Mezze cozze tarantine e professionalità sprecate
Domenica scorsa, in quel della padovana Monselice, nelle fascinose sale del ristorante Tavern, si è svolta la prima delle selezioni messe in calendario dal centro culturale Renoir di Taranto che sta facendo “viaggiare” dal sud al nord Italia uno dei prodotti più tipici e rappresentativi della terra pugliese: la cozza di tarantina.
Coinvolgendo, nella lunga maratona enogastronomica, chef e ristoranti del nostro italico stivale che si cimentano nella preparazione di piatti per valorizzar gusto e sapore del gustoso bivalve. Caratteristiche di un mitilo che a dispetto della popolarità plebea che lo circonda, sa diventare prelibata ghiottoneria.
Soprattutto, se preparato come hanno fatto i cuochi che hanno raccolto la sfida dei tarantini del Renoir.
Ebbene a conquistarsi la palma della vittoria della prima tappa veneta, uno degli allievi prediletti di Perbellini: Luigi Moressa.
Cuoco in ascesa che dalla scuola del maestro Giancarlo è passato ad occuparsi dei fornelli del proprio ristorante “Gero” in quel di Vanzo di San Pietro Viminario.
Piatto con cui si è aggiudicato i 390 punti della giuria composta da una trentina di esperti, un antipasto di cozze accompagnate da crema di asparagi e crostino alla burrata.
Secondo classificato, Riccardo Cunico del ristorante “Al Madarello “ di Asiago e i suoi spaghetti alle cozze e friggitelli. Terza moneta, per Emanuele Guariento, da circa un anno nella brigata di cucina dell’Antica trattoria Ballotta, con la sua composizione: un antipasto di cozze fumè su letto di finocchio e pomodoro con aria di prezzemolo.
Buoni e soddisfacenti anche i punteggi degli altri partecipanti, Andrea Cesarone, Diego Critelli e Massimo Polonio, che possono sperare in un probabile ripescaggio in vista della finale del 26 maggio, in terra pugliese.
Quando, a Fasano, sarà proclamato l’interprete più fantasioso nel trasformare la “povera” cozza in una principessa degna di re.
Neo della serata, l’incomprensibile proposta degli organizzatori del Renoir : servire ogni singolo piatto in gara obbligando i giurati, e gli ospiti presenti, a dividerselo a metà con il compagno vicino.
Forse che, in tempi di crisi, si debba risparmiare sui mitili per lasciare spazio anche a uno scatenato tenore che poteva fare a meno del microfono?
Che avrà pure “intrattenuto” gli ospiti della serata, fra una mezza cozza e l’altra, ma non ha certo supportato la tanta professionalità degli chef.
da Strami
Ultimo commento:
di Strami il 01/1/70
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marzo 20th, 2009 at 13:11
Prendo come esempio,la coda del vostro titolo:Professionalità Sprecate. Se il piatto primo classificato è quello in foto,siamo messi propio male.Presentazione indecente,i crostini escono fuori dal bordo del piatto,la burrata messa li in qualche modo,abbinamento asparagi e cozze ,che insieme si sposano poco o niente .Con tutto il rispetto per l’autore Luigi Moressa.Volendo poteva usare l’asparagina selvatica che cresce spontanea nei campi di fave(molto diffusa in Puglia),ma mai in purea,ma le teste intere croccanti.
marzo 20th, 2009 at 15:18
Hai ragione per la foto ma oltre a servire un piatto per due , i pur volentorosi camerieri della scuola alberghiera a seguito degli organizzatori, purtroppo non camminavano come si conviene ma correvano come schegge facendo inclinare piatti, e contenuti, nei piatti. Che arrivavamo i tavola in quelle condizioni.
Per l’abbinamento che dire … de gustibus
marzo 24th, 2009 at 14:49
vorrei semplicemente puntualizzare che il mio piatto era un antipasto di cozze fumè su letto di finocchio e pomodoro con aria di prezzemolo…grazie
marzo 25th, 2009 at 06:19
Ops , caro Emanuele , hai ragione e chiedo scusa.
Nella stesura del post sono saltate le righe relative al tuo antipasto mentre lo strumento dell’editor ha agganciato un paio di rghe di bozza.
Chiedo di nuovo venia. Comunque, anche se qualche volta la tecnologia riserva limiti misteriosi, proprio la tecnologia consente di porre rimedio e vado a correggere.
…cosa che non si può fare con la carta stampata.
Rigrazie e riscusa. strami