La Suvera, alta ospitalità italiana
Volevo scrivere un paio di righe su un relais di campagna in quel di Pievescola, in provincia di Siena, ma mi sto accorgendo che non è per niente facile.
Colpa, anche, di un certo senso di pudore da tempi di crisi pensando alle indicazioni finali. Quelle sul prezzo, per capirci, che ogni buon notista e suggeritore di hotel e ristoranti, dovrebbe dare a completezza d’informazione quando racconta di un posto come La Suvera.
Qundi meglio togliere subito di mezzo la nota dolente e dire subito che la spesa è poco meno di mille euro a notte per la top delle suite o i 350 euro per una standard.
Ovviamente per due e, altrettanto ovviamente, con una prima colazione da papi.
E non certo perchè sia un modo di dire ma proprio perchè La Suvera, oggi relais a cinque stelle nel cuore della Toscana, fu donata davvero dai signori di Siena a Papa Giulio II che ne fece castello rinascimentale.
Aristocrazia architettonica che si respira ancora oggi grazie alle cure della principessa Eleonora Massimo e il marchese Giuseppe Ricci Paracciani. Due signori che hanno trasformato la villa in un luogo a cinque stelle per un weekend o qualche giorno in più.
Visto che, solo per visitare il museo privato dei Ricci, nel corpo centrale della villa, proprio sotto i piani che ospitano le suite dai nomi fascinosamente magnetici, mezza giornata non basta.
Capolavori d’arte, quadri, cimeli, collezioni di antichi avori, mobili d’alto antiquariato, libri e manoscritti e mille altre cose ancora. Insomma un patrimonio di bellezza e buon gusto antico che si unisce alla pari con il fascino dei drappeggi e i damaschi della vostra suite o della vostra camera. Arredate, l’una o l’altra che sia, con mobili insperabili da trovare in un albergo.
Vero è, che di albergo non si può parlare ma di esclusiva residenza dove ogni particolare è curato nei minimi dettagli. Comprese le foglie che possono cadere nell’acqua della piscina, subito raccolte dal retino del solerte inserviente che si occupa anche della vostra incolumità di nuotatori o vi guida nel confort della spa per rilassanti massaggi. Prima o dopo esservi goduti la calma e il relax del bar dei Limoni.
Discorso a parte merita lo spazio dedicato al “desinare”. Nell’Oliviera, frantoio del ‘700 annesso alla villa a mo’ di ristorante, anche fuori dalla carta già ricca e curata, se la chiedete, una bistecca toscana di chianina vi verrà servita fra gli sguardi “invidiosi” degli ospiti nordeuropei o americani. Unica nota, a parte l’assottigliamento della carta di credito già sottile di per sè, spiace che nel tempo qualche suite abbia cambiato nome e arredo o addirittura non ci sia più; come la Tudor. Per il resto delle righe che non ho scritto, qui c’è il link.
da Strami
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