Il tempo delle mele: il Sidro

Giusto in tema di revival, sdoganiamo – dopo averlo fatto con le bevande vintage – un altra bevanda semidimenticata, quantomeno nell’italico stivale: il sidro.
Che, forse non tutti sanno, oltre che nelle aree d’elezione – Asturie, Bretagna, Paesi Baschi, Wessex – godeva (e sta tornando a godere) di ottima salute anche a casa nostra.
Come dire, “Dreams are my reality”…
Se siete appena tornati dalle vacanze tra Asturie e Paesi Baschi non avrete di certo mancato di tediare i vostri amici con il racconto di come, in quelle osterie, spillassero sidra e txacòli in maniera quantomeno bizzarra, con la bottiglia in alto ed il bicchiere molto in basso, a cascata. O, meglio ancora, raccogliendo il getto pressurizzato in uscita direttamente dalla botte.
Eppure, non si vive di sola sidra. E se quel succo di mela fermentata v’ha proprio affascianto, vi farà piacere sapere che, in Italia, se ne produce a tutte le latitudini.
Nel Beneventano, ad esempio, l’azienda Baldino produce un sidro elegante prodotto dalla vinificazione di mele Limoncelle (tipiche del Sannio) ed Annurca.
Le Baladin ci regala il Sidro di mele Renette della Val d’Aosta, mentre in Valle Scrivia c’è chi sta tornando sull’idea di produrre vin de meie, come si faceva un tempo, con le varietà locali Selvatica di Casella, Gianchetta e Garbucinna.
Ed in Trentino Alto Adige non poteva mancare la sidrificazione delle celeberrime mele della Val di Non, fermentate ed imbottigliate dalla Valle delle Mele.
La rinascita del sidro, si direbbe. Tanto che, qualche mese fa, nell’edizione 2007 di Tuttomele (che replicherà il prossimo Novembre e del quale avremo modo di parlare più in là ) si è costituito anche l’Osservatorio Nazionale Italiano del Sidro, che con la collaborazione della condotta Slow Food di Pinerolo, che si prefigge di “censire e monitorare le produzioni regionali e locale di sidro; recuperare, valorizzare e promuovere la produzione di questo antico fermentato in ambito nazionale ed internazionale; impegnarsi in attività di ricerca e sperimentazione sul prodotto che «salvaguardino le singole tipicità locali e mirino allo stesso tempo all’ottenimento di prodotti innovativi» come soft drinks”.
Peccato che l’unica notizia che si ha sul lavoro dell’Osservatorio è quella della sua costituzione.
Se qualcuno di voi ne sa di più, che dia un colpo di citofono.
Ovviamente, non presentatevi senza una bottiglia di buon sidro…
[foto: Flick]
La spillatura della Sidra nelle Asturie, dalla botte e dalla bottiglia (via Youtube)
Preferite le pere? Allora il Sidro di Pere Perry fa per voi (ed è pure nell’Arca del Gusto)
Una chicca sulle mele renette (ebbene sì, LORO sono il Ponte Ponente)
da Fabrizio Gabrielli
Ultimo commento:
di adalberto il 01/1/70
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gennaio 3rd, 2009 at 16:11
ho tentato di produrre sidro molto artigianalmente,ma la difficoltà maggiore è disporre di un recipente termoregolabile per la fermentazione essendo la forbice termica utile molto ristretta.Se avete indirizzi di produttori saranno graditi.