La domenica speziale: Galanga
Alpinia officinarium è il nome per la sua classificazione scientifica ma quando a parlarne non è l’edotto botanico, galanga, derivazione araba di khanlanjan, è decisamente più memorizzabile. Ancora più assimilabile se poi la si vuol ricordare come zenzero dolce. In effetti le radici di questa zingiberacea non sono molto dissimili da quelle dello zenzero ricordandone l’aroma e il sapore che si fonde con il profumo di pepe e il gusto pungentemente aromatico con sentore di limone che caratterizzano questa spezia. Ben conosciuta quando in tempi passati, oltre che per le sue virtù salutistiche, veniva associata alla noce moscata e all’aglio per insaporire molte pietanze e preparare o aromatizzare distillati alcolici come del resto usano fare i Russi, ancor’oggi con la nastoika. Popolo ortodosso che insieme a Lituani ed Estoni ha conservato, insieme agli euro-asiatici che ancora coltivano la galanga, l’abitudine a servirsi di questa spezia per usi culianari. Costume che noi europei abbiamo abbandonato eccezion fatta per le cucine di chef particolarmente intriganti, leggasi Alexandre Gauthier e i suoi scampi cotti e crudi alla vaniglia e al galanga, o di qualche sperimentatore di nuovi sapori dalle origni antiche; tanto quanto le vie delle spezie.
( nella foto: i rizomi freschi, essicati e, una volta polverizzati, pronti all’uso )
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gennaio 13th, 2008 at 17:00
appuntamento odoroso!!!! spezia mai usata…sono uno chef in decadenza!!!
voto alla mia cultura gastronomica 2+
gennaio 14th, 2008 at 16:59
non preoccuparTi c’è di peggio