Stelle enogastronomiche in ascesa nel padovano
In quel di Sarmeola di Rubano, alle porte di Padova, sulla statale 11 padana superiore, c’è il tempio degli Alajmo ma non è delle Calandre che vi voglio parlare anche se Davide Griggio ne è stato barmann, Stefano Polato ne è stato sommelier e, Mattia Barbieri ne ha vissuto i fuochi dei fornelli.
Piuttosto, è proprio della loro Enoteca Centrale che mi va di raccontare. Anche perchè o la trovate dimenticando le Calandre, se lasciate Padova, o la scoprite prima, se da Vicenza dirigete verso la città del Santo attraversando un altro paesotto del padovano che si chiama Mestrino. Dove proprio nella piazza, quasi di fronte alla chiesa, come in ogni buon municipio d’Italia che si rispetti, oltre alla farmacia, il panificio, il macellaio, il tabacchino e l’edicola c’è sempre stato l’immancabile bar sport o il caffè centrale.

Luoghi di ritrovo per partire di buon’ora per una gita o per lavoro. Per quattro chiacchere fra amici e sentire quel si dice o chiudere la giornata davanti a un bicchiere, che qui chiamano “goto”. Tempi passati ma non del tutto in quel che da caffe centrale, è diventata l’Enoteca Centrale di Davide, Stefano e Mattia. Figlio di macellaio e donna di gastronomia, quest’ultimo, che con i due amici ha stretto un patto per dar vita ad un sogno, fatto proprio da sua madre. Un posto che dalle sei del mattino alle otto di sera, ma chi è dentro può starci anche qualche mezz’ora in più, diventasse il posto centrale per chi ama la voglia di vivere, fatta anche di cose buone tutte da mangiare e da bere. E di cose buone, in questo locale, se ne trovano un bel po’. Saltando dalle brioches e la pasticceria del mattino alla lista dei piatti di mezzodì o dai finger food dell’ora dell’aperitivo alle ghiottonerie da portarsi anche a casa, passando per una lista di bottiglie da ingolosire il più scafato fra i winewriter.
Volete bollicine, pronte quelle italiane ma anche moltissime di quelle francesi. Volete un bianco o un rosso di casa nostra o dei cugini d’oltralpe o di la degli oceani, serviti. Vino da meditazione o distillato da centellinare, basta chiedere.
Più di ottocento etichette non sono poche, soprattutto quando si deve sceglierle fra quelle viste in bella mostra nella parte del locale dietro il banco del Centrale. Dov’è stato ricavato anche un caveau nella roccia, con tanto di cassette di sicurezza, per lasciare in custodia i “liquidi” di clienti che hanno paura dell’amico che viene ad assaltare la cantina di casa.
Luoghi nel luogo, cantina e caveau, da passarci qualche minuto in contemplazione, prima di sedersi in sala ai tavoli del Centrale per cominciare gli “assaggi” della cucina.
Che assaggi non sono, visto che ogni piatto non lascia senso di vuoto o di bocconi frustrati dall’ estetica e dalla coreografia, che comunque non manca.
Da buon figlio di macellaio e da sommelier e barman che hanno lavorato dove la panza, forse, vale meno della cratività cucinaria, Mattia, Davide e Stefano devono aver fatto tesoro di un concetto essenziale.
Per chi si siede a tavola : bello, buono e creativo va bene ma bello, buono, creativo e che ti calma l’appetito, meglio ancora.
Se poi ci aggiungete il vino giusto, bottiglia o bicchiere a seconda delle vostre tasche, delle quali e di tutte, al Centrale, hanno il massimo rispetto, vien da dire che è un peccato che la cucina non funzioni anche di sera.
Peccato del quale si spera che le tre più che promettenti leve dell’enogastronomia padovana si ravvedano e pongano rimedio al più presto. Come ci è stato anticipato faranno, da Gianni Muzzoni di Ovostudio, che sta curando l’ascesa del Centrale.
(nella foto in b/n Mattia, Stefano e Davide ed Enzo Barbieri dell’Enoteca Centrale)
da Strami
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