Polemiche

Il Kebab a Bergamo Alta? Una modesta proposta

Iniziata poco più di due mesi fa, la questione Kebab sì vs Kebab no a Bergamo Alta si sta facendo ingarbugliata.

Per il lettore che magari non ha seguito tutti i rimbalzi della notizia in rete (specie quelli sui foodblog che affrontano con occhio disincantato i fatti quotidiani da un’ottica gastrocentrica), ricostruiamo un po’ la cronistoria.

Badate bene, questa è una faccenda tutt’altro che di facile digeribilità, come molti dei kebab che girano sugli spiedi nell’italico stivale.

Ma vale la pena di arrivare fino in fondo, perché là c’è LA soluzione. Pronti?

Sul finire di Maggio: l’Eco di Bergamo riprende le critiche della Lega: “niente Kebab in Città Alta”. Perché? “Non è il massimo per un turista in gita a Bergamo scendere dalla funicolare che arriva al borgo medievale e ritrovarsi incredibilmente a Marrakech” (Silvia Lanzani, Consigliere Comunale Lega Nord).

Secondo Tommaso Farinala querelle è un falso problema, ed un pretesto “per sciorinare il solito starnazzamento indignato di sinistra contro quei razzisti della Lega“. Alla fine della fiera, il Farina-pensiero è così riassumibile: “se il Kebab in questione è uguale a mille altri, sinceramente posso farne anche a meno. Se è un kebab buono, invece, ci penserei una decina di volte.”.

Ma è approdando su Facebook che la questione si fa appetitosa più di un doner kebab per i media nazionali.
Vengono istituiti due gruppi: uno impegnato a salvaguardare la presenza kebabbica a Bergamo Alta, uno ovviamente pronto a lottare con le unghie e con i denti per veder il kebabbaro chiudere i battenti.

I pro-kebab ne fanno una questione di gola oltre che di lungimiranza integrazionale: il Gruppo “salviamo il nuovo kebab di città alta” nasce infatti “per chi ha la testa per saper distinguere tra un integralista islamico e un qualsiasi arabo in gamba che ci consente di stimolare in maniera nuova i piaceri del palato”. Sami Gasri, il titolare dell’esercizio incriminato, diventa una celebrità.

Ai no-kebab, invece, piace viene istintivo rivendicare l’esistenza di un’inattaccabile “questione estetica, non xenofoba”. Infatti Marco, fanatico del melange di culture, abbozza un “Bruni a casa”, e tra le foto spunta un goliardico “Non li vogliamo… fuori dall’Italia” (non li riconoscete? quelli della foto sono tranci di Kebab).
Che poi, la soluzione è così semplice! Ce la suggerisce Enzo, un membro del gruppo, in un thread invero con poco seguito: “Per rilanciare l’ immagine medievale o comunque storica della citta’ di Bergamo, non sarebbe una brutta idea quella di chiedere a tutti i gestori di negozi e attivita’ in citta’ alta , inclusi quelli che gestiscono il kebab, di indossare abbigliamenti simili a quelli storici dell’ epoca medievale e/o rinascimentale?”.

Almeno, tra un torneo ed una messa alla gogna, i bergamaschi potranno smangiucchiarsi un Kebab senza farsi troppe paranoie.
Alla fine, sotto la cotta di maglia, siamo tutti uguali.

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ago  08
5
alle 10:00
da Fabrizio Gabrielli


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