La cucina filippina: non solo Lumpia

Coacervo di varie etnie, le Filippine non potevano che esserlo anche a tavola, laddove la commistione delle cucine cinese, portoghese, spagnola, malese – unite all’approccio fastfoodesco tutto americano – si realizza con un’armonia senza pari.
Il più famoso feticcio della cucina filippina è senz’altro il Lumpia, parente dei celeberrimi Involtini Primavera cinesi, street food per antonomasia per le vie del mercato di Manila.
Ma cos’altro non dobbiamo assolutamente mancare di assaggiare una volta seduti a tavola in un ristorante filippino?
Alle empanadas e ai chorizos (anche di sanguinaccio) di spagnoleggiante richiamo si affiancano preparazioni di pesce, alcune gustose, altre meno. Nel primo caso, ad esempio, l’Escabecheng Isda, versione tagalog dell’Escabeche – parente stretto del Ceviche.
Nel secondo, il lokot (che nella lingua delle filippine significa “locale”), ovvero i peduncoli della Dolabella Auricularia – da qualcuno scambiati per pupù di pesce, e sì che Dolabella bella lo è ben poco.
Di particolare interesse, da un punto di vista culturale, il fatto che alcuni cibi risultino tabù per il loro semplice nome. E’ il caso di una particolare varietà di fagioli, chiamata kadièsche, che ricordo lo spagnolo adios e per questo provocherebbe un abbandono delle forze; o ancora una preparazione di riso, latte di cocco, zucchero e noccioline – il Kalamay – che provocherebbe uno stato di malessere – malubay in tagalog.
Il tutto, ça va sans dire, accompagnato da una Pale Pilsen di San Miguel!
Nell’impossibilità , per gustare piatti filippini, di salire ogni settimana sul primo volo per Manila… qualcuno suggerisce un buon ristorante filippino sull’italico suolo?
Foto | Flickr
da Fabrizio Gabrielli
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