Carnevale con la granseola alla venexiana
Visto che abbiamo parlato di Carnevale, in particolare di quello veneziano, c’è un piatto tipicamente venexian e dell’intera fascia lagunare che tutti, almeno una volta nella vita, dovrebbero assaggiare. Relativamente semplice da preparare ma che necessita di tanta pazienza e tempo quanto ne serve per “curare” la granseola o grancevola che la si voglia chiamare.
Più ancora, per non deludere i biologi, la maja squinado. Un granchio a tutti gli effetti ma che per quanto riguarda la polpa, non ha niente da invidiare all’aragosta o all’astice che pure sono prelibatezze indiscutibili.
Tornando alla granseola e alla sua tipicità venexiana, intendendo con questo anche le sponde friulane e slave dell’alto adriatico che un tempo vivevano all’ombra del Leone di San Marco, è una leccornia da preparare usando solo esemplari freschissimi che vanno messi in pentola con acqua fredda e fatti cuocere per una ventina di minuti dal momento in cui l’acqua prende il bollore.
Una volta cotta, i dolori per la “povera” granseola sono finiti ma cominceranno i vostri.
Dovrete infatti armarvi di tutta la pazienza di cui disponete, di uno schiaccianoci e di un sottilissimo spiedino uncinato.
Attrezzi, che seriviranno per estrarre la polpa sia dal carapace che dalle chele.
Le quali andranno schiacciate senza frantumarle in modo che il contenuto polposo possa essere recuperato agevolmente e, per quanto possibile, tutto intero.
Diversa invece la questione per l’interno del carapace che costituisce il corpo e la testa della granceola. Una volta aperta e tolte le membrane trasparenti e le branche, non commestibili, dovrete recuperare tutta la parte cremosa ed “esplorare” tutte le cavità e gli anfratti fra le strutture lamellari dell’interno, dove si “nasconde” altra gustosissima polpa.
Fatto questo, avrete pressochè preparato la vostra granseola alla venexiana che servirete aggiustandola sul piatto con un filo di olio extravergine delicatissimo, un attimo di pepe bianco e qualche gocia di limone.
I puristi non usano ne pepe ne limone e servono la polpa direttamente sul carapce rovesciato e ripulito.
In alternativa, potete anche preparare un paio di spaghetti da ricordare.
Basterà far saltare in padella dei pomodorini con un giro d’olio, la pasta e la polpa di granceola aggiustando di sale e di pepe.
Nelle foto sotto, la polpa ricavata da due granseole e i carpaci ormai svuotati.

da Strami
Ultimo commento:
di il 01/1/70
Solo un filo d...
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gennaio 30th, 2009 at 17:01
ringrazio per la ricetta o meglio per le istruzioni per curare una granseola;è esattamente lo stesso modo che uso anch’io,e non penso comunque ce ne siano altri migliori.Saluti,ringraziamenti e…buone granseole.
febbraio 1st, 2009 at 10:00
invitante.. peccato che di grancevole dalle parti nostre niet!
febbraio 1st, 2009 at 17:53
e tu… fai un salto a Venexia
febbraio 2nd, 2009 at 11:26
Si sta svolgendo a Milano la manifestazione”Identità Golose”lo chef Alajmo,ha detto:La massima espressione in cucina è un’ essenza di sapori spruzzata come profumo in rifiniture.Cosa ne pensate?
febbraio 2nd, 2009 at 13:03
Ognuno si deve prendere le proprie resposabilità !
febbraio 2nd, 2009 at 22:45
Ognuno si prende le propie responsabilità !è come Ponzio Pilato basta lavarsi le mani!Allora accettiamo tutto quello che succede,dalla chimica alla molecolare,quando i signori delle stelline rosse decidono che tizio o caio devono essere i numeri uno,quello che conta essere stravaganti,spruzziamo pure profumi sui piatti tanto qualcuno dirà sempre che sono i migliori.
febbraio 3rd, 2009 at 08:07
Se vai a leggerti l’url che ho messo sotto, caro GIACOMO, magari “ritorni” con un commento dall’inizio diverso e lasci riposare, in pace, il povero Ponzio Pilato.
http://peperosso.libero.it/index.php/2007/massimiliano_alajmo_calandre_porcellane
D’altra parte, quella di spruzzare gli aromi non mi pare sia invenzione così originale. Il mondo dei prodotti enogastronomici è pieno di surrogati e comode essenze al gusto di…
Per mio canto, nel caso, farò sentire il tintinnio delle mie monete come fece il buon Arlecchino.
Quando, annusando i profumi di un arrosto
( POLLO se non ricordo male), alla richiesta di pagare il conto per avere goduto di così buoni odori, fece sentire il suono dei soldi…
febbraio 3rd, 2009 at 21:47
Mi raccomando, per condire il nobile granchio non utilizzare limone ma solo quache goccia di aceto di vino bianco.
Buon appetito.
Giorgio
febbraio 4th, 2009 at 07:50
Grazie del consiglio ma per i nobili granchi non è stato usato nemmeno l’aceto.
Solo un filo di olio di oliva extra dei Colli Euganei ( del quale vi parlerò ) di un piccolo produttore che coltiva ben otto varietà di piante per avere il massimo del sapore ( comunque delicatissimo ) e il minimo ( quasi inesistente) di acidità .
Peccato che la produzione sia molto limitata …