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Tavern, pesce pescato pesce mangiato

cazzinsxveronesidxEntrare in un ristorante che serve piatti a base di pesce e scoprire che fra le dotazioni della
cucina non c’è alcun tipo di freezer se non quello piccolino per sorbetti e gelati, è certamente il biglietto da visita migliore per sapere che di lì a poco gusterete il meglio del pescato, fresco di giornata.
Se poi riuscite a strappare anche l’informazione di come il titolare, Roberto Veronese, riesce
a reperire la materia prima per i piatti preparati dal suo chef Matteo Cazzin, in cucina con l’aiuto
cuoco Monica Baratella, capirete di aver trovato il ristorante dove le regole del ben mangiare sono dettate dalla qualità delle varietà di pesce catturato nei diversi momenti dell’anno. «Se Savino mi dice che per certi tipi di pesce “no xe stagion”, spiega Roberto, svelando parte del nome dell’ex pescatore di Chioggia, suo fornitore di fiducia, quei pesci ai tavoli del mio ristorante non li troverete». Così pure non troverete “la solita minestra” di un menu sempre uguale, con le solite spigole allevate nelle “piscine” della Grecia, quando va bene, le orate prefabbricate in vasche da ingrasso o altro pesce che prima di arrivare sul piatto, ha fatto il giro del mondo un paio di volte. Non è questo lo stile del ristorante Tavern di Monselice, del suo patron e tanto meno del cuoco Matteo.

Che con la semplicità con la quale faceva il pane in giovanissima età è passato ai fornelli senza bisogno di aggiungere fantasmagorici intrugli per preparare i suoi piatti quale una rana pescatrice delicatamente marinata, insolita crudità da provare; una razzetta bollita e condita solo con un filo d’olio, da scegliere fra quelli proposti dalla carta degli oli; una semplice impepata di cozze, ma da cui è impossibile sfuggire dal fare scarpetta e che ha valso al giovane Matteo il primo premio del festival della Cozza Tarantina e proprio nella città delle cozze, dove durante il gran finale di questa manifestazione ha sbaragliato gli stessi padroni di casa.

Altro piatto, questa volta per due e dal costo interessante, visti i 35 euro a testa, “il piatto imperiale”.
Ovvero le diverse varietà di pesce del giorno cotte al forno, bollite, spadellate e fritte, per un piatto unico che presenta il solo difetto di essere fin troppo abbondante . Il tutto, in un ambiente accogliente e gradevolmente arredato con un tocco di signorile eleganza che rivela la ventennale professionalità di
Roberto Veronese nell’essere maestro di grande ospitalità, acquisita come titolare e gestore di un grande albergo ma conclusasi con la decisione di Roberto di dedicarsi a qualcosa più a misura d’uomo o meglio, a misura di gourmand e gourmet, come lui stesso è.Ecco il perché della ventina di coperti del suo Tavern che tuttavia, e solo su particolare richiesta, può trasformarsi anche in location per banchetti allargati o celebrazioni conviviali di più ampia portata, grazie alle antiche sale della seicentesca villa Corner che con la sua elegante architettura ingloba i tinelli del Tavern, nello scenario di un parco ben curato su cui si affaccia la tipica barchessa di un tempo serenissimo che, al di fuori, ormai non c’è più.1esternotavern
Ritornando però a quel che più interessa, il menù, da provare, quando ci sono, anche gli spilli spadellati: piccolissimi calamaretti appena saltati che uno dopo l’altro scivolano via che è un piacere quasi come le croccanti fritture fatte con tutto quel che di più piccolo viene pescato in Adriatico o nelle lagune che li vi si affacciano.
Non mancano comunque le migliori qualità di ostriche da accompagnare allo champagne o il tonno d’altura con una buona Falanghina e nemmeno, saltando di palo in frasca, qualche buon piatto di carne o di sfiziose verdure per gli amanti dei patti ultraleggeri, che vengono indicai in menù con tanto di numero di calorie relativo. Filosofia leggera che Matteo adotta anche per gli insoliti dessert di fine pranzo come la rivisitazione di uno strudel preparato al momento con pasta fillo.
Carta dei vini attenta, numericamente soddisfacente e con giusto ricarico finale che per di più non esclude la possibilità di limitarsi alla mescita a bicchiere. Insomma un piccolo grande posticino per trascorrere un gustoso paio d’ore con i piedi sotto la tavola, magari con la scusa di visitare l’antica rocca di Monselice o le vicinissime città medievali che punteggiano la campagna al di sotto dei pendii dei colli Euganei, in prossimità dell’autostrada Bologna-Padova uscita Monselice.

Note:
Tavern, parcheggio comodo, chiuso il sabato a pranzo e la domenica, prezzo 50/60 euro compresi vini all’altezza, piano bar, sala del sigaro, per chi proprio non sa rinunciare a una boccata di fumo dopo pranzo.

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nov  09
13
alle 06:05
da Strami


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