Pomodori italiani ? Mah !
Se non siete stati troppo distratti dalle feste dovreste aver letto o sentito che, dal primo di gennaio di quest’anno, le etichette delle confezioni di passata di pomodoro dovranno indicare anche il luogo di coltivazione del pomodoro fresco usato. Questo per metterci al riparo dall’inconsapevole acquisto di passata di pomodoro prodotta con pomodori stranieri. Più ancora, da quelli importati dalla Cina che, in poco più di quindici anni, è diventata il terzo produttore mondiale dopo Stati Uniti e Italia. Riuscendo a invadere persino il nostro mercato con centinaia di milioni di chili di passata di pomodo, come affermato dalla Coldiretti, successivamente confezionati nel nostro paese omettendo però di dichiarare sul barattolo che non erano stati adoperati pomodori italiani.
Ora, può essere che una verità non detta sia ingannevole?
O può esere più ingannevole il fatto che la notizia sull’obbligatorietà di indicare per legge l’origine del pomodoro, strombazzata in questi giorni come grande passo in avanti sulla trasparenza in materia , non abbia ben precisato che tale normativa fa riferimento a un decreto del
17 febbraio 2006, a sua volta riferito ad un altro decreto del 23 settembre del 2005?
Certo ci vogliono dei tempi per smaltire le scorte e può essere giusto che le grandi industrie possano smerciare i loro prodotti ma allora perchè omettere di dire anche questo?
Vorrà dire che, alla faccia delle date di scadenza, fino ad oggi ci siamo pappati pasta e pappa con sugo di pomodoro vecchio di un paio d’anni o giù di li?
da Strami
Ultimo commento:
di Fabrizio il 01/1/70
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gennaio 4th, 2008 at 14:02
lo vogliamo dire…ma si diciamolo il pomodoro nella così detta alta cucina è un po bisfrattato. Quei bei sughi di una così detta volta…i sughi della così detta nonna non si usa farli più. Oggi il pomodoro rosso è un’arredo che fa colore alle bianche pietanze… ho etto una ca…ta!!!
voto a questo mio commento 6-
potevo fare di più…. mannaggia
gennaio 4th, 2008 at 16:47
si, potevi fare di più, ma potevi fare meglio. l’ironia è difficile da eprimere e ancora più difficile da cogliere. ritenta.
gennaio 4th, 2008 at 21:28
strami come notizia di inizio anno è triste e fa riflettere…ci si sforza di raccontare il buono della enogastronomia e poi ci si rende conto che siamo nelle mani di vile mercato…che stanchezza
gennaio 5th, 2008 at 12:46
D’altronde per ogni aspetto c’è un’altra faccia della medaglia, spesso buia, a volte d’un buio pesto…
Ma è pur vero che – di tanto in tanto – l’argomento va affrontato… Giusto per non idealizzare troppo. Giusto per non convincersi che, quando a tavola, tutto sia rose e fiori.
E fa bene Strami, a sprazzi, a ricordarcelo.
Senza per questo intristirci troppo.
C’est la vie.