Chi cucina per Obama?

L’appuntamento con la storia è fissato per domani. Obama giurerà sulla bibbia che fu di Lincoln, e poi non ci sarà più spazio per le supposizioni, per i se, per i ma: sapremo quale sarà , ufficialmente ed inderogabilmente, la linea politica che il “non più presidente eletto ma presidente e basta” sceglierà di adottare.
Anche a tavola.
Dove, a differenza del pool di governo, non c’è ancora ufficialità alcuna.
Insomma, la “caccia al cuoco” è aperta: chi vuole essere lo chef della Casa Bianca?
Una cosa è certa: chiunque inforchi la cucina del 1600 di Pennsylvania Avenue dovrà tener conto dell’attitudine “veggie” e “bio” del neopresidente (altro che il bushano veto per tutto ciò che è “verde” e “umido”!)

In corsa Art Smith, chef del Table Fifty-Two di Chicago, guru del cibo biologico e della locavority (ergo, del mangiare solo cibi cresciuti in loco e la cui filiera è altamente tracciabile).
Il piatto forte: petto di pollo in crosta di pistacchio con salsa piccante di cocco e ginger.
Appunto per il giardiniere: predisporre ampie radure, scopo pistacchieto.

O forse toccherà a Rick Bayless, alcalde del mex Topolobampo: sarebbe un segnale forte per tutti i chicanos stelle e strisce. Il piatto simbolo, tacos con cipolle caramellizzate.
Se dovesse tenere banco, piuttosto, la coerenza cromatica, allora, la divisa toccherà a Daniel Young, che per Obama ha già cucinato alla Convention Democratica e che non chiede altro per mollare il boasting Carmelo Anthony, cestista dei Denver Nuggets, del quale è chef personale.

A sentire certi rumorus, sembrerebbe che Young, che ama cucinare grandi zuppe di crostacei, rimarrebbe da Anthony solo per continuare a preparare luculliane colazioni per La La Vasquez.
Noi non dubitiamo sul senso d’amor patrio di Young.
Eppure, chissà come mai, non sapremmo dargli torto.
[Fonte: New York Daily News]
da Fabrizio Gabrielli
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