonato. Se ti diceva male, nel cordolo dell’autostrada tra Seattle e Portland.

A giudicare da pietanze e cameriere, in ogni caso, un gioco che valeva la candela.

Guerrilla Cuisine via La Repubblica

Clandestine Dining via New York Times

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mag  08
16
alle 09:00
da Fabrizio Gabrielli


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