Polemiche

Mani in Pasta?

Capita che una bella serata di inizio novembre, mentre impazza la polemica sul caro-pasta e Mr Prezzi decide di convocare i maggiori produttori, ti si presenti l’opportunità di ascoltare un parterre de roi pastaiolo parlar di pasta.
Così, senza troppe remore ed anzi armato di un pacco di curiosità formato famiglia, vai taccuinomunito a sfamare la tua curiosità pastacentrica.

Ci sono un grande chef (grande sul serio), un gastronomo ed il rappresentante commerciale di un grande – e conosciuto – pastificio di Gragnano, che ancora è “un’azienda familiare”, ti dice lui, anche se è una S.p.A. e ti risulta avere le mani in pasta in molti altri campi, oltre a quello della pastificazione sic et simpliciter.

In effetti è una serata davvero interessante.
E torni a casa con una confezione da due chili di titubanze, e sincera preoccupazione.
Perché, chiedete voi?

Se c’è una domanda che non dovreste mai porre ad un pastaiolo, mi sembra d’aver capito, questa è “da dove provengono le semole con cui producete la vostra pasta?”.
Perché sebbene la trasparenza della confezione, per il pastificio in questione – sia “l’invito esplicito ad assaporare già con lo sguardo la bontà del contenuto“, ecco, altri tipi di trasparenza non sono ammessi.

Così ti sentirai rispondere “un pastificio non ti dirà mai da dove provengono le sue semole“, e a te balugina un soffio di preoccupazione perché se è vero che le migliori qualità di grano vengono da Australia, Canada, Stati Uniti, è pur vero che tonnellate di spighe provengono da Cina, Kazakhstan, Ucraina, con controlli ed in condizioni che i recenti casi di contraffazione alimentare dipingono con tinte fosche.

E poi ti senti dire che il pastificio in questione sta curando un progetto sull’accorciamento della filiera in collaborazione con Slow Food.
Ed allora sei ancora più preoccupato, perché ti chiedi come possano essere conciliabili un prodotto endorsed dalla chioccioluta eminenza con un prodotto la cui materia prima è ammantata di mistero.

Forse, penserebbe il malpensante, è solo questione di mani in pasta.
Welcome to hell.

[Per inciso, poi, nonostante tutto, la pasta di quel pastificio è davvero buona. Basta solo non chiedersi da dove proviene il grano, ecco]

Condividi:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google
  • OKnotizie
  • Technorati
  • Wikio
nov  08
5
alle 09:00
da Fabrizio Gabrielli

Ultimo commento:

di Fabrizio il 01/1/70

Il messaggio iniziale, il cosiddetto "occhiello", è in effetti fuorviante.
Io non ho mai detto c...


Visualizza / Lascia un commento


Altro sull'argomento


10 Commenti to “Mani in Pasta?”

  1. marco dice:

    pungente questo articolo da argomentare intorno ad un tavolo

  2. oriella dice:

    Sono molto preoccupata…possibile che non ci possa essere la dichiarazione obbligatoria sulla provenienza dei materiali con cui vengono confezionate le cose che mangiamo?
    Gran parte delle aziende produttrici pensano solo a risparmiare….però sulla nostra pelle.
    Che schifo!

  3. Alessandro dice:

    Dico solo una cosa, mia moglie come tante altre persone ha continui problemi di salute, gastrointestinali causati da alimenti che, forse non sono (geneticamente) corretti e non potendone controllare la provenienza si rischia di non aver più fiducia e non mangiare niente.
    Speriamo che un giorno o l’altro qualcuno possa far si che ciò che mangiamo abbia un indrizzo e soprattutto una coerenza di fabbricazione e non solo di soldi.

  4. laura dice:

    Scusate ma prima di scrivere certe cose sarebbe meglio informarsi bene.
    Lavoro per una grossa azienda molitoria che fornisce semola e farina ai più importanti pastifici e panifici italiani e vi assicuro che il grano kazako e ucraino non hanno niente da invidiare a grani di altri paesi.
    Anzi il Kazakistan produce anche grano biologico. Grano cinese? mai visto.

  5. giuseppe dice:

    infatti è tutta speculazione … da parte dei pastifici… sono loro che non vogliono assumersi la responsabilità anche nei confroti dei consumatori oltre che dei produttori nazionali che da anni si attivano ad applicare tutte le notmative comunitarie in termini di qualità e sicurezza delle produzioni. l’idea seria , sarebbe quella di sedersi intorn ad un tavolo e decidere davvero e realmente per il futuro… cioè: immettere sul mercato(con etichetta) pasta prodotta solo con grano duro nazionale e pasta prodotta con grano duro estero (ovviamente la provenienza). e non ci vengono a dire (i pastai) che i grani duri esterei almeno quelli di paesi più ” sicuri” sono mgliori… balle!!! da prima del 1800 la pasta di tipo industriale in Italia si è fatta solo ( ed ha avuto il successo che ha!) con grano duro nazionale

  6. Giuseppe dice:

    cara laura ..il problema , ripeto non è questo… il problema è anche che la pasta “ITALIANA” deve essere prodotta solo con grano ITALIANO e venduta in questo modo!!! è importante non solo per l’informazione al consumatore ma anche per la tutela del made in ITALY… bello il made in ITALY che… Vende … con il grano KazaKo abbiamo fatto gli interessi dei molini (meno) , dei pastifici e dei pproduttori KazaKI

  7. giovanna dice:

    saranno anche controllati i grani degli altri paesi…ma che genere di controllo? guardano l’ambiente in cui sono stati coltivati o stivati ecc. .. oppure che non ci siano topi o larve di vermi a contatto, oppure coltivati con mercurio o chissà che… scusate ma non mi fido…intanto i malati aumentano…

  8. Marco dice:

    Beh, forse sarebbe più saggio ricordarsi che la produzione italiana di grano NON E’ SUFFICIENTE a soddisfare la richiesta nazionale. Questo è da ‘mo, quindi non mi sembra di dover gridare allo scandalo se c’è grano kazako o canadese nei miei spaghetti!
    Certo è che, come già succede per molti altri prodotti alimentari, se ci fosse più trasparenza in etichetta ne gioverebbero i consumatori ed i produttori stessi (che potrebbero così anche meglio giustificare i recenti aumenti di prezzo senza doversi vergognare!)

  9. DONATO dice:

    Perchè ci chiediamo da dove arrivano le semole quando si sa, ma non si dice, che le diverse tipologie del grano duro usate dai migliori pastifici italiani, sono
    nate “geneticamente” agli inizi degli anni ‘50 modificando, mutando, rafforzando ecc., ecc., il grano allora presente in Italia?
    Come???
    Con le stesse radiazioni che pochi anni prima distrussero hiroshima e nagasaki!
    E stiamo ancora qui a parlare di “ogm” et similaria.
    Già da più di mezzo secolo mangiamo contenti le nostre paste ed allora lasciam perdere. Gustiamoci le nostre penne all’arrabbiata…

  10. Fabrizio dice:

    Il messaggio iniziale, il cosiddetto “occhiello”, è in effetti fuorviante.
    Io non ho mai detto che la pasta italiana debba esser prodotta SOLO con grano italiano, né che il grano kazako o ukraino sia di pessima qualità – anzi, sembrerebbe che nella terra di Shevchenko il territorio sia ottimale per la coltivazione di grano.
    Solo, mi ha colpito che il pastificio in questione – lungi da me farne il nome – affermava candidamente, in tempi di trasparenza nelle etichette – che “un pastificio non ti dirà mai da dove provengono le sue semole“, e riporto il virgolettato perché è una vera citazione, ascoltata e registrata.
    That’s all, folks!

Lascia un Commento