Il fascino del cibo di strada (Street Food)

Non puoi dire di esserti immerso davvero nella cultura e nella quotidianità di qualsivoglia luogo se non hai azzannato, almeno una volta, lo sbocconcellamento che hai visto tra le mani del passante che t’ha sfiorato per la strada.
Perché se è vero che nel cibo si nasconde l’anima di un popolo, in quello che ingrati esterofili non hanno esitato ad etichettare street food ce n’è tutta l’essenza, senza se e senza ma.
E’ questo l’innegabile fascino esercitato dal cibo di strada.
Per questo ci si sente più siciliani con una panella o un pani ca’meusa (ma di quelli buoni che fanno all’Antica Focacceria San Francesco, per intenderci) tra le mani, ci si romagnolizza più volentieri con una piadina sotto i denti e, sicché non s’è bischeri, a Firenze un lampredotto non ce lo toglie nessuno.
Ma noi non siamo così campanilisti, perciò ci si lascia ammaliare volentieri anche da delizie non italiche, come il mai troppo vituperato doner kebab (ovunque, tranne che a Bergamo Alta, chiaramente), o da una fiamminga take-away di moules à la marseillaise o da un fumigante cartoccio di frites belghe, la patria della patata, e non solo fritta.
In ogni angolo del mondo si annida un gustoso boccone stradaiolo.
Giri per piazza Djamel El Fna e ti viene obbligatoriamente voglia di un cous cous express, magari accompagnato da un delizioso tè alla menta.
E di un lokum che uno tira l’altro, con gli occhi fissi sulla Moschea Blu mentre passeggi in riva al Bosforo, vogliamo parlarne?
O magari preferireste un meraner hauswurst con ur-paarl (Presidio Slow Food), meglio se tra uno sguardo e l’altro agli stand del mercatino natalizio di Merano?
E l’elenco potrebbe essere assai più lungo, magari potreste darci una mano voi a completarlo.
E poi, se come il sottoscritto nutrite una passione compulsiva per lo street food, tenetevi liberi per l’ultimo weekend di Settembre, quando Cesena diventerà la Capitale del cibo di Strada grazie ad una bella manifestazione organizzata dalla Confesercenti di Cesena con la preziosa collaborazione, tra gli altri, di Slow Food e Chef Kumalé.
Magari potremmo incontrarci là, sentendoci un po’ – come Kerouac – “on the road”, con la consapevolezza d’essere sulla strada (buona, pulita e) giusta.
[Nel frattempo, vi suggerisco uno sbocconcellamento romano: i filetti di baccalà fritti der Filettaro a Santa Barbara.]
da Fabrizio Gabrielli
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