Che si dice?

Quelli che il vino sa di tappo, che fine faranno?

Durante l’eperimento nella cantina di Matilde Poggi, come dice Alessandro Peretti nel suo bardoc, una delle riflessioni della platea di esperti, invitati per sentire le differenze fra una metà di Chiaretto bloccato in bottiglie con tappi di sughero e, l’altra metà, con tappi a vite, è stata “…e i sommeliers cosa annuseranno? Sapranno ancora individuare l’odore di tappo passando sotto il naso uno stelvin invece che un sughero? Che fine farà una delle prove per ottenere l’ambito tastevin che prevede, appunto, la perfetta esecuzione della sblocattura?”

Domande giuste ma forse anche un tantino tendenziose, visto che, sotto sotto, l’idea della Poggi di seguire le orme di altre grandi cantine nell’usare lo “screw cup” per il suo Chiaretto al posto del sughero, più che al grande pubblico, potrebbe non piacere proprio a chi di vino ne parla, ne discute, ne degusta aromi, profumi e sentori ma non ne produce.
E, di seria innovazione enologica associata al marketing intelligente, quella che devono fare i buoni produttori per continuare a rimanere tali, conosce solo quel che basta per non far brutta figura.

La verità è che per tanti tipi di vini, come per tanti altri prodotti della terra, è ora di aprire la strada a nuovi orizzonti ripensando nuovi modi di fare.
Specie se lo si fa percorrendo strade intelligenti e tenendo ben presenti le esperienze del passato, soprattutto quelle negative.
Del resto, altri paesi l’hanno gia fatto, e lo fanno, senza rinunciare al piacere della qualità.

Per me, dunque, vale una regola di mio nonno che saggiamente diceva:
senza rompere le uova non si può fare una buona frittata.

Se Matilde Poggi e tanti altri vorranno, non ultimi gli Allegrini, i friulani de “I Feudi” o i francesi dei Chablis, sarò ben lieto di assaggiare ancora una loro “frittata”, con tappo stelvin.

Quella di sabato scorso per esempio, ovviamente in veste di bottiglie di Rodon con tappo stelvin, è stata deliziosa.
Se poi aggiungete che quando il produttore risparmia e investe in qualità, il consumatore ci guadagna, il gioco è fatto.
Spendere mediamente una cinquantina di centesimi in meno per ogni tappo non è poco. Anche per le querce da sughero che, se potessero, sarebbero fra le prime ad applaudire.

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lug  08
12
alle 07:29
da Strami


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