Dov'eravamo

Fornelli e tradizione del gusto nel basso mantovano

Se dopo aver digitato Sermide sul menu di ricerca del navigatore e sullo schermo vi appare solo il percorso di viaggio e non l’indirizzo di Villa Schiavi, fa niente.
Primo, perchè il ristorante è stato inaugurato solo da poco, secondo, dubito che abbiate un satellitare capace di raccontarvi la bontà che si può nascondere in luoghi insospettabili come può esserlo un paese del basso mantovano e il ristorantino di una vecchia villa di campagna. Buon gusto, raffinatezza ma anche genuina concretezza che salta agli occhi, e al palato, non appena si comincia a fare la conoscenza con chi ha voluto questo ristorante e le proposte dei menù stagionali. Ovvero, Federico Sinz, Anna Maria Brancaleoni, Alessandra Caroli e Luciana Sidari. I quali, dopo una vita che si conoscevano, ma in altre faccende professionali affecendati, hanno deciso di rimettersi in gioco come ristoratori, affidando i fornelli della loro nuova avventura a Letizia Canova e Alberto Nepiani.

Una scoperta, questa di Villa Schiavi, immersa nella quiete di un angolo di pianura mantovana, appena turbato da una linea ferroviaria percorsa da una vecchia e anacronistica littorina, che ti porta indietro nel tempo e nella cultura cucinaria di queste parti.

Un po’ come il risotto di pera mantovana e pecorino, magari preceduto da una rosa di zucca marinata al balsamico con culatello seguita da una piacevole divagazione fatta di baccalà con polentina di Storo che rivela le origini venete di uno degli chef.

E ancora, il crostino di parmigiano con spuma tiepida di zucca e pancetta croccante o i tortelli di zucca alla mantovana con burro e salvia e gli interesanti bocconcini di faraona in crosta di pancetta su letto di misticanza.

Piatti ispirati dalle diverse anime delle antiche cucine padane seguendo l’attenta logica della stagionalità che in fondo, era l’essenza stessa dei piatti che si portavano in tavola quando non tutto era disponibile in ogni giorno dell’anno.

Ben curata la scelta dei vini, che può contare sul rigore, quasi militare, del palato di Federico Sinz che sa tradurre molto bene ciò che va bevuto e quello no, come, ben curate, sono anche le proposte di fine pranzo.
Un ventaglio di dolcezze, fra il gustoso casereccio e il delicato raffinato, dettato quasi sicuramente dalla femminea influenza delle donne …di casa.

Ecco, più che in un ristorante-ino, potrà sembrarvi di essere proprio nel tinello della signorile casa di campagna che non avete mai avuto o che avete dimenticato.

In ragione, ovviamente, delle vostre origini che, modeste o nobili che siano, qui sono ininfluenti.

Infatti, questa la sensazione, chi governa il tutto sopra le parti, sembra proprio la passione per l’arte dell’ospitalità e il saper vivere; anche davanti a una “semplice” zuppa di borlotti ( da provare ).
Un po’ come funzionava tempo fa e quando le cose vere non s’imparavano in fretta e furia o sui Bignami.

A proposito, se non avete il satellitare e non sapete come fare per arrivare a Sermide, qui c’è il link

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nov  08
11
alle 08:30
da Strami


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