Metti un crisantemo nel caffé

La Georgia University ha in canna il colpo del secolo: forse ha scoperto che il dolcificante che non ingrassa e che non provoca il sopraggiungere del diabete non è nemmeno pericoloso.
Vi pare poco?
Il nome del miracoloso edulcorante (miracoloso quasi quanto la Synsepalum dulcificum) è Stevia, o almeno così ama farsi chiamare. All’anagrafe, dalle parti di Asunciòn, è registrata come Stevia Rebaudiana Bertoni. E, udite udite, appartiene alla famiglia dei crisantemi.
Solo, ha una storia ricca di scheletri nell’armadio.
Mentre in Asia ed America Latina gode di grandissima popolarità , sia come dolcificante che come prodotto curativo – specie tra le tribù indigene, la Stevia – negli Usa e in Europa – è vietata, dacché alcuni dei suoi componenti sono cancerogeni.
“Balle”, sostengono i suoi fautori, alludendo alla tesi del complotto ordito dal cartello dell’industria dei dolcificanti.
Anche il saccarosio raffinato, dopotutto, non è un toccasana: aumenta la glicemia e favorisce il diabete.
E poi la Stevia la coltivano in Paesi in cui, notoriamente, si presta grande attenzione a questi aspetti: Cina, Brasile, Thailandia. Pensate, la Coca Cola la usa addirittura come edulcorante per la sua versione Light in Giappone!
Davanti a noi, la tazzina di caffé, la cugina del crisantemo e la zuccheriera, più una decisione da prendere.
Diabete o cancro?
Mi sa che il caffé, stavolta, ce lo pigliamo amaro.
[Repubblica.it; Blogeko; Kefir.net]
Per saperne di più, l’opinione della Commissione Europea in merito
Momento Amarcord: quando la Stevia cercava di imporsi, già un anno fa, ne parlavano i compari di Blogeko
da Fabrizio Gabrielli
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