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Panama Cafè, il regno di Chiara

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Alcuni lettori curiosoni, qualità essenziale per non essere piatti e uniformati in un mondo sempre più lastricato da schermi TV, ci chiedono che fine ha fatto la nostra carissima collega Chiara Romiti.
Ebbene la risposta è che non ha fatto nessuna fine, semmail il contrario.
Dopo aver deciso che non poteva più sacrificare buona parte della sua passione sulla tastiera di un pc, lasciando “orfani” quanti hanno tentato di riprodurre le sue gustosità fatte ricette, ha dato vita al regno che spetta a ogni chef.

Fatto di fuochi veri, di profumi che salgono da pentole in continua ebollizione, di gusti e sapori mise in place. Dopo che, all’idea creativa di un qualsiasi manicaretto, segue l’azione di trasformare e assemblare gli ingredienti.
Carni, pesci, verdure, frutta, formaggi, salumi, olio, latte, uova, farina, sale, zucchero, spezie, vino e quanto altro ancora serve per deliziare gli avventori del Panama Cafe, il suo regno di via della Polveriera a Civitavecchia.

panama-cafe-300x216Il Panama Café, più che un locale, è un concetto. Quello della coccola. A partire dal mattino, quando gli effluvi dei croissant caldi si mescolano al cappuccino e fanno capolino alcuni dolci home made come le fragranti crostatine divenute un cult, all’aperitivo.
Sempre accompagnato da finger food estrosi o passando per una merenda ristoratrice a colpi di sorbetti e deliziose creazioni caffeiniche.

Ma il meglio si raggiunge al pranzo: ogni giorno un menu differente, forgiato sulla territorialità e sulla stagionalità.

Nel gazebo open-air, immersi in un’atmosfera lattiginosa e minimal, sfilano piatti semplici ma dai sapori accattivanti, caratterizzati da un’attenzione alla materia prima quasi maniacale.

Così può capitare d’imbatterti in piatti di pesce mai banali, anzi di gran caratura. Specie se si butta un occhio al prezzo che non viene mai ricaricato più del dovuto.

In cantina, poche ma selezionate etichette di piccole realtà enologiche in particolar modo toscane.
Sempre che non vogliate farvi ammorbare dalla passione birrafondaia del Panama, che spilla nei Teku artigianali sempre diverse, a rotazione, rigorosamente non filtrate e non pastorizzate.
Etichette belghe e tedesche, ma anche italiane, e qualche americana. Dopotutto, la carta delle birre la cura pur sempre il beer-aholic Fabrizio. Altra conoscenza per i lettori di Peperosso che speriamo aver soddisfatto nella loro curiosità aggiungendo che, se dovessero capitare a Civitavecchia, ora hanno un indirizzo di riferimento in più: quello del Panama Cafè.

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lug  09
21
alle 06:27
da Strami

Ultimo commento:

di strami il 01/1/70

Certo che se andrai, presumo che Le farà piacere. Prchè dovrebbe non accogliere un "cliente" ...


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2 Commenti to “Panama Cafè, il regno di Chiara”

  1. marco dice:

    ammazza che descrizione poetica della situazione…quindi vado al panama e chiedo di lei e sicuramente dietro le quinte lei dirà che vuole sto rompi palle e io risponderò assaggiare i suoi manicaretti e lei dietro le quinte dirà i marmiton non li voglio dentro il panama e io andro ad un bar concorrente non so al mosconi
    pacati e digestivi saluti

  2. strami dice:

    Certo che se andrai, presumo che Le farà piacere.
    Prchè dovrebbe non accogliere un “cliente” di quelli che sanno quel che mangiano ?
    Estivi saluti

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