L’Angelo di Peperosso

Oh, cosa avrà in serbo per noialtri di Peperosso il duemilanove appena arrivato, ancora non lo sappiamo.
Ma se è vero che il buongiorno si vede dal tramonto, l’appendice di duemilaotto ci ha quantomeno dato la convinzione d’avere un Angelo che s’aggira per il backstage della peperossiana cucina.
Un Angelo, e che Angelo.
Angelo De Giuseppe, professione chef. Di quelli con gli attributi. Dissacratore. Ancorato alla tradizione. Uno che, per intenderci, ha servito sardine in savor con polenta in gabbia, canederli in zuppa di orzo e turbante di anguria con petali di pomodoro gamberoni e goccie di pesto alla genovese nientepopodimenoché all’inaugurazione dell’ussuosissimo (sic) hotel Atlantis The Palm (al fianco di Locatelli, Rostang, Santamaria e Nobu, dobbiamo suppore) a Dubaj Dubay Dubai, un posto dove il lusso esce fuori anche dai lavandini.
Mica pizza e fichi.
E dire che le prime incursioni del De Giuseppe erano state tutt’altro che rosee, a tratti belliche nel face to face col qua vostro [esaltazione dell'esperienza già sciorinata in illo tempore chez Bonilli].
Ma poi ecco che sono cominciate a fioccare le celebrazioni per il fantasmagorico De Giuseppe: Giuseppe Petitti, l’Associazione Cuochi della Puglia, Mario Rossi, Luigi Maggi, Andrea Perbellini e chi più ne ha, più ne metta.
Tutti grandissimi estimatori del De Giuseppe tanto da essersi creati un account di posta elettronica maliziosamente inneggiante al suddetto. Lodevole idea, quella dei suoi fan, ma un tantino fuorviante. Ogni indirizzo, infanti, è sorprendentemente uguale all’altro. Ma noi, di questi particolari informatici, non ci intendiamo tanto, perciò preferiamo concentrarci su questioni più rilevanti.
Ad esempio, sull’avversione dell’Angelo per la nouvelle vague, ed in particolar modo su tutta quella paccottaglia di gastrochimica, raggi laser, acceleratori di particelle di ioni che non esita a definire una CIOFEGA.
Oppure, della naturale predisposizione contro foodblogger amatoriali, “sbucati come funghi, tanti maestri e maestre di cucina, di chiacchiere inutili,che creano confusione è un danno incalcolabile all’impareggiabile arte culinaria. L’incredibile viene da certi ambienti da cui escono fuori “conferenzieri”di cucina che dall’alto delle loro cattedre o le emittenti televisive pubbliche e private INSEGNANO QUELLO CHE NON ANNO MAI APPRESO ESSI STESSI. L’arte in cucina è arte e scenza,nulla è fatto a caso,non si improvvisa niente e non si diventa chef in poco tempo.”.
Tanto che alla fine, approfittando della nostra ospitalità , s’è messo proprio lui, il bell’Angelo, a insegnare ciò che gli altri non anno (sic) mai appreso essi stessi.
Come, ad esempio, l’invitante soufflé di gamberetti.
O l’illusionistica ricetta del baccalà alla vicentina, dove di vicentino rimane solo il toponimo, ed il baccalà viene sostituito d’amblé dal merluzzo.
Ed il nostro Strami, che suggeriva ricette sul baccalà … non l’aveva capito – ma come biasimarlo? i più grandi artisti vengono sempre accolti con ritrosia – che la risposta che vuole sentirsi dare il lettore, come ci fa notare il buon Simone, già ce la scritta lo chef De Giuseppe.
Ecco che vuol dire avere un Angelo in cucina!
[per la summa teologica degiuseppiana, c'è anche un blog all'uopo creato]
da Fabrizio Gabrielli
Ultimo commento:
di il 01/1/70
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gennaio 17th, 2009 at 14:43
Nel Maggio 2008,un grande chef esclamò!!Questi piatti zeppi di emulsioni e gelificanti voi non li mangereste mai.Anche perchè quella roba fa male….Il suo nome:SANTI SANTAMARIA chef catalano con tre stelle Michelin,il suo affondo lanciato a Ferran Adrià .
gennaio 18th, 2009 at 18:20
quindi, ecco, anche noi abbiamo il nostro Santamaria… che sarebbe l’Angelo di cui sopra. Lungimirante. Quasi divinatorio.