Stracotto al dragoncello con parallelepipedi di patata
Trovati quasi per caso dal furtivendolo di fiducia, furtivendolo non come errore ortografico ma come nomignolo affibbiato al mio fruttivendolo dati i prezzi dell’ortofrutta, due robusti mazzetti di teneri steli di dragoncello sono diventati il movente per preparare, senza troppa fatica, uno stracotto di manzo con un’erba speziata dalla mille virtù.
Si comincia procurandosi un pezzo di carne di manzo, ottimo il taglio chiamato capello del prete, che dopo rosolatura con olio extravergine d’oliva, uno spicchio d’aglio, un rametto di rosmarino, qualche pallina di ginepro e un bicchiere di vin bianco, non di barrique, si farà cuocere a fuoco molto basso per un paio d’ore.
Aggiustandone il liquido di cottura con del brodo vegetale preparato a parte, non prima di aver recuperato dalla pentola aglio, rosmarino e ginepro.
A quel punto, dopo averli mondati e averli tritati come si fa col prezzemolo, si aggiungono i rametti di dragoncello allo stracotto e si continua la cottura per il tempo necessario a sbucciare un paio di patate ( non troppo grosse ) che andranno tagliate in piccoli parallelepipedi da aggiungere nella pentola della carne al dragoncello che andrà tenuta sul fuoco fin tanto che i parallelepidi di patate, assorbendo il liquido di cottura in eccesso, avranno ragiunto la cottura e si saranno ammalgamati con il trito di dragoncello. Amalgama che metterete nei piatti a mo’ di salsa insieme alle fette di carne stracotta. Per la coreografia, aggiungete altre foglie di dragoncello.
Nella foto del piatto, ne vedete un bel po’ perchè sono ottime anche da crude.
da Strami
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