Archivi per dicembre, 2009

Polemiche, insanely food-addicted, per sapere la vostra....

Le eco insidie nascoste nel piatto

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Stefano Carnazzi, autore del saggio “100 domande sul cibo” appena pubblicato per Edizioni Ambiente, enumera rischi insospettabili che si nascondono nei piatti più spesso presenti in un tipico menù festivo. Ecco alcuni esempi.

Gamberetti in salsa cocktail?
“No ai gamberetti. Le foreste di mangrovie sono habitat preziosi per l’ecosistema marino, per frenare l’erosione delle onde, per la deposizione di uova di pesci e crostacei, per le economie locali. In Asia orlano solo un terzo delle coste originarie, anche a causa dell’allevamento di gamberetti: da lì proviene l’80% dei gamberetti del mondo. In certe zone, per ogni kg di gamberetti scompaiono 500 grammi di pesci e altri crostacei. Senza contare che i gamberetti cinesi sono stati messi per anni a più riprese sotto embargo per l’alta presenza di cloramfenicolo”.

Salmone affumicato?
“Animale nato per nuotare per centinaia di chilometri, viene invece allevato in vasche chiuse, alimentato con ormoni della crescita, antibiotici, grassi, coloranti (la carne del salmone è chiara). In Cile, divenuto uno dei maggiori esportatori mondiali di salmone, s’è parlato di disastro ecologico. Si pescano enormi quantità di piccoli pesci per farne pastone (5 kg per un kg di salmone) e spesso in zone inquinate: un salmone può accumulare concentrazioni di diossina 20-30 volte superiori a quelle che si trovano nel mangime stesso e nell’ambiente circostante”.

Ananas e macedonia tropicale?
“L’import di ananas è aumentato del 5% rispetto allo scorso anno. Ma il Ministro alle politiche agricole Luca Zaia ha di recente ribadito l’invito a uno ‘sciopero dell’ananas’, dicendo ‘no ai prodotti fuori stagione, che non appartengono alla nostra tradizione, coltivati in Paesi dove è ancora possibile utilizzare insetticidi epatotossici e talvolta cancerogeni’. Oltre a ciò, in 100 domande sul cibo dò conto di una ricerca secondo cui un ananas trasportato per via aerea può arrivare a generare 9 volte il suo peso in CO2. Meglio, quindi, in tavola, arance, mele e melograni”.

Cioccolato al grasso di palma
“Dal 2000 si possono utilizzare, per produrre cioccolato, anche grassi differenti dall’autentico burro di cacao, come burro di karitè e olio di palma, fino al 5%. Meno costosi, ma anche meno pregiati, danneggiano i produttori di cacao e alimentano la deforestazione. Dal 1985 la superficie delle piantagioni di palme da olio in Indonesia è oltre decuplicata a scapito delle foreste tropicali. Per evitarlo, basta scegliere il cioccolato con la dicitura ‘puro’ (che esclude l’uso di grassi tropicali) o leggere bene l’etichetta”.

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dic  09
29
alle 06:31
da admin

Che si dice?, Polemiche, giornate diverse, per sapere la vostra....

Ma i cenoni sono davvero anacronistici e noiosi ?

ingredienti_645_458In una nota stampa appena ricevuta, leggo che Paolo Massobrio boccia i cenonni delle feste come anacronistici e noiosi e suggerisce un menù alla francese.
Ovvero… “abolire le portate, ma mettere tutto in tavola dando lo spazio, magari, ad una sola portata di sostanza. E questo per lasciare ai commensali la libertà di scegliere le porzioni che desiderano, ma anche evitare che qualcuno, a Natale, rimanga relegato in cucina. Insomma meno forma e più sostanza dedicata alla convivialità o, come ebbe a dire una mia collega “più affetti e meno affettati”.
Ebbene, non discuto sul fatto che tale considerazione possa anche attagliarsi a qualche noiosissimo cenone al quale anch’io, come molti di voi, sono stato costretto ma come la mettiamo con bisnonne, nonne e mamme che, al contrario di quel che dice Massobrio – “anche perchè manca un personaggio fondamentale del passato, che è la massaia. Oggi non c’è più, al suo posto c’è una donna che lavora come l’uomo e che magari arriva alla vigilia delle feste con lo stesso giusto desiderio di riposo e relax.” – ci sono ancora ?
O vogliamo pensare per forza che tutte le donne che apettano di cucinare l’inimagginabile per tutta la famiglia al completo attendendo felicemente la data del cenone come l’ennesima prova di quanto sono insostituibili, sono veramente sparite; magari per dare ragione a una delle tante “verità” da rivista tipo “Donna Moderna”?

E ancora, perchè non pensare che davanti ai fornelli oltre alle schiere femminee si sono aggiunti fior di maschi che con altrettanta predisposizione culinaria avanzano pari pretese di compiacere parenti, ospiti amici ma soprattutto non sono più quei tipi di uomini che non si alzano da tavola nemmeno per prendere un cucchiaino?

Trovandosi così dalla parte di Massobrio ma solo quando dice che “Il gusto di stare insieme non può essere relegato solo a fare andare le mandiboleche” e, aggiungo io, fare in modo che le mandibile vadano per il verso giusto.
Cosa che non sarà mai ne anacronistica ne noiosa e ne… francese.

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dic  09
20
alle 10:24
da Strami

Ultimo commento:

di dataghoul il 01/1/70

se i cenoni siano o meno noiosi, credo che dipenda in gran parte dai commensali...

Peperosso consiglia....., Slow Food, Vini

Etichette per le feste nr. 3

soavesupNon è la prima volta che vi parlo del soave di Agostino e Teresa Vicentini, già una volta infatti lo avevo segnalato raccontandovi di un pranzo seduto ai tavoli baccalàdivino di Franco Favaretto, ma visto che non tutti amano le bollicine, in tema di etichette per le feste, appuntamento che può aiutarvi nella scelta del vino per accompagnare i vostri pranzi di fine anno, risuggerisco l’etichetta anche se questa volta è nella sua veste di D.O.C.G. Superiore “IL CASALE”.

Vino bianco di uva garganega dal primo all’ultimo acino decisamente senza bollicine che punta subito alla concretezza di un bicchiere di vino di grande personalità.
Un po’ come il carattere del signor Agostino che anno dopo anno sta imbottigliando vini sempre più buoni e sempre più meritevoli di essere degustati per coglierne l’evoluzione su una strada dove non si usano le scarpe grosse ma un cervello fino, capace di tenere a bada la gamma di sensazioni provocate da questo soave all’impatto con le terminazioni gustative e olfattive di bocca e naso che, dopo i profumi e i sentori dei fiori o i sapori di frutti agrumati e le sapidità minerali, alla fine vengono pure coinvolte da un “attimo” di amaro, dopo un dolce ricordo di pesca, che ti riporta con i piedi per terra per poi, al sorso successivo, rimandarti verso l’alto di eleganti soavità.
Strutturate con equilibrio che fanno di questo vino autoctono ben radicato nella sua terra e nella mente di chi lo produce un clear pale gold, bright glints against the light , ovvero un oro pallido dai riflessi luminosi contro la luce, ben noto anche al di fuori dei confini veronesi di Colognola ai Colli dove Agostino Vicentini e sua moglie Teresa curano la garganega per questo vino che trasforma un giorno qualsiasi in un giorno di festa.
Cliccando qui, il link dell’azienda di cui , visti e assaggiati anche gli altri vini, tornerò a parlarvi.

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dic  09
16
alle 11:46
da Strami

Vini

Etichette per le Feste nr. 2

cru_cartizzeOttimo con la pasta frolla, crostate alla frutta, dessert con creme, pasticceria secca, dolci al cucchiaio e perchè non con il tradizionale panettone è comunque adatto anche come aperitivo e le sue bollicine sono davvero tutto un programma soprattutto, giusto per continuare il nostro discorso sulle etichette per le feste, per brindare al Natale o al nuovo anno.
Il suo nome è Cartizze e da quando veniva prodotto solo per pochi trevigiani, ha spopolato in ogni dove anche se inizialmente, non proprio tutte le bottiglie messe sul mercato, cavalcando la tigre della moda, erano all’altezza di quanto vuole invece il disciplinare sul prosecco e i suoi puntini sulle i.
Tornando al Cartizze, prodotto in una ristretta sottozona all’interno dell’area del prosecco, sembra che il suo nome derivi dai gardiss che nell’idioma delle colline trevigiane traduce la parola graticci sui quali venivano lasciate appassire le uve perchè aumentasse la loro dolcezza e l’aroma.
Due caratteristiche del resto già presenti in questo particolare prosecco, dal colore brillante, giallo paglierino con riflessi verdognoli contrappuntati da bollicine persistenti e di grana minuta che sembrano sprigionare il profumo fruttato e floreale dove pere, pesche e mele si contendono la scala insieme ai sentori dei fori di prato per lasciare infine il posto al sapore, sapidamente elegante che richiama alla memoria il gusto di una pera.
E badate bene che non sono le solite manfrine di chi scrive di vino ma se trovate il Cartizze vero vero e fatto bene, ne avrete la prova anche voi.
E seppure le feste e le gozzoviglie non siano i momenti migliori per le degustazioni, è anche vero che se non si beve bene in un giorno di festa quano lo si dovrebbe fare?
Per cui, piccolo investimento di un paio di decine di euro o poco più, e il piacere di brindare con il Cartizze diventa tale… nel senso più letterale.
Per la cronaca, quello che abbiamo assaggiato per voi, è quello prodotto dai Bisol che si occupano di prosecco da un bel po’ di generazioni
in quel di S.Stefano di Valdobbiadene.
Piccola frazione da cui esce questo Cru di assoluto rispetto che inseriamo nelle etichette per le feste che da qui al momento dei brindisi dei prossimi giorni, stiamo stappando per darvene conto.
Alla prossima …

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dic  09
13
alle 09:30
da Strami

Chiedilo a Peperosso, Formaggi, Slow Food, Vini

Formaggiata Campana a Borgo Terravecchia

terravecchiaA proposito dell’eccellenze alimentari citate da Luca nel suo Terrafelix Campania in Mostra, se qualcuno vuole continuare a verificarne la bontà, l’occasione viene dalla Formaggiata Campana Borgo Terrevecchia che da mercoledì 16 dicembre a venerdì 18 avrà come filo conduttore ” Il tesoro sconosciuto, non solo mozzarella di bufala”.
Ovvero la possibilità di assaggiare non solo la tipica e famosa mozzarella campana ma anche altri tipi di squisiti e formaggi che meriterebbero pari notorietà come quelli a pasta filata che rispondono ai nomi di Mozzarella nella Mortella, Caciocavallo Podolico, Provolone del Monaco, Caciocavallo Irpino, Caciocavallo Silano o i pecorini come il Bagnolese, Carmasciano, Laticauda e Matese
Fior di formaggi e fior di passione di maestri campani dell’arte casara che proprio grazie alla Formaggiata di Borgo Torrevecchia, in quel di Giffoni Valle Piana, godranno dei giusti meriti e saranno pure oggetto di “studio” per quanti vorranno apprezzarne le qualità in modo gustosamente ravvicinato durante i laboratori e i seminari pevisti durante l’arco della manifestazione; organizzata con l’apporto della Regione, del Comune di Giffoni Valle Piana ma soprattutto dell’ Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Formaggi
( ONAF ) , da Slow Food e dall’associazione sommelier.
L’accesso è gratuito ma la prenotazione è obbligatoria per cui se non volete rimanere senza formaggio e senza un buon bicchiere dei tanti vini picentini e dei colli salernitani che accompegneranno gli assaggi segnatevi questa mail: masarnat@tiscali.it, o questo link

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dic  09
11
alle 07:27
da Strami

Dov'eravamo

Terrafelix. Campania in mostra

terrafelix_web
Sessantamila visitatori in cinque giorni, cento aziende ad esporre e vendere prodotti enogastronomici, altrettante ad intrattenere relazioni commerciali con operatori internazionali. Terrafelix, Mostra dell’Agroalimentare campano, alla Mostra d’Oltremare , promossa dalla Regione Campania con Città della Scienza. Durante cinque giorni, la Regione Campania, attraverso l’Assessorato all’Agricoltura guidato da Gianfranco Nappi, ha stipulato una serie d’accordi per la realizzazione di altrettanti progetti di promozione, sviluppo e valorizzazione del sistema agroalimentare regionale.
Ecco una sintesi degli impegni:
Dalla Triennale del Gusto, programma di valorizzazione della qualità agroalimentare attraverso attività istituzionali svolte 365 giorni all’anno, all’Enoteca Regionale a Pompei.
E’ in arrivo il marchio DOAG: Denominazione d’Origine Ambientale Garantita, inserito nell’ambito del Sistema di rintracciabilità Alimentare creato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno.
Per cinque giorni non si è parlato di “monnezza” o di camorra che pur continuano a convivere con quel 90% di popolazione campana che lavora e produce qualità di eccellenza alimentare.
A parere di Peperosso, troppo poco e troppo tardi visti, e assaggiati, i prodotti in mostra.

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dic  09
10
alle 01:41
da admin

Chiedilo a Peperosso, Peperosso consiglia....., Ricette della tradizione, Vini, giornate diverse

A Capracotta, weekend natalizi fra leggende e buona cucina

capracotta neveallPoco distante da Isernia, cittadina molisana che presenta un ricco cartellone di eventi natalizi, c’è un piccolo centro di montagna dal nome che è tutto un programma: Capracotta.
Nome che secondo la leggenda, risalirebbe al fatto che i fondatori chiamarono Capracotta il posto dove andò a morire una capra fuggita da una pira che loro avevano acceso per sacrificarla, quale rito propiziatorio.
Altre storie invece, forse meno fiabesche, vorrebbero che Capracotta derivasse dall’uso dei longobardi, che popolarono quei luoghi, di sacrificare capre; o meglio, ammazzarle, arrostirle e divorarle, lasciando però intatta la testa per consacrarla al demonio fra balli e baldoria.
stemmaoldSia come sia lo stemma civico del paese ritrae proprio una capra con un fuoco sotto le zampe che riassume egregiamente quel che può accadere alle capre secondo la storica tradizione gastronomica di questa parte del Molise dove si prepara la pezzata: piatto tipico dei pastori a base di carne di pecora bollita e condita con patate, pomodori ed erbe aromatiche, che esaltano i sapori di una carne dal sapore unico.
Frutto dei pascoli ancora incontaminati, dell’aria buona e di acque ancora limpide che dal monte scendono a valle lungo un paesaggio che merita davvero di essere ammirato anche nella stagione più fredda dell’anno. Magari scegliendo di soggiornare presso l’agriturismo Guado Cannavina che ha l’unico difetto, se così vogliamo definirlo, di avere poche camere, quasi sempre prenotate data anche la vicinanza con un paio di impianti sciistici.
pranzogriturismo_foto_002Piccolo neo, quello delle poche camere compensato da qualche posto a tavola in più che vale la pena di occupare per un pranzo a base di genuine specialità.
A partire dal caciocavallo, ricotta, soppressata, prosciutto, fegatino d’agnello, sagne a pezza al sugo d’agnello, tagliatelle al tartufo, agnello alla brace, nodini di trippa di agnello, scamorza arrosto, marricelli arrosto e dolci fatti in casa.
Il tutto inaffiato da verace Montepulciano e Sangiovese e un conto che è ancora di quelli da Amicone nel senso più letterale del termine visto che, Michele, la moglie Maria Cristina e i figli Marino e Felice, di cognome fanno Amicone.

Cliccando Capracotta qualche notizia in più su come raggiungere quest’angolo del Molise.

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dic  09
10
alle 06:43
da Strami

Ultimo commento:

di strami il 01/1/70

Grazie del consiglio

Che si dice?, Chiedilo a Peperosso, Peperosso consiglia....., Vini

Etichette per le feste

cesarinia_1Dopo i tre bicchieri della Guida ai Vini d’Italia, per lo spumante Aquila Reale riserva millesimata 2002 targato Cesarini Sforza è ora la volta del suo inserimento nell’annuario dei migliori vini italiani, quale miglior metodo classico d’Italia.
Bollicine di alta classe, e di gran soddisfazione al palato, per una produzione di sole 6500 bottiglie l’anno che più di qualche produttore di champagne ci invidia anche se, giusto per ricordarlo il nostro spumante o prosecco è una cosa, lo champagne un’altra.
Per cui inutile cercare di trovare somiglianze o ricorrere ai soliti luoghi comuni su quale sia più o meno buono, l’importante è che nonostante la crisi di molte tasche e la non crisi di poche altre, che dicono che la crisi non c’è, almeno per Natale e Capodanno si brindi con qualcosa di buono.
Certo, la riserva Aquilla Reale non è la sola bottiglia in commercio e fra i nostri spumanti italiani la scelta non manca ma per questa volta condividiamo i tre bicchieri del Gambero e il giudizio di Luca Maroni e in ogni caso seguiteci, da qui alle feste vedremo di suggerirvi anche qualche altra etichetta.

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dic  09
9
alle 07:42
da Strami

Peperosso consiglia....., Ricette della tradizione

Radici che non si dovrebbero dimenticare

2511040_pdSe le vostre origni non sono cremonesi, più ancora di quella parte di territorio che confina a nordovest con la provincia di Brescia, può essere che le Radici amare di Soncino non siano un tipo di vegetale che rientri nei vostri consumi.
Per la verità anche da quelle parti se ne sta perdendo la memoria resta però il fatto che con le radici del Cicorum intibus, si possono preparare velocemente dei piatti più che adatti alla stagione.
Il modo più semplice è quello di riaschiare e mondare le vostre radici mentre si fa bollire dell’acqua dove, a pulitura ultimata, si immergonno le radici con un cucchiaio di aceto e un attimo di sale. Dopo una quindicina di minuti o poco più, vanno scolate e condite con un succo di olio e limone e un battutto di prezzemolo con un po’ di aglio. Se però l’aglio non vi aggrada, si può anche non mettere e gustare così solo il piacevole gusto amaragnolo di un cibo tanto naturale quanto incredibilmente ricco di elementi benefici che, dai sali minerali alle vitamine, teme pochi rivali.
In alternativa, se invece di un semplice contorno volete qualcosa di più elaborato, dopo aver usato lo stesso procedimento descrittto sopra per bollirle, invece che condire le vostre radici con olio e limone e prezzemolo, stendetele in una pirofila imburrata e copritele con della fontina prima di passarle in forno per una ventina di minuti e …buon appetito.

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dic  09
5
alle 11:29
da Strami

Che si dice?, Chiedilo a Peperosso, Dov'eravamo

Una serenissima cucina nella bassa padovana

piano La sala si presenta con tutto il fascino delle antiche cantine della villa costruita alla metà del XVII secolo dalle quali è stato ricavato il ristorante mentre l’esterno è tutto un richiamo alla storia della millenaria famiglia dei serenissimi Renier che a Candiana, grazie ad Antonio, fratello del Doge Paolo, eresse questa dimora di campagna restaurata dall’attuale proprietario Gianni Zilio. Appassionato gentiluomo non nuovo nel recupero di antichi patrimoni architettonici che grazie al sapiente restauro tornano a vivere di vita propria pur se parti delle superfici, vengono destinate ad un uso meno aristocratico ma altrettanto nobile: quello di servire da luoghi di convivio per un pranzo o una cena o per celebrazioni e banchetti che non possono trovare contesto migliore e signorile.
Candiana_-_Villa_Renier-Zilio_-_ScorcioMaestose sale decorate con affreschi d’epoca, una spaziosa barchessa dall’ampio porticato e la muratura in pietra a vista, la grande aia, un parco secolare ma soprattutto una cucina e il suo ristorante, ricavato appunto nelle storiche cantine dei Renier.
E’ qui che lo chef Moreno Cabianca, e la moglie Nadia con il figlio Andrea in sala, accolgono i clienti del ristorante che il signor Zilio ha pensato bene di dare loro in gestione, soprattutto in virtù della professionalità di Moreno che da decenni ha cucinato per diversi e noti ristoranti d’Italia e del Veneto.

“ Più di 36 anni davanti ai fornelli, racconta Moreno mentre prepara freschi pioppini per uno dei tanti piatti del menu serale, che non sembrano mai passati tanto è diventato importante questo mio mestiere che ancora oggi , che ne ho 46, continua da appassionarmi e sorprendermi; caratterizzato com’è, dalle sorprese che si riescono a preparare cucinando e assemblando i più diversi prodotti che il nostro territorio riesce ad offrire così generosamente”.
cabianca Dal mare della Serenissima alla campagna e dai vicini colli Euganei, infatti, non c’è alimento che Moreno non abbia sperimentato e preparato all’insegna della fantasia creativa ma senza perderne mai di vista tipicità e concretezza.
Paste all’uovo , pane, carni, pesci, verdure, o dolci che siano, hanno pochi segreti per questo cuoco di vecchia scuola, pronto a dare l’esatta misura della sua capacita con delle pappardelle al ragù d’agnello, zafferano e pecorino o caramelle di pasta phillo con gamberi e crema di pepe rosso, per un paio di primi da provare prima di un filetto di coniglio avvolto nel guanciale con salsa di Gewürztraminer o un “quasi crudo” di tonno con polvere di capperi di Pantelleria. Interessanti le polpettine di piovra con passatina di zucca e noce moscata e, tornando alla terra, la faraona e il germano reale cotti come usavano i contadini di questa parte delle bassa padovana che, dopo aver provato la cucina di Moreno, verrebbe proprio da cambiarle il nome elevandola ad una qualifica decisamente “alta”. Carta dei vini con ricarichi equilibrati e attenta al territorio ma con qualche buona e onesta puntatina in altre zone d’Italia; servizio cortese affidato alla moglie Madia al figlio Andrea, prodigo di consigli da sommelier come vuole il suo diploma.

Cantine Renier, prezzo dai 35 ai 45 euro, possibilità di vino a calice, comodo parcheggio, aperto tutte le sere tranne il lunedì, domenica aperto anche a pranzo. Via Liston 8 Pontecasale di Candiana ( Pd ) info e prenotazione ( consigliata ) 392 5336144

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dic  09
2
alle 08:58
da Strami