Archivi per novembre, 2009
Altro che due foglie di insalata
Pensare che l’insalatona di mezzogiorno sia solo qualche foglia verde sminuzzata per alleggerire i molti e ricchi ingredienti che ormai padroneggiano sulle terrine, non rende il giusto merito alle due varietà orticole più frequentemente impiegate: la cappuccia e la gentile. Piante della famiglia delle asteracee, genere lactuca specie sativa, che vengono chiamate cappuccia se di varietà capitata, gentile se di varietà crispa.
Due piante che fra le tante zone d’Italia in cui vengono coltivate hanno la loro patria d’origine per antonomasia nella terra del Polesine in provincia di Rovigo.
Più precisamente nei comuni di Lusia, Badia Polesine, Lendinara, Costa di Rovigo, Fratta Polesine, Villanova del Ghebbo nochè i vicini comuni del padovano subito a ridosso dell’area rodigina, Barbona, Vescovana e Sant’Urbano. Zone ancora popolate da imprese orticole che sembrano aver trrovato un alleato nella gazzetta ufficiale europea del 26 novembre per aggiunger un pizzico di vaore aggiunto alle loro insalate cui la UE ha appunto attribuito ufficialmente la denominazione geografica protetta I.G.P.
Dando al prodotto la nobiltà di un marcho che da disciplinare si deve presentare con fusto corto, molto carnoso, di gusto croccante e fresco, ma morbido per l’assenza di fibrosità. Al gusto è percettibilmente sapida, al punto da rendere superfluo il condimento con il sale, in conseguenza della presenza nei terreni di abbondanti sali minerali. Qualità, quelle dell’insalata di Lusia IGP che sono strettamente legate alla zona geografica e alla particolare combinazione di alcuni fattori pedoclimatici del territorio di produzione. Caratterizzato dalla presenza di uno strato superficiale di sabbie portate dalle numerose alluvioni, causate in periodi preromanici e nell’Alto medioevo dallo straripamento di alcuni rami del Tartaro e, in periodo medioevale e moderno, dalle rotte dell’Adige. Su questa sabbia, unificata da un secolo di vegetazione spontanea, viene piantata l’insalata di Lusia, più ricca delle altre in contenuto di potassio e calcio…altro che due foglie di insalata.
Nella foto a sx, la cappuccia, a dx la gentile.
da Strami
Seconda edizione romana per Eat-Alia
La prima edizione si è tenuta presso il Castello Ducale Orsini Ottoboni di Fiano Romano, quest’anno invece , per la sua seconda edizione, gli organizzaori di Eat-Alia hanno scelto Palazzo Rospigliosi a Roma.
Data di avvio ufficiale di questo evento enogastronomico, che si è dato come obiettivo l’esaltazione dei prodotti tipici delle tradizioni regionali, il prossimo 4 dicembre quando dopo l’immancabile saluto delle autorità, partirà la lunga maratona fra convegni, dibattiti, brevi corsi degustazione, laboratori del gusto, assaggi e, non ultima, la possibilità di acquistare qualche tipico prodotto proveniente dai produttori di quasi tutte le regioni d’Italia.
Per alcuni appuntamenti e degustazioni basta un tiket di 10 euro, per quello con i “Vini provenienti da vitigni allevati ad alberello”, i fogli da dieci sono tre, ma altri ancora, come si dice, sono a gratis.
Dovessimo dare qualche consiglio, dieci euro si potrebbero spendere per l’appuntamneto “CiociariaExpo presenta: Il Cabernet di Atina e i salumi affumicati”, altri dieci per l’incontro con Massimiliano Sepe e “La sensibilità del cuoco per il cibo”, mentre, per la presentazione del libro “Sovversivi del Gusto, vol.2”, con Adriano Liloni, Michele Marziani e Marco Salzotto, basterà la volontà di ascoltare e magari imparare qualcosa che non si conosce.
Il programma completo lo trovate cliccando qui
da Strami
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di Hanno Parlato di Noi: la Rassegna Stampa di Eat-Alia ‘09 « Eat-Alia blog il 01/1/70
I segreti di Poggiomarino: La locanda

Autostrade perse nel nulla. Case ai lati della stada come in un villaggio western. il nostro ospite procede sicuro alla luce dei fari. Intorno è buio. Alla fine due luci accese e un piccolo spiazzo. L’insegna dice:”la locanda”. Siamo a Poggiomarino, a due passi da Ottaviano e a pochi chilometri da Napoli. Il locale è piccolo, otto tavoli in tutto. La luce è quella delle lampade a risparmio energetico. Gli avventori ci guardano con facce fredde. Ci scrutano. il cuore si stringe. Dove siamo capitati? Che sia uno scherzo? Eppure si era parloto di cena indimenticabile.
Ma quando ci sediamo a tavola e cominciano ad arrivare ostriche sugose e freschissime, gamberoni crudi che sanno di mare,polpi tagliati alla julienne,affettato di tonno rosso, tarufi di mare e mazzancolle che chiedono solo di essere assaporate, lo spirito cambia. A tavola vengono messe delle bottiglie di Falerno primitivo, rosso,prodotto da Moio. Assolutamente superbo. Dal colore rosso rubino, con riflessi neri e purpurei e dal profumo delicato si sposa alla perfezione con il pesce. La cena prosegue. Alici fritte come in un tempura, leggero come un pizzo antico. E poi filetto di bandiera al forno con salsa di peperoni. Alfonso, patron e chef si muove con tranquillità tra i tavoli scambia battute con gli ospiti, pronto ad esaudire sfizi golosi purchè a base di pesce. infine sorbetti, crostatine, struffoli ripieni di crema pasticcera chiudono una cena opulenta. Il conto lascia senza fiato. In media con una qualunque trattoria romana o milanese: 45 € più il vino. Usciamo nel buio. Da qualche parte c’è Napoli. Speriamo che Alfonso non venga scoperto dalle grandi guide e resti un nostro piacevole segreto.
da luca
Pomodorini del Vesuvio detti ” del piennolo”

I Pomodorini Vesuviani, sono conosciuti meglio come “del Piennolo” (ovvero “del Pendolo”). Nel comprensorio dei comuni alle pendici del Vesuvio, coltivati in piccoli appezzamenti tra i 200 e i 450 metri sul livello del mare, senza irrigazione, il Pomodorino Vesuviano nasce e prospera aiutato dal terreno vulcanico e da un sole potente. Anche il suo colore rosso fuoco è un regalo del vulcano, dicono gli anziani, perchè le radici dei pomodorini si nutrono della lava stessa del Vesuvio. I frutti, del peso poco superiore ai 20 grammi, sono di forma tondeggiante leggermente pruniforme, con un peculiare piccolo pizzo all’estremità inferiore e delle depressioni sull’altra estremità. La buccia è spessa, la polpa soda e compatta dal sapore dolce-acidulo delizioso ed inconfondibile dovuto alla particolare concentrazione di zuccheri e sali minerali.
Coltivarli è costoso. Tutte le lavorazioni sono fatte a mano e su terreni scoscesi questo fa lievitare i costi della mano’opera a cui si aggiunge la bassa resa del prodotto se si vuole conservare l’altissima qualità. I pomodorini, per questi motivi non reggono la concorrenza dei “cugini” locali o cinesi. E’ per questo che è nato il comitato per la richiesta della DOP ( denominazione d’origine protetta) che lo aiuterebbe a competere alla pari sui mercati di nicchia. Quelli dell’enogastronomia di altissima qualità.
Giovanni Marino è un imprenditore/agricoltore di nuova generazione, appassionato e competente, che alle falde del Vesuvio vuole essere artefice di prodotti di grande qualità. Se passate a Massa di Somma, andate a trovarlo.
da luca
Custoza, il Garda e Venezia per gusti d’autore
Si è aperta tra i saloni secentechi dell’Hotel Monaco & Grand Canal la prima edizione della rassegna enogastronomica Gustosa Custoza, un viaggio attraverso sei prestigiosi ristoranti veneziani che dopo il primo appuntamento del 18 novembre si concluderà il 13 dicembre.
Pomosso dalla cantina di Custoza e curato dalla rivista Papageno, il tour nella città dei Dogi, ideato per far incontrare i sapori del mare con quelli del lago di Garda e della terra che lo circonda e dove trae origine il bianco di Custoza, prosegue stasera in un altro blasonato ristorante veneziano.
Ai fornelli del “Do Forni” di Eligio Paties, questo il nome del locale selezionato per il secondo appuntamento, lo chef di casa Diego Paties Montagner e Isidoro Consolini.
Chef e patron del ristorante Al Caval di Torri del Benaco (Vr ), stella Michelin dal 2008, che insieme a Diego daranno vita a un menù di sicuro successo: grancevola in scorso suo, capesante e scampi leggermente grigliati su un letto di radicchio di Treviso, tagliolini di pasta fresca al ragout di scorfano e risotto di Tinca.
Piatto di mezzo, un cartoccio di branzino ai frutti di mare cui seguiranno un sorbetto alla mela verde bagnato al Calvados con frivolezze Veneziane e un soufflé al Grand Marnier con salse di vaniglia e cioccolato.
Il tutto, manco a dirlo, acccompagnato dalle soavità dei produttori Custoza con i loro inimitabili bianchi.
Del prossimo e degi altri appuntamenti vi daremo conto nelle prossime righe dedicate a questa rassegna che già dalla prima serata, dove a far da registi a piatti come il risotto di zucca con le cape lunghe (cannolicchi ), che vedete nella foto di Renato Vettorato, c’erano lo chef del ristorante Gran Canal Sandro Traini, e Peter Brunel, chef del ristorante Chiesa di Trento, sembra aver imboccato la strada giusta per la soddisfazione più gustosa dei commensali.
da Strami
Mezzacorona, cantina trentina da premio Oscar

Piazzarsi davanti ai francesi della cantina di Bouchard Pére et Fils, gli spagnoli di Sierra Cantabria, gli ungheresi della Royal Tokaji Wine Companya o ai nostri friulani della cantina Livio Felluga dev’essere una bella soddisfazione. Se poi il giudizo di miglior cantina d’Europa lo da la rivista americana “Wine Enthusiast”, che ogni anno assegna i prestigiosi “Wine Star Awards” ( Oscar del vino ), sicuramente c’è da trovare subito uno spazio per esporre l’attestato. Ed è quello che gli uomini della cantina Mezzacorona stanno già preparando in vista della consegna ufficiale del riconoscimento che avverrà il prossimo 25 gennaio 2010, nelle splendide sale della New York Public Library, durante il gran galà delle star del vino.
Evento al quale prenderanno parte i principali opinion leader del mondo enologico a livello internazionale che potranno dare conto della capacità di questa realtà trentina fatta da 1500 produttori vitivinicoli che hanno saputo migliorarsi al punto tale da diventare, tutti insieme, la miglior cantina del vecchio continente.
da Strami
Un master per Cibo e Vino

Che l’enogastronomia non sia solo una passione o fonte di argomenti per goduriosi palati è cosa nota ma, soprattutto i molti giovani che si avventurano in fantasiosi cicli di studi universitari per improbabili carriere, è probabile che non tutti siano a conoscenza che esiste un Master Universitario dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, ideato dal Prof. Gianni Moriani e coordinato dal Prof. Roberto Stevanato, in Cultura del Cibo e del Vino.Un corso che forte del successo riscosso lo scorso anno, ripartirà anche il prossimo gennaio per formare competenze professionali di livello superiore nella gestione e valorizzazione del patrimonio alimentare e vitivinicolo.
Sede del corso di studio, la cittadina di Valdobbiadene e tutto il territoro che la circonda visto che le lezioni non resteranno confinate in aula, ma si allargheranno ai luoghi della filiera del cibo, movendosi tra aziende agricole, cantine, distillerie, pastifici, caseifici, stabilimenti di torrefazione, ristoranti e caffè.
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da Strami
Torroni e croccantini a San Marco dei Cavoti
Dopo tanti buoni tartufi, più di uno gli appuntamenti che vi abbiamo suggerito fra Umbria e Toscana, perchè non proseguire in bellezza con un ghiotto calendario a base di torroni e croccantini?
Tanto più se la proposta viene da una terra che troppo spesso viene additata solo come regno di malgoverno, affari più o meno criminali e di gente sempre al traino e improduttiva che non rappresenta certo l’altra parte di quella Campania che invece lavora, fa imprenditoria intelligente, scovandosi i propri mercati di nicchia, e che non ha certo bisogno di un altro sbarco dei mille come dice il ministro “fasso tutto mi”, tutto annunci e pochi fatti.
Polemiche a parte, tornando alla realtà dei fatti o meglio dei delizioissimi fatti, prodotti in quel di San Marco dei Cavoti, nel beneventano, la Festa del Torrone e del Croccantino si snoda lungo tutto il mese di dicembre offrendo una ricca serie di appuntamenti sulla scia di un percorso impareggiabile di dolci armonie dove le note della sinfonia che ne risulta, sono le nocciole, le mandorle, il cioccolato e lo zucchero per il croccantino, mentre, per il torrone, il pentagramma è contrappuntato dalle note del miele, zucchero, albume d’uovo, ostie; che per le versioni più eleborate del torrone, prevedono pure l’aggiunta di cioccolato, agrumi e caffè.
da Strami
Quando chiedete fontina, siate precisi
Sarà la Fontina, o meglio le fontine, le protagoniste dell’incontro organizzato dalla regione Valle d’Aosta che per il 25 novembre a Saint-Vincent con inizio alle 17.00 presso il centro Congressi del Grand Hotel Billia.
Un momento di approfondimento, questa la promessa di chi cura l’evento “Io sono le fontine”, legato alla diversità e alla versatilità di questo formaggio e al concorso dedicato alle fontine d’alpeggio divenute, oltre che formaggi dop, uno dei simboli più fondanti della produzione agroalimentare delle Valle d’Aosta.
Un formaggio, la fontina, che grazie alle sue molteplici peculiarità riesce a rispecchiare ogni singolo piccolo produttore locale che, dai caseifici agli alpeggi in quota, tutti insieme danno origine ad un prodotto dalle mille personalità ma accomunate da un’unica identita.
Che, per l’occasione, sarà spiegata da Paolo Massobrio, enogastronomo e già autore della GuidaCriticaGolosa 2010, presentata al Golosaria di Torino, e che può rivelarsi particolarmente interessante per conoscere più da vicino le tante fontine che ci sono in giro.
Alcune delle quali non hanno mai visto la Valle d’Aosta.
da Strami
Tavern, pesce pescato pesce mangiato
Entrare in un ristorante che serve piatti a base di pesce e scoprire che fra le dotazioni della
cucina non c’è alcun tipo di freezer se non quello piccolino per sorbetti e gelati, è certamente il biglietto da visita migliore per sapere che di lì a poco gusterete il meglio del pescato, fresco di giornata.
Se poi riuscite a strappare anche l’informazione di come il titolare, Roberto Veronese, riesce
a reperire la materia prima per i piatti preparati dal suo chef Matteo Cazzin, in cucina con l’aiuto
cuoco Monica Baratella, capirete di aver trovato il ristorante dove le regole del ben mangiare sono dettate dalla qualità delle varietà di pesce catturato nei diversi momenti dell’anno. «Se Savino mi dice che per certi tipi di pesce “no xe stagion”, spiega Roberto, svelando parte del nome dell’ex pescatore di Chioggia, suo fornitore di fiducia, quei pesci ai tavoli del mio ristorante non li troverete». Così pure non troverete “la solita minestra” di un menu sempre uguale, con le solite spigole allevate nelle “piscine” della Grecia, quando va bene, le orate prefabbricate in vasche da ingrasso o altro pesce che prima di arrivare sul piatto, ha fatto il giro del mondo un paio di volte. Non è questo lo stile del ristorante Tavern di Monselice, del suo patron e tanto meno del cuoco Matteo.
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da Strami






