Piatto a Km Zero seconda edizione
Con due giorni di anticipo sul 26 settembre dello scorso anno, mercoledì si è svolta la seconda edizione del concorso enogastronomico veneto “Piatto a km zero”.
Un’idea, quella di proporre dei cibi preparati con i prodotti che si possono vedere guardando “fuori dalla finestra”, nata ormai un anno fa in ambito Coldiretti ma che ha già contagiato centinaia di chef in tutta Italia a iniziare proprio da quelli delle province del Veneto. I quali, per primi, già dallo scorso anno avevano risposto entusiasticamente all’invito dopo che una loro rappresentanza era stata selezionata per partecipare alla sfida. Vincere sì con cibo preparato da ognuno di loro messo a confronto con quello preparato dagli altri colleghi ma vincere anche la battaglia, cosa decisamente più impegnativa, di preparare un piatto usando ingredienti e prodotti il più tipicamente localizzati nelle vicinanze degli abituali fornelli di lavoro.
Quindi, giusto per capirci, se a far “parlare” il suo piatto è un cuoco veneziano, assolutamente vietato lo speck, se invece ad impiattare è un cuoco romano, vietata la burrata di Andria e così via in lungo largo del nostro stivale.
Ma tornando alla disfida veneta, la serata è cominciata con un buffet dove oltre all’assaggino di risotto con le secole, preparato da Nicola Malgarini e lo stecconiglio, polpettina fritta di delicati carni di coniglio infilzata su uno stecco da gelato ideata da Ballotta, troneggiava una sop(p)ressa, altra tipica specialità locale delle aree euganeo-beriche, e un prosciutto, dolcissimo, di Montagnana.
Finito, a malincuore, il sostanzioso ma imperdibile buffet, dove anche il baccalà matencato aveva fatto la sua comparsa insieme ad altre bontà come l’uva fritta, si è partiti ad assaggiare il piatto preparato dal trevigiano Diego Tomasi del ristorante Il Basilisco di Treviso.
Il quale ha coniugato la Trota del Melma, corso d’acqua della Marca Gioiosa, con porri e ravanelli, panna acida e mosto cotto di uva fragola.
Delicato piatto di pesce, ideale per affrontare il Flan di Monte Veronese, altra tipicità locale delle malghe veronesi cui si serve Gino Vellere (nella foto) del ristorante Via Verde di Velo Veronese che, insieme al formaggio, ha messo sul piatto della marmellata di radicchio rosso.
Ortaggio che, in tutte le sue varianti di zona più veneto di così non si può, ha fatto anche da prologo al Cannellone, di foglia di verza, e verdure di S.Erasmo.
Un vero concerto vivaldiano di sapori degli orti dell’isola veneziana.
Una sorpresa ideata dal maestro veneziano del baccalà, Franco Favaretto, del ristorante in terra ferma Baccalà Divino che ha preceduto con il suo piatto i più robusti “Capei da prete” ai profumi di montagna.
Sorta di ravioloni al formaggio con salsine di funghi e ortiche messi in piatto da Mauro Cavalet dell’Oasi di Limana.
Per i due piatti a base di carne, l’uno di maiale e l’altro di manzo, sono stati serviti prima quello del padovano Giancarlo Benato, del ristorante Montegrande, con il suo Filetto di maiale in crosta di spinaci e pancetta eppoi quello di Andrea Campagnolo, del ristorante Il Pioppeto di Romano d’Ezzelino, con una Tenerssa di manzo nostrano brasato con crema di granoturco.
Dolce di Patata americana con emulsione di crema chantilly ai fichi e melograni di Enrico Rizzato e Andrea Foacrini della trattoria Al Ponte della rodigina Lusia, per finire in bellezza la degustazione e passare alle votazioni della giuria popolare che ha decretato come Piatto a km zero, seconda edizione, il Flan di Monte Veronese.
Giudizio difficile da condividere visto che si sarebbe potuto premiarli tutti, o quasi.
Magari mettendo al sest’ultimo posto la trota del Melma, dato che come pesce d’acqua dolce per me rimane sempre tale o, in ultima, il maiale di corte padovana: ma solo per poterlo mangiare il giorno successivo.
Visto che le carni di maiale, così cotte e quando le faccio io, sono destinate ad arricchirsi di sapori e decisione.
Inutile dire che fra serprini e cabernet della zona, il vino si è prestato più che alla bisogna e che molti degli oltre duecento ospiti, hanno dovuto attendere qualche decina di minuti per riportare in basso il severo ma giusto tasso alcolemico previsto dalla legge.
Occasione per continuare a conviviare sui piatti della serata, con una tazza di arabico in mano, nei salottini della trattoria Ballotta della famiglia Legnaro che anche per questa occasione si è avvalsa della collaborazione di Giulia ed Enrico che pur non spadellando in cucina, di enogastronomia e come organizzare un convivio ne sanno un bel po’.
da Strami
Ultimo commento:
di Strami il 01/1/70
Visualizza / Lascia un commento







gennaio 29th, 2010 at 10:59
molto interessante,come si può partecipare,sono uno chef e ho grande passione per il cibo akm0,572u
gennaio 29th, 2010 at 16:33
prova a mandare una mail alla info che torvi visitando questo web http://www.coldiretti.it
o qui
stampa.pd@coldiretti.it