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A Civitavecchia, Cannaiola di Marta e finger food

sfumatoreAl pari di altre consorelle a bacca nera, che cambiano il colore degli acini dal verde a viola, anche per l’uva Cannaiola di Marta, l’origine del nome potrebbe derivare dal latino “dies caniculares”.
Ovvero quei giorni più caldi dell’anno che, da fine luglio a fine agosto, provocano il cambiamento di colore dell’uva cannaiola.
Fin qui un pezzo della storia, mentre, per un altro pezzo, si deve ricorrere alla vita dei papi.
Più esattamente a quella di Martino IV che il sommo Dante volle mettere fra i golosi del suo purgatorio.

Pare, per la sua grande voracità nel mangiare le anguille del lago di Bolsena e la passione per il vino con il quale accompagnarle; vinificato, nelle vicine colline, con l’uva Cannaiola di Marta.

Ultimo pezzo di storia, o quasi, viene da un’azienda vitivinicola, la San Savino, che ha avuto il merito di resuscitare questa doc dei colli etruschi viterbesi, mettendosi a produrre un vino che stava rischiando l’estinzione.
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Ultimissima parte di storia, dei nostri giorni, la si deve infine alla condotta Slowfood di Civitavecchia che grazie alla disponibilità di due note realtà enogastronomiche della cittadina portuense, il Panama Cafè con i suoi finger food e l’enoteca “L’Antica Cantina” con i il suo esperto Fabrizio Pappalardo, ha organizzato un venerdì sera interamente dedicato alla sfumature di questa perla rara della viticoltura del centro Italia.
Un occasione, quella del 29 maggio al Panama Cafè, con inzio alle 18.00, per scoprire un vino che merita il giusto riconoscimento con il quale sarà sicuramente “onorato” nel corso della serata.

Info slowfoodcivitavecchia@yahoo.it

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mag  09
28
alle 06:27
da Strami


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