La domenica speziale: Chiodi di garofano
…e Niccolò che la costuma ricca
del garofano prima discoverse
ne l’orto dove tal seme s’appicca;
e tra’ne la brigata in che disperse
Caccia d’Ascian la vigna e la gran fonda,
e l’Abbagliato suo senno proferse
Non me ne voglia Benigni se anch’io prendo a prestito il sommo Dante ma quale miglior presentazione per i boccioli di un sempreverde originario delle Molucche che una volta essicati diventano spezia incantarice? Sono quei chiodi di garafono che il senese Niccolò di Nascimbeni, voluto da Dante alla fine del XXIX canto dell’inferno e, dal Boccacio, nel Decameron, fece usare come brace per la selvaggina di un banchetto della “Brigata spendereccia”. Uno sperpero speziale condannato a imperitura memoria dall’Alighieri quasi sicuramente perchè fiorentino e non senese ma, giocando un azzardato forse, anche per l’imperdonabilità di tanto spreco agli occhi dello speziale, com’era, più che a quelli del poeta. In quei tempi, infatti, oltre che per lenire i dolori, disporre dei chiodi di garafono significava poterne fare uso per conservare e aromatizzare ricche cibarie per le tavole dei potenti. Ammaliati dal gusto dolce e fiorito, vagamente amaro con una punta di pepato e di caldo pungente dei boccioli dell’Eugenia caryophyllata che ben ci stanno sul dolce e sul salato.
da Strami
Visualizza / Lascia un commento






