Il turista preso per la gola alla BIT di Milano
In principio fu il gadget. Poi le belle ragazze, semidesnude ed ammiccanti. Dalle cosce sode ai Prosciutti San Daniele, il passo è breve. Questioni di marketing fieristico.
Per questo la BIT di Milano, la Borsa Internazionale del Turismo conclusasi proprio ieri, ha deciso quest’anno di puntare tutto sull’enogastronomia, all’insegna del motto “do’ se magnuca che Dio ce conduca“. D’altronde, tutto il mondo è ormai insanely food-addicted?
Tanto da ritagliare un evento nell’evento, il Certicibit, workshop tenutosi nel giorno d’apertura, dedicato al turismo delle buone abitudini alimentari e della qualità . L’orientamento del mercato turistico, insomma, si fa più che mai slow, e decentralizzante. Ai grandi poli d’attrazione turistica si sostituiscono piccoli centri, a volte misconosciuti fuori dagli italici confini, su tutti Amatrice, sancta sanctorum dell’(A)matriciana.
Ed allora ecco che al Ponte dei Sospiri viene preferito il Prosecco di Valdobbiadene, alla Basilica di San Francesco l’Orvieto IGT e ai caffé storici torinesi i cuneesi al rhum.
Dimentichiamoci perciò il turista che viaggiava per nutrire l’anima.
Solo l’anima, oggi, non basta più.
E le papille gustative ringraziano sentitamente.
[foto: Libero]
da Fabrizio Gabrielli
Visualizza / Lascia un commento






